Mi piace trovare connessioni tra settori apparentemente diversi della realtà. Trovare strutture che si connettono tra di loro quando non te lo aspetti. Ogni tanto scopro connessioni nuove e ne sono lieto.

1) Lo spartito del mondo
Per affrontare questo periodo di arresti semidomiciliari colorati mi sono fatto buona scorta di buoni libri. Uno è “Lo spartito del mondo – Breve storia del dialogo tra culture in musica”, di Giovanni Bietti, Laterza, 2018, per il quale ringrazio la solita amica musicista e giornalista che è stata mia gradita guida culturale durante la trascorsa estate. Vi ho trovato diverse cosucce interessanti tra cui:

a) Orlando di Lasso, o sia Roland de Lassus, nato in Belgio nel 1532, musicista, compositore, poliglotta, autore di composizioni vocali diverse per stili tra sacro e profano e per lingue (latino, francese, italiano, tedesco, napoletano..) di cui Bietti dice “La figura di questo musicista è unica e speciale. La vocazione multiculturale della sua produzione, la sua insaziabile curiosità, l’estrema varietà dei generi e delle forme ci appaiono ancora oggi eccezionali”. Insomma, un vero mito d’uomo.

b) Mozart ha composto tarantelle e Beethoven si è occupato di musica popolare ed è stato un anticipatore del jazz e del ragtime. Mai lo avrei immaginato ma è così. Se ho capito bene Mozart è stato il primo compositore classico a dedicarsi alla tarantella, altri lo hanno seguito; ho appreso che il terzo movimento (Allegro vivace) della sua Sinfonia n°34 in Do maggiore K.338, del 1780, è una tarantella; Youtube offre diverse possibilità di ascolto di questa sinfonia. Ivi si ascolta piacevolmente anche la parte finale “jazzata” della Sonata op.111 di Lodovico van, ma pare ci sia molta altra musica moderna nel suo curriculum.

1° intermezzo) “L’ottimista è colui che pianta due ghiande e si compra un’amaca” Generale Jean de Lattre de Tassigny (tramite Marco Martella su Gardenia, novembre 2020)

2) Il nulla alle mie spalle
-) La realtà è una pura illusione, ma è un’illusione persistente – Albert Einstein (tramite Criminal Minds, stagione X, episodio 22).
-) Siamo fatti della materia di cui sono fatti i sogni, e la nostra piccola vita è circondata dal sonno – William Shakespeare (per bocca di Prospero nella Tempesta, atto IV, scena I)
-) Forse un mattino, andando in un’aria di vetro, / arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: / il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro / di me, con un terrore di ubriaco. / Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto / alberi case colli per l’inganno consueto. / Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto / tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto – Eugenio Montale

Helgoland, di Carlo Rovelli, Adelphi 2020, descrive il senso fisico e filosofico dell’approccio quantistico alla realtà della Realtà, diciamo così; approccio che attribuisce importanza non agli oggetti materiali ma alle relazioni tra di essi; relazioni che sono, dice Rovelli, le uniche “cose vere” dell’universo; tutti gli oggetti esistenti (dagli elettroni agli esseri umani eccetera) interagiscono con altri oggetti e gli oggetti esistono in quanto si pongono in relazione gli uni con gli altri; un oggetto materiale “da solo” è un concetto senza senso.
Nel libretto si nomina un tizio di cui mai avevo sentito parlare, tal Nagarjuna: un monaco buddista indiano vissuto tra II e III secolo d.C, tra i fondatori del Buddismo Mahayana e assertore della “vacuità” insita in ogni manifestazione del reale; tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca, esistono solo perché sono in relazione con altro. Proprio quello che sostiene Rovelli, cioè che gli oggetti sembrano esistere solo quando influenzano altri oggetti. Condizione necessaria all’esistenza è l’interazione.

Che la fisica dialoghi con la filosofia non è strano, bastano i ricordi del liceo sui presocratici, primi filosofi e insieme primi scienziati nella storia del pensiero occidentale. La fisica del XXI secolo sembra avvicinarsi più al pensiero orientale che a quello classico occidentale ma il concetto non cambia: scienza e filosofia (e teologia, aggiungo io) svolgono lo stesso lavoro, cercano di capire cos’è il mondo e come funziona. Cos’è il mondo con noi umani dentro, che siamo la sua coscienza curiosa e indagatrice.

L’interazione è “condicio sine qua non” per l’esistenza anche in senso psicologico, già quel po’ di solitudine a cui ci costringe il malefico virus è pesante da sopportare; gli esseri umani, come gli elettroni e il gatto di Schroedinger, per esistere devono essere in relazione con qualcun altro.

2° intermezzo) “Il cosmo è cambiamento, la vita è discorso” Democrito, frammento 115

3) Certezze o no
“Credo che uno dei grandi errori che fanno gli esseri umani quando tentano di capire qualcosa sia volere certezze. La ricerca della conoscenza non si nutre di certezze: si nutre di una radicale assenza di certezze. Grazie all’acuta consapevolezza della nostra ignoranza siamo aperti al dubbio e possiamo imparare sempre meglio. Questa è sempre stata la forza del pensiero scientifico, pensiero della curiosità, della rivolta, del cambiamento….” Ancora Rovelli, Helgoland, pag.155.

Mi piacerebbe che questa forza della curiosità aperta al dubbio e alla possibilità di imparare meglio fosse prerogativa anche della teologia. Purtroppo, almeno per i due maggiori monoteismi, raramente è così e troppi morti uccisi in nome di Dio nel corso dei secoli lo testimoniano.

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