Un’ora e mezza di defatigante, essudante ma affascinante e saluberrima camminata ieri sera con Uge, sotto un cielo carico di tuoni e lampi e squarci di luna mezza piena, sotto le raffiche di un vento caldo dell’estate e per fortuna pochissime gocce di pioggia. Odori dell’estate, l’aroma dei fiori di pittosporo, il profumo dell’erba umida e del fieno tagliato, il gracidare rap delle rane, il nero fitto di boschi carichi di vento (e probabilmente di fagiani, volpi e cinghiali) simili al bosco di Biancaneve nel film di Walt Disney. Tutto questo lungo le creuse, sconosciute e misteriose per due castellettini qual Uge ed io siamo, della collina di San Teodoro, da Principe a Granarolo. Inizio presso il capolinea della funicolare di Granarolo, sopra i treni di Principe, a circa 50 metri slm, in fondo a Salita San Rocco. Taglio della circonvallazione di via Bari presso San Francesco da Paola, indi salita di Granarolo sino al borgo omonimo su fino alla strada delle Mura Nuove (300 metri slm circa), indi giù. In discesa Via della Chiassaiuola, divagante a gradini fra la boscaglia di Granarolo, poi un rebigo intrecciato di creuse mai battute, Passo del Cardellino, Via della Giuseppina, Salita di Gesù e Maria, fino di nuovo a San Rocco. Un saliscendi in luoghi ignoti, su mattonate deserte e pulitissime, di igiene svizzera più che italiana, bravi i signori AMIU! e anche gli abitanti del luogo, direi.
Memorabilia: un palazzo liberty all’angolo tra via Pagano Doria e salita San Rocco, bellissimo, con bow-vindows e decorazioni sulla facciata, panoramicissimo sulla città e il porto, degno del miglior Carignano; le due villone in cima a Salita di Gesù e Maria, oltre via Romagna, circondate dal bosco di Biancaneve che andrò a vedere di giorno per capire che effetto fa, se è così fitto e nero come sembra di notte; la piccola Piazza Sobrero lungo Salita di Granarolo, raccolta come un paese delle Cinqueterre; il contrasto fra le antiche piccole case contadine coi loro orticelli che potrebbero stare a Senarega o a Vernazza invece che nel centro di Genova e i grandi condomini anni Sessanta che le circondano al di là dei vecchi muri in pietra, alquanto zembi; la fabbrica di magliera Liapull che lavorava nel buio del temporale incipiente in Via Fra’ Vincenzo da Fiorenzuola, proprio sopra al fitto bosco di Biancaneve con vista su città, Righi, monte Fasce e monte di Portofino; i fiori bianchi delle acacie; l’arco trionfale un po’ sbrecciato che mena alla villa Corsa in salita San Rocco, attualmente in restauro (la villa); il canto di qualche uccello notturno dal fitto degli alberi.
Alla fine, una breve divagazione in Vespa lungo Salita San Francesco da Paola e Salita della Bella Giovanna, indi birrino dissetante alla solita Barcaccia 2 a Castelletto.
E tutti a nanna.
Commenti finali: c’erano creuse sacre (Gesù e Maria, San Rocco, San Francesco da Paola), creuse profane (Granarolo, Cardellino, Chiassaiuola) creuse peccaminose (la Giuseppina probabilmente era la tenutaria della casa dove esercitava la Bella Giovanna) In realtà pare che la Bella Giovanna fosse un’ostessa di un’antica osteria del luogo. Il che potrebbe non essere molto diverso…

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