Eataly ha aperto a Genova, e nel posto più bello che avrebbe potuto scegliere.
Eataly “nasce con l’’intento di smentire l’’assunto secondo il quale i prodotti di qualità possono essere a disposizione solo di una ristretta cerchia di privilegiati, poiché spesso cari o difficilmente reperibili. Il marchio riunisce un gruppo di piccole aziende che operano nei diversi comparti del settore enogastronomico: Eataly propone dunque il meglio delle produzioni artigianali a prezzi assolutamente avvicinabili, riducendo all’’osso la catena distributiva dei prodotti e creando un rapporto di contatto diretto tra il produttore e il distributore finale, saltando i vari anelli intermedi della catena. L’’obiettivo di Eataly è quello di incrementare la percentuale di coloro i quali si alimentano con consapevolezza, scegliendo prodotti di prima qualità e dedicando una particolare attenzione alla provenienza e alla lavorazione delle materie prime” si legge nel sito www.eataly.it Certo i prodotti dei supermercati/ristoranti di Eataly (grande quello del Lingotto a Torino, più piccoli gli altri italiani, e ignoro come siano gli Eataly di New York e Tokio) non sono proprio “sottocosto” ma produrre alimenti di qualità comunque costa, e mi pare giusto pagarli per quel che valgono.
A tal proposito, ribadisco a gran voce quanto scrissi in “In’s e Katia” nel marzo 2009 (http://www.giannidallaglio.it/ins-o-katia/). Comunque Eataly ha aperto a Genova al terzo piano del Millo, nel cuore del Porto Antico, con una vista panoramica sul bacino portuale e sulla città impagabile. Fai la spesa di tantissime buonezze alimentari italiane e liguri, magari ti fermi per pranzo e intanto ti godi il panorama… Poi dicono le città di pianura, che tutto è piatto….
La roba lì non costa certo poco come nei supermercati “hard discount”, ma mi fu motivo di allegrezza, quel pomeriggio – unico finora – in cui vi andai a fare un po’ di spesa, il vedere quanta gente c’era in fila alle casse. Sta a vedere che l’intelligenza è merce più diffusa di quanto a volte sembri…

Un giovedì di poche settimane fa sono andato al Salone del Libro a Torino; una bolgia! Una folla enorme di gente e di libri. E pensavo: si dice che noi italiani leggiamo poco… sarà, comunque scriviamo tantissimo! E anche se non leggiamo, almeno andiamo a guardare i libri. Che mi pare di buon auspicio… Va ben che c’erano parecchie scuole, ma insomma, sarà anche vero che siamo un popolo di ipertelevisivi poco lettori ma a girare per il Lingotto Fiere pareva piuttosto il contrario, tanti lettori e (forse) pochi teledipendenti. Son tornato a Genova più ottimista di quanto ero partito in mattinata, sta a vedere che siamo forse veramente più italiani che italioti…. Diovoglia!

Ben si sa che fra le millanta cose belle della Liguria ci sono i panorami che si godono dalle cime dei monti vicini al mare: lunedì 16 maggio, giornata serena e tersa a Sanremo. Rapida salita in auto alla bianca chiesetta che sta sul crinale di vetta del Monte Bignone, fra cavalli al pascolo e pini profumati, poco meno di 1300 metri slm. Dietro (a nord) le Alpi Marittime, a destra (a ovest) la Costa Azzurra da Mentone sin verso le isole di Porquerolles, a est la Liguria dal Capo Berta alle Apuane e alla Versilia nella foschia, davanti, a sud, oltre il mare c’era la Corsica enorme e lunghissima con la neve sui suoi monti più alti. Da Sanremo la Corsica si vede anche se sei al livello del mare, ma così tanta e soprattutto così nitida era parecchio che non la vedevo…

Chi mi conosce sa che io amo gli alberi. Per un sacco di ragioni che ora tralascio, comunque li amo. Quando posso li semino e li pianto. Coi semi, funzionano bene le nespole. Quelle che si mangiano proprio in questo periodo, le nespole del Giappone, Eriobotrya japonica, quelle che ogni fruttivendolo adesso ha.
Le mangi, ne metti i semi in un vasetto con un po’ di terra, e metà di essi fanno spuntare un alberello piccino picciò. Adesso ne ho quattro dell’annata 2010 piccini in crescita sul balcone di Genova; due robustotti, due sfigatini, vedremo come andranno avanti. Perché la mortalità infantile è altissima come credo sia normale per moltissime specie vegetali selvatiche, comunque sovente qualche nespolina riesce a crescere e a diventare albero giovinetto. Da un seme che piantai (ovvero da un frutto che mangiai) in un vaso del balcone di Genova nel 2002 ne è venuto su un alberello che da alcuni anni vive e cresce nel giardino di Sanremo. Ora è alto sui 2 metri e mezzo, tronco sottile un po’ mingherlino ma capigliatura folta, diversi rami con parecchie foglie grandi. Quest’anno, a 9 anni d’età, su un ramo laterale ha fatto un mazzetto di fiori da cui sono nate 6 nespole. Ne abbiamo mangiate 3, finora, scegliendo sera per sera quella che ci sembrava più matura. Ma d’un buonooooooo!!!! Giuro, un sapore almeno doppio rispetto alle nespole comperate al mercato, e si che il Mercato Annonario di Sanremo è di prima qualità. Ma che gusto ‘ste nespolette di casa nostra, nate dall’albero nostro che io ho visto nascere – anzi, ho operato fattivamente affinché nascesse, ho voluto farlo nascere, e non è cosa da poco… Per me – e ditemi pure che son scemo – ‘sto giovane albero di nespole è un figlio, un membro della nostra arzigogolata e multietnica famiglia. C’è chi rende la propria famiglia multietnica adottando bimbi nigeriani o cambogiani, e fa benissimo. Noi, qualunque ne siano le ragioni, “adottiamo” gatti, alberi… o uccelli……

Giovanni Lo Smilzo e Palladilardo furono, temporibus illis, due galli (polli, non abitanti della Gallia) protagonisti di poche strisce dei primissimi fumetti di Lupo Alberto. Naturalmente (non scrivo “ovviamente” se no il Prof. Giorgio Cavallini, mio illustre e amato Maestro, mi redarguisce…) Giovanni Lo Smilzo è basso e grasso e Palladilardo è alto e segaligno (la loro madre, si legge nella striscia 102, “aveva uno spiccato senso dell’umorismo”. Morì strozzandosi dal ridere alla loro nascita, vedendoli).
Ci siamo permessi di dare gli stessi nomi a due pettirossi che hanno vissuto nel giardino sanremese per tutto l’inverno e che erano appunto uno un po’ cicciotto e uno più snello. Intelligenti come i pettirossi notoriamente sono, questi due avevano stipulato un accordo con Donatella e me nel senso che quando li chiamavamo – facendo un suono ticchettante con la bocca, una specie di “tzt, tzt”, loro si avvicinavano con voletti brevi fra i rami degli alberi per becchettare i semi che ponevamo per loro in un apposito ciotolino appeso a un ramo del mandarino. A parte i trucchetti che mettevamo in opera per celare questo ciotolino ai piccioni – che essendo anche loro piuttosto svegli prima o poi li trovavano – il divertente era mettersi a chiamare ‘sti pettirossi pur senza vederli e accorgersi che inevitabilmente dopo pochissimo tempo, di solito in meno di un minuto, almeno uno di essi arrivava, curioso e affamato.

I pettirossi invernali, in estate migrano in luoghi più freddi, verso i monti dell’entroterra. Anche i merli fanno più o meno così: i merli che abitano in giardino in inverno non sono quelli che lo popolano in estate. Ora che è tanto primavera da parere estate, e ci sono nidi e traffici parentali, c’è Merlino (no, il Merlino del titolo non era il mago druido di Re Artù ma un più banale, ma veritiero, uccello della specie Turdus merula). Il nostro Merlino è un bel maschio nero col becco giallo come un merlo maschio ha da essere, ed è ghiotto dei croccantini dei gatti (come lo sono gli altri merli, e i piccioni, e i ricci… e anche i gatti, si) e ha imparato a venirli a chiedere. Quando vede Dona o me sull’uscio di casa arriva, si sistema sulla cancellata di fronte al portone o a terra accanto alla scala e aspetta. Divertentissimo il gioco di lanciargli a terra un croccantino alla volta e vedere lui che scende e lo afferra col becco per inghiottirlo rapidamente. Non è un golosastro, sa contenersi, dopo 4 o 5 di questi biscottini croccanti e salati se ne va, magari dicendo qualcosa in uno dei tanti vocalizzi che usano i merli, uccelli decisamente molto loquaci e versati nelle arti della retorica e dell’oratoria. Simpaticissimo, Merlino, e molto attento ai movimenti dei suoi “fornitori” di golosità. Qualche tempo fa aveva un cucciolo da nutrire e Donatella vide ‘sto piccolo merlotto un po’ goffo che stava nascosto sotto la macchina e Merlino prendeva il croccantino e andava a imboccarlo!
Siccome i piccioni – dicevo – non son scemi, ce ne sono due che hanno capito la preferenza che noi nutriamo per il merlo, e appena lo vedono che si avvicina al portone di casa piombano giù dai tetti accanto a lui, sapendo che stanno per arrivare le ghiottonerie. Si incazza pure un po’, il merlo, e cerca di liberarsi dei due intrusi saltando qua e là, ma non è facile. Vero che lui è più rapido nel raggiungere e inghiottire il croccantino lanciato, ma che stress ‘sti due tizi più grossi che mi tampinano, dice lui… Quindi finisce che noi prima lanciamo croccantini o semi ai piccioni per distrarli (tanto sono due o al massimo 4) poi iniziamo il gioco merlinesco, un lancio e una beccata, altro lancio e altra beccata…. molto divertente! Altro che Isola del Famosi e Ballarò…

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