“Quelle bambine bionde, con quegli anellini all’orecchio, tutte spose che partoriranno uomini grossi come alberi… Guarda le notti più alte di questo Nord-Ovest bardato di stelle, e le piste dei carri gelate… e un valzer di vento e di paglia… che risale le risaie, fa il verso delle rane… arriva sulle aie bianche, come le falciatrici a cottimo…. E la canzone forse sa di ratafià…”

Sfido chiunque non sia piemontese (almeno per metà, come son’io) a dirmi cos’è il ratafià.

Diavolo Rosso, si chiama la frenetica e ritmatissima canzone di Paolo Conte che parla con accenti affettuosi e anche un po’ toccanti del suo, del mio, del vostro (almeno di alcuni fra Voi Lettori) Piemonte.
Tecnicamente, “Diavolo Rosso” era il soprannome del ciclista piemontese – più esattamente astigiano, come il Conte – Giovanni Gerbi, primo italiano al Tour de France del 1904, eroe nella sfortuna del primo Giro d’Italia, nel 1909. Ma mi pare evidente che al di là, al di sotto, del ricordo musicale e poetico del conterraneo ciclista antico, Paolo Conte voglia dimostrare con questa canzone il suo amore per la sua terra.
Mi piace questa canzone, mi piace tutto il doppio cd Tutto Conte (Via con me), antologia del miglior “jazz latino-americano” astigiano

C’è un magnifico video dal vivo dall’Arena di Verona 2005 su YouTube di Conte che canta Diavolo Rosso: dura più di dieci minuti e per me è musicalmente grandioso:
http://www.youtube.com/watch?v=yNGWOZ-rZuI&feature=related.

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