Mi scusassero i miei Affezionati (?) Lettori se oggi, invece delle solite chiacchiere su viaggi, gatti, musica o prodotti tipici, straparlo un poco di cose scientifiche.

Non ho mai trovato nulla di inconciliabile fra fede religiosa e scienza, ritenendo che si occupino di argomenti differenti, per quanto talvolta si avvicino l’una all’altra (la cosmologia e la biologia hanno a che fare sia con la scienza sia con la teologia, o almeno con la teleologia). Ma condivido quanto affermava Galileo, ovvero che “la Bibbia insegna come si va in Cielo, non come va il cielo”. Quindi mi hanno sempre un po’ fatto ridere sia i fondamentalisti religiosi che interpretano alla lettera le parole dei sacri testi anche quando parlano di argomenti non teologici ed etici (in Italia grazie a Dio ce ne sono pochi o nessuno, altrove come negli USA abbondano) sia gli scienzati fondamentalisti atei che ritengono che esista solo ciò che si può misurare con esperimenti e matematica.

E mi fa piacere quando la scienza arriva a risultati, a scoperte, a conclusioni su fatti della storia dell’uomo e del mondo che sembrano coincidere con quanto già affermato dai “sacri testi” (che per noi occidentali sono essenzialmente i testi biblici). Mi piace poter leggere in chiave scientifica i miti religiosi e poter dare una colorazione religiosa alle conoscenze scientifiche.

Il Diluvio Universale e Noè.

Il racconto del Diluvio Universale esiste in molte mitologie del mondo, non solo in quelle semitiche che hanno dato forma e senso al libro della Genesi; Noè a volte cambia nome (in Grecia a sopravvivere sono Decaulione e Pirra), a volte no (se non ricordo male c’è un Noè anche in Polinesia o comunque intorno al Pacifico) ma ‘sta storia del mondo sommerso dalle acque e dell’umanità distrutta tranne pochissimi individui che ridaranno vita a una umanità nuova è diffusa un po’ ovunque.
Facile pensare che si riferisca a un avvenimento catastrofico realmente avvenuto che è rimasto nella memoria collettiva dei popoli, se no che senso avrebbe l’essersi inventato un mito così bislacco, in tante versioni presso così tante civiltà diverse?

Un’ipotesi generale e generica è che in un momento della preistoria, più esattamente al termine di una qualche glaciazione (l’ultima è terminata circa 10.000 anni fa), il disgelo mondiale abbia riversato nei mari un’enorme quantità d’acqua liquida che ha sommerso terre che durante la glaciazione erano alte sul livello del mare (questo è ben certo che sia avvenuto, in tempi più o meno lunghi) e chi viveva lì sia miseramente annegato, lasciando pochi superstiti. Noè e la sua famiglia, appunto. Magari tanti Noè in tanti posti diversi, ma ciascuno credeva di essere l’unico.
Ritengo che la sommersione possa forse essere avvenuta abbastanza rapidamente – come un “diluvio” – se consideriamo che il clima è un sistema caotico, e nei sistemi fisici regolati dal caos (che è cosa ben diversa dal casino informe senza senso, il caos fisico-matematico è un caos “per bene” con una sua logica, per quanto difficile da capire e da misurare) piccole variazioni delle condizioni iniziali possono generare grandi e repentine variazioni di quelle finali. E se teniamo presente alcune notizie (vere? Inventate di sana pianta?) circa – ad esempio – il ritrovamento di mammuth congelati con nello stomaco resti di piante tropicali (nel senso: ma se i mammuth vivevano in zone dal clima freddo, dove le hanno prese le piante tropicali, al supermercato? O forse vivevano in climi caldi che sono diventati gelidi improvvisamente?)

A rendere maggiormente credibile il fatto che ci sia stato davvero un “diluvio universale” con la sopravvivenza di un piccolo gruppo di uomini (Noè e famiglia) che hanno poi rigenerato l’intera umanità c’è un recente studio di cui parla uno degli ultimi numeri della rivista Le Scienze (che è un periodico serio, dove scrivono anche i premi Nobel, assai meglio di Focus): secondo alcuni geologi-paleontologi-etnologi eccetera che ci hanno lavorato per parecchio tempo su, una glaciazione avvenuta circa 195.000 anni fa ha ucciso quasi l’intera (scarsissima, a quei tempi) popolazione umana, lasciando pochi sopravvissuti in un’area costiera del Sudafrica col clima temperato e abbondanza di cibo. Sarebbe stato quel ristretto gruppo di individui a impedire l’estinzione totale della ancor giovane specie umana, e a farle riprendere forza al termine del periodaccio climatico.

Non è la storia di Noè raccontata con parole “da scienziati” anziché da teologi?

A tutto ciò si aggiunge la storia di Eva mitocondriale.

I mitocondi sono piccoli organi presenti nelle cellule, e hanno un DNA tutto loro, diverso da quello “normale” presente nel nucleo della cellula, e questo DNA mitocondriale si trasmette solamente in linea materna. Come l’ebraismo. Ognuno di noi ha il DNA mitocondriale della propria madre. Beh, è già noto da parecchi anni che confrontando il DNA mitocondriale di persone di diverse etnie e differenti regioni del mondo, sembrerebbe che tutti questi DNA si siano evoluti dal DNA di un antentato comune, una donna che dovrebbe essere vissuta in Africa circa 200.000 anni fa.
Tout se tiens, dunque…
Scienza-Bibbia, diverse parole ma stessa musica.

Alcuni paleogenetisti – forse poco ferrati in cose bibliche – hanno chiamato questa mamma di tutti gli uomini moderni “Eva mitocondriale”, anche se avrebbe dovuto trattarsi della moglie di Noè, non di quella di Adamo.
Ma dal punto di vista scientifico fa poca differenza. Comunque più probabilmente si trattò di un gruppo di donne, almeno qualche decina, non proprio di una persona sola. D’altronde la Bibbia dice che Noè salì sull’arca con sua moglie, i suoi figli e le loro mogli, dovevano essere un bel gruppetto.

Bene ho finito: se siete arrivati a leggere sin qui magari direte: Ma come fa Gianni ad appassionarsi a queste cose? Boh, se c’è chi si appassiona alla Champions League o ai film di Henry Potter, lasciatemi divertire come mi pare, no?

(scritto il 14 novembre 2010)

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