Ci fu un periodo, or è molt’anni, in cui anch’io come tanti dicevo “ah no, il Festival di Sanremo non lo guardo!” magari assumendo un tono un po’ da intellettuale schifato.

Venne poi il momento in cui mi resi conto che per uno che ama la musica e le canzoni come me, e per uno – sempre come me – che ama seguire le novità del panorama musicale italiano, il Festival di Sanremo rappresenta comunque un interessante punto di osservazione sull’evoluzione della musica italiana medesima. In fondo, non è che se hai 51 anni devi restare attaccato solamente alla PFM e a Guccini; pur continuando ad amare e ascoltare entrambi c’è spazio pure per Noemi e per Nathalie. Quindi ho smesso di vergognarmi di seguire il Festival.

Certo, tutto quel casino che si fa sui dati di ascolto, sullo share e sull’Auditel mi sembrano francamente esagerati ma ciò non toglie l’interesse musicale sulle canzoni festivaliere. Che è vero che parecchie canzoni sanremesi è roba da dimenticare appena ascoltata, ma mi pare altrettanto vero che ogni anno ci sono canzoni interessanti e degne di ascolto ed eventualmente di acquisto. Dall’antico Donne di un allora giovanissimo e sconosciuto Zucchero al Re Matto di Marco Mengoni, all’Alieno di Luca Madonia e Battiato, per dirne alcuni.

Del festival di quest’anno ho apprezzato parecchie cose e in particolare il lungo inno all’Italia unita di Benigni (che non ho visto in diretta ma ho recuperato il giorno dopo sul sito della Rai) e la canzone di Vecchioni, e sono molto contento che sia stato lui a vincere. So di non essere molto originale perché tanti hanno apprezzato le stesse cose, e di ciò mi rallegro moltissimo.

Sentivo per caso domenica sera un giornalista che ha detto: “Vecchioni molti anni fa cantava una canzone che diceva “erano bei tempi”; se oggi Vecchioni ha vinto Sanremo, forse sono bei tempi anche questi”. Concordo. Cioè, so bene che NON sono veramente bei tempi, questi; da Arcore a Tripoli (ben peggio a Tripoli che ad Arcore, ovviamente) motivi per preoccuparsi ce ne sono a bizzeffe. Però se un vecchio rebecucco come Vecchioni, con le sue canzoni tutte uguali musicalmente ma tutte che stimolano gli ascoltatori a pensare, riesce a vincere a man bassa il festival nazional-popolare, allora forse noi italiani non siamo poi così coglioni come a volte ci piace apparire. E ciò è molto bello.

Altro piccolo capolavoro festivaliero che farei rientrare nel settore “cose che stimolano gli ascoltatori a pensare” è stato uno sfogo fuori copione di Luca Bizzarri nell’ultima serata (l’ho visto per puro caso lunedì mattina in differita sul sito Rai) durante il ringraziamento ai dirigenti Rai schierati nella prima fila dell’Ariston. Finiti i grazie a Tizio grazie a Caio Luca Bizz ringrazia anche Mediaset per aver permesso a lui e a Paolo Kessisoglu di andare a Sanremo pur essendo sotto contratto Mediaset. Morandi gli dice qualcosa come “bravo, sei bipartisan” e Bizzarri si infuria “Ma no, ma che bipartisan, ma me ne frego degli uni e degli altri…. Ma è mai possibile che in questo paese uno non possa dire quello che pensa che deve subito dire di qua e di là, a destra e a sinistra… Ma io penso ai cazzi miei” e se ne va, in un frastuono di applausi di approvazione.

Per tornare alle canzoni, gradevolissimo anche il grigiocrinito Davide Van de Sfroos, che non avevo mai visto né sentito e sapevo solo che cantava in un dialetto lombardo. Ma pensavo che Van Eccetera fosse il suo vero cognome (magari aveva il papà o il nonno olandese…) e non che si chiamasse Bernasconi (cognome lombardissimo, eh?). Della sua Yanez mi piace la musica (ci trovo analogie con la musica zingara dei Balcani e con quella irlandese, e magari anche con quella dei Cantori delle Quattro Province…) e mi piace il quadro che disegna sugli “eroi” (Sandokan, Tremal Naik, Yanez, i dayaki del Borneo) imborghesiti e appesantiti dall’età e dall’ozio, dalle infradito e dall’i-phone…. Cioè, mi piace… diciamo che mi diverte con parecchia malinconia. A modo suo è una canzone esistenziale, tempus fugit e quelle cose lì. Come Il Mio Secondo Tempo di Max Pezzali, solo che Yanez è ritmicamente molto più ascoltabile e testualmente meno ovvia.

Davvero grandioso infine lo Shrek (lo hanno chiamato così quelli del Ruggito del Coniglio) Raphael Gualazzi, che secondo me giustamente Donatella ha definito “il nuovo Paolo Conte”. Magari non è stato definito così soltanto da Donatella. Veramente delizioso da ascoltare, il suo jazz, come quello di Errol Garner.

Infine, extra-Festival: oggi pranzando, prima del TG2 delle 13, ascoltavo la tv digitale musicale Playme. Ho visto una versione rappata molto accattivante di Mambo Italiano di Renato Carosone, cantata e ballata nei vicoli di Napoli da un gruppo che si chiama Mondo Marcio. Magari famosissimi, ma a me sinora ignoti. M’è piaciuta assai, e adesso vado a cercarla su I-Tunes.
A parte la canzone, come al solito vedere i “caruggi” di Napoli (lo so che là non li chiamano caruggi come a Genova, ma sono così simili) mi ha fatto venire una voglia di tornare a fare un giro per quella cittaaaaaaaaà……..

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