Se esiste un’anima delle città, un genius loci, come dice chi se ne intende, a Torino la si può percepire davanti al Po. Seduto su una panchina di legno su un qualche lungofiume, alle spalle il rumore altalenante del traffico delle 10 del mattino, davanti il fiume, con quella sua aria un po’ parigina, poi la collina brumosa, il sole da inizio primavera in Padania, la folla di rami spogli sugli alberi del fiume e della collina, alcuni dei quali assai maestosi; unica nota di colore nel chiaroscuro generale un alberello esotico a fiori rosa shocking in un’aiuoletta. Il quadro ha il suo fascino, seppur così diverso dal pullulare della primavera che ormai riempie Genova e la riviera. Ma si sa, qui siamo nella terra dei Celti e il Mediterraneo è lontano, più lontano nello spirito che nei chilometri. La mia faccia appena colorita da due giorni di Bogliasco ha fatto notizia, in Alenia e a casa di mia cugina. Minimizzo un’ostentata soddisfazione. Ma questo è un altro discorso.

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