Quattro anni fa, ai primi di marzo del 2013, avevo scritto:

“Frühlingsluft in tedesco significa “aria di primavera”. Tutti gli anni arriva un giorno in cui per la prima volta dopo l’inverno – il mite inverno di Genova, il mitissimo inverno di Sanremo – per la prima volta, dicevo, percepisco improvvisamente nell’aria la presenza della primavera. In quel giorno mi viene da pensare a Hermann Hesse che in un suo qualche romanzo descrisse così bene la sensazione che provava quando anche nelle uggiose terre germaniche arrivava la primavera, e arrivava proprio dal sud, dall’Italia, dove già la natura si era risvegliata mentre in Germania ancora regnava il nevoso inverno. Ho un ricordo di una magnifica descrizione naturalistica-emotiva di questa sua sensazione di felicità intima all’arrivo della primavera, e mi dispiace di non essere riuscito a ritrovare in quale libro, in quali pagine dei suoi romanzi si trovi. Sono passati tanti anni dalle mie letture hesseniane e allora non avevo ancora l’abitudine di fare l’orecchia alle pagine particolarmente interessanti, quindi pazienza…

Comunque, anche senza Hesse, quella sensazione improvvisa di “essere in primavera” è una gioia ogni volta che si presenta, cioè una volta all’anno, e anche se gli inverni a cui sono abituato non sono poi così tremendi, ciononostante arriva sempre quel giorno in cui sarà il diverso tepore dell’aria, sarà qualche nuovo profumo di qualche fiore, sarà il diverso cantare degli uccelli, sarà chissaché ma insomma, proprio lì mi tocca dire “è arrivata la primavera!”. E ciò è bello. Non è detto che da quel giorno in poi basta, non fa più freddo, non fa più brutto, non fa più inverno. Magari l’inverno ha ancora qualcosa da dire, ma ormai si sa che il più è passato, ora si va avanti, verso la bella stagione.

Quest’anno la “mia” primavera è arrivata l’altroieri, sabato 2 marzo, mentre ero sotto la mimosa del giardino di Sanremo a sistemare sullo stendibiancheria una lavatrice di tappetini e stracci. Situazione forse poco poetica ma, come diceva De Andrè, primavera non bussa, lei entra sicura, come il fumo lei penetra in ogni fessura e in ogni molletta da biancheria. Cioè, magari Faber non ha proprio cantato le mollette da biancheria ma il senso è quello, mi pare.”

Tutto ciò avevo scritto quattro anni fa. Anche in questo 2017 la primavera è entrata nel giardino di Sanremo bussando sicura e indifferente al fatto che molte cose sono cambiate nell’ultimo anno: Donatella ha potuto dare l’ultima fuggevole occhiata al suo giardino il pomeriggio del 2 febbraio 2016, pochi giorni dopo la mimosa è stata piegata dalle sventure sue e della sua “mamma”, per ragioni pratiche ora non si stende più la biancheria in giardino, metà delle palme sono state uccise dal punteruolo rosso… Però Madonna Primavera ha fatto ritorno nelle sue terre anche quest’anno: la mimosa, sciancata ma non doma, ha fatto una splendida fioritura coi pochi rami che le sono rimasti in funzione, spuntano a grappoli – non i poeti di Vecchioni ma i pruni selvatici che dalla moria delle palme hanno ricavato luce e aria in cui crescere e fiorirsi di bianco, decine di uccelli di varia foggia e dimensione cantano dall’aurora al meriggio incuranti dei gatti, anzi soprattutto delle gatte Paprika e Macchia che li guatano cacciatrici… Insomma, come è giusto e inevitabile che sia (e se è inevitabile diventa “giusto” inevitabilmente, mi pare) la vita del mondo continua e deve essere così, vivere, vivere sempre e comunque, intorno, davanti e dietro alla morte, perché non ci può essere l’una senza l’altra.

La primavera è arrivata anche a Genova naturalmente, e sul balcone di casa ci sono sommessi traffici della coppia di piccioni locali che han messo su un nido come già avevano fatto l’anno scorso e oggi verso il tramonto hanno deposto il primo uovo. Però quest’anno hanno scelto un posto diverso, forse un poco più esposto alle eventuali intemperie meteorologiche ma più isolato e ancor meno visibile a me e agli eventuali occhi di condòmini brontoloni. L’esperienza aiuta.

Anche a Ormea la primavera avanza, ci sono passato la settimana scorsa e ho potuto far due chiacchiere e due foto con addirittura cinque rane che stavano nell’acqua della “fontana” nel bosco di Prale a farsi baciare dal sole che scendeva dai rami degli alberi ancora spogli. Non avevo mai visto tanti ranocchi tutti insieme, al massimo due, o una solitaria salamandra. Quella mattina tra le centinaia di uova deposte da poco c’erano ben cinque cra-cra. Mia sorella mi ha fatto notare che almeno uno di loro poteva essere un principe…

Mi ha fatto piacere alle 7,55 di ieri martedì 21 sentire Paolo Sottocorona che nelle sue chiacchiere meteorologiche su La7 ha citato Hesse e la sua passione per la primavera e per le nuvole; più che mere previsioni quelle di Paolo S. sono considerazioni filosofeggianti sul tempo, sul clima e sulla vita ed è per questo che mi piace sentirlo in tv al mattino quando ci riesco.

(Scritto il 22 marzo 2017)

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