La valle delle mimose di Bordighera non si chiama così. Donatella, deputata allo studio e al controllo degli infidi torrenti della provincia di Imperia, certamente ne conosce il vero nome, ma importa poco. Comunque è quella immediatamente a levante dei borghi antichi di pietra chiara che han nome Sasso di Bordighera e Seborga (capitale e unico centro del principato omonimo).
Dal viadotto autostradale che scavalca la valle è facile, da Natale a metà febbraio, ammirare il tripudio di centinaia di alberi di mimosa in fiore che tingono di giallo brillante anche le peggiori uggiose giornate di pioggia e nuvole basse. Ma giù, dentro la valle, fra le mimose (alberi che amo perché mi piacciono i loro fiori e il fatto che fioriscano in pieno inverno, quasi a garantire agli umani urbani che la primavera arriverà anche quest’anno) giù dentro al giallo non c’ero mai andato, prima di jeri, domenica 19 gennajo 2004.

Ieri mattina si. Perché siamo andati a trovare Giorgina.
Giorgina, Pècoro, Francesco, giovane collega di lavoro di Donatella, la di lui moglie Maura alquanto incinta e il papà di Francesco. Che è un vigile urbano di Ventimiglia contadino a tempo non perso sulle verticali e sassute fasce della sullodata valle, a quote dove le mimose cedono il posto ai castagni. Fasce dove in 30 anni di fatica e divertimento ha piantato circa 110 piante da frutto, agrumi in gran parte, e mimose, e cavoli, e ortiche (per le frittate e come ingrediente dei suoi concimi naturali) eccetera, e dove ha dato ospitalità e ricetto a Giorgina e a Pècoro. O Pécoro, boh.

Giorgina è un’asina di 8 anni, bigia e assai socievole, salvata da vita grama in mano di uno che la teneva schiava, e ora bruca e scavezza lieta fra la stalla, le erbe invernali e i sassi perenni del suo nuovo domicilio. Asina dell’Asinara doc, mi si dice, con la croce grigia sul dorso in guisa di mantello dei Cavalieri di Rodi e di Gerusalemme. Ama mangiar mele dalle mani dei visitatori ed entrare nella casetta che fa da tetto al signor Vigile quando contadineggia per rubargli biscotti e torrone.

Pécoro per ora non ha un nome di battesimo ufficiale, è un Pecora Ovis ermafrodita, corna ricurve da ariete e organi genitali bisex. Un vero transessuale, alla Eva Robin’s. Pare che fra gli ovini non sian casi rari. Saranno i nipotini di Cernobyl o son sempre esistiti?
Comunque fa da amico/a di Giorgina, e se la spassano insieme fra l’erba. Si capiscono? Credo di si, se è possibile imparare l’ungherese certamente è possibile apprendere il raglio e il belato con poco sforzo.
Pècoro sale sulla fascia sopra quella in cui ti trovi e ti guarda brucando mettendo il suo muso a 40 cm dal tuo con aria interrogativa mentre lo fotografi in limine ruminationis. Assomiglia un po’ a quella stangona che nella pubblicità tv di un qualche chewing-gum per pulire i denti, si mastica foglioni di menta e di salvia delle paludi.

La foresta di mimose in fiore di Bordighera sembra un po’ quei paesaggi giapponesi al tempo della fioritura dei ciliegi, dove il mondo si fa monocromo per ricominciare un nuovo ciclo annuale di vita. Qui i ciliegi sono ancora spogli ma sulle colline appena sopra Sanremo abbiamo visto il primo pesco e il primo mandorlo tutti fioriti. Più o meno la stessa data dell’anno scorso, anzi, forse qualche giorno prima. Avrà anche il ’04 un’estate caldissima? Speriamo di no!

(Scritto il 19 gennaio 2004)

 

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