Questa non è roba della “mia famiglia”, piuttosto si tratta di amici, no, di conoscenti lontani. Simpatici, però.

Sono due Alberi Monumentali, ufficialmente dichiarati tali dalla Regione Liguria, due dei più di cento che possono vantare tale onorificenza in Liguria, e sono molti molti di più in Italia. Patriarchi Verdi è un altro epiteto, meno formale e parecchio retorico ma significativo.

Il grande faggio, di poco più di un secolo di età, sta maestoso lungo la bella strada provinciale Altare-Montenotte-Pontinvrea che attraversa il Bosco di Savona. Non è il più vecchio né il più grosso dei faggi monumentali liguri ma è il più facile da raggiungere ed è molto elegante nel portamento. Due o tre volte all’anno mi piace passare a salutarlo, fermarmi, scendere dall’auto e stare qualche minuto accanto a lui, toccarne la corteccia, appoggiarmi alle grosse radici, guardarlo alto e silenzioso, coi rami che scendono sino all’erba del prato, con le foglie verdi chiare in primavera, verdi scure in estate, rossicce in autunno e grigio di rami nudi in inverno.

Il leccio della Gira, enorme, folto e scuro come i lecci devono essere, sta accanto a una curva della vecchia Aurelia che dalla val di Vara scende tortuosa verso La Spezia. Il 12 agosto scorso il Comune della Spezia e gli spezzini lo hanno festeggiato per i suoi 315 anni benissimo portati (nato nel 1701, quindi); è una bella notizia che ci siano gente e amministrazioni pubbliche che festeggiano il compleanno di un vecchio albero, cioè di un qualcosa di formalmente ed economicamente “inutile”. Un albero così in un certo senso non serve a nulla, non lo si taglia per farne legna da vendere, non paga l’Imu, l’Irpef, l’Iva, la Tarsu, la Tasi, la Pinci, la Runfi, l’F24, però c’è gente che gli vuole bene lo stesso, anche le amministrazioni pubbliche che ci spendono dei soldi per controllarne la salute, magari potarlo, curarlo… E ci spendono dei soldi per il solo fatto che lui è lì, solo perché esiste. Grazie a Dio, c’è gente bella nel mondo.

(Scritto il 20 ottobre 2016)

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