La mia fede in Dio (in Dio. Mettiamo da parte le religioni, che sono cosa diversa) dipenderà certamente dall’aver ricevuto dai miei genitori un’istruzione religiosa a mio parere “sana”, cioè serena, convinta ma non ossessiva, non superficiale ma nemmeno bigotta; ma dipende anche moltissimo dal mio interesse verso l’approccio scientifico alla conoscenza del mondo e dipende quindi anche dalle conseguenze “filosofiche” che traggo da questo mio interesse verso la scienza.

Scrissi della bioingegnere Barbara Mazzolari che si occupa di microrobotica all’IIT di Pontedera (www.giannidallaglio.it/robotica-vegetale/) quando venne a Genova a tenere una conferenza sul suo lavoro sui “plantoidi”, microrobot che funzionano sulla base di meccanismi biologici vegetali: macchine costruite imitando le piante. Adesso sto leggendo il suo libro La natura geniale, Longanesi, 2019 e mi piace citare alcuni passi:

“Nel suolo, gli alberi e tutte le specie vegetali creano reti di vita interconnessa. Attraverso il rilascio di sostanze chimiche nel terreno le piante “parlano” tra loro… gli scienziati chiamano questa rete, formata dalle radici di ogni pianta, Wood-Wide-Web. La rete sotterranea di radici funziona come una catena di solidarietà… attraverso le ife dei funghi che connettono tra loro le radici, le piante più deboli ricevono nutrimento da membri della stessa specie e attraverso la rete riescono a sopravvivere”

“Gli alberi di acacia del Sudafrica attuano un’azione di difesa comune contro predatori quali le antilopi. Quando il cibo è scarso può accadere che le acacie siano troppo sfruttate da questi erbivori. Le piante allora si avvertono del pericolo emettendo molecole di etilene, un gas molto leggero, incolore e inodore. Il gassi disperde e raggiunge le foglie delle altre acacie, che danno l’avvio a una maggior produzione di tannino, che le rende meno appetibili e più difficili da digerire. Se la quantità di tannino è elevata può causare problemi alle antilopi fino alla morte”

“Il Geckskin è uno scotch detto “il nastro adesivo che si arrampica”, realizzato imitando le proprietà di aderenza delle zampe del geco: questo nastro aderisce alle pareti verticali, si attacca a ogni tipo di superficie, può essere riutilizzato molte volte e regge fino a trecento chili di peso; e tutto senza additivi chimici(senza colla). Da dove si originano queste straordinarie capacità? Semplicemente dall’organizzazione gerarchica delle strutture che ricoprono la superficie della dita delle zampe del geco, visibili al microscopio elettronico… ogni dito di un geco contiene lamelle formate da centinaia di migliaia di microscopici peli a loro volta formati da migliaia di piccole strutture che penetrano nelle asperità e fessure massimizzando il contatto con la superficie e generando deboli forze attrattive intermolecolari, dette di van der Waals” (me le ricordo, all’università, le forze di van der Waals,eccome!)

Mi fermo qui, ma ce ne sarebbero altri. Aggiungo invece due altri esempi presi altrove, poi tiro le conclusioni:
“Scosso dalle scosse” è il titolo di un articolo sul numero di giugno 2019 di Le Scienze. Quell’articolo si occupa delle anguille elettriche e di come questi pesci usino il dipolo elettrico costituito dal loro corpo per stordire le loro prede e difendersi dai loro predatori. L’autore, un biologo che studia neurologia comparata, scrive “Ogni passaggio [del mio studio] mi ha sorpreso per la raffinatezza con cui l’anguilla usa l’elettricità e mi ha ricordato che le invenzioni umane non reggono il confronto con le opere della natura”.

Le Scienze, luglio 2020, “Dentro il coronavirus”. Spiega come agisce la bestiaccia per fare quello che in realtà fanno poi tutti gli esseri viventi nella loro vita: sopravvivere e cercare di riprodursi. Affascinanti ad esempio i trucchetti che il virus adotta per non farsi beccare dal sistema immunitario, come mascherare le sue “spine” (quelle con cui si attacca alle cellule polmonari) con molecole di zuccheri, fletterle e farle oscillare per rendere difficile agli anticorpi il riconoscerle e bloccarle. Tralascio il resto…

E ora la conclusione filosofica: il pensiero scientifico moderno ritiene che per spiegare l’esistenza e il funzionamento dell’universo, dai quanti di spazio-tempo alle anguille elettriche agli ammassi di galassie, non sia necessario ipotizzare un Dio Creatore e bastino il Caso e la Necessità, come diceva la buonanima di Jacques Monod. A me invece pare molto più assurdo che la spaventosamente meravigliosa complessità dell’universo dipenda solo da queste due divinità impersonali piuttosto che anche da una Mente Organizzatrice che sta a monte. Certo non mi immagino questa Mente che disegna personalmente tutti i peletti delle dita dei gechi, scrive personalmente l’equazione di Schrödinger e stabilisce per DPCM il valore della massa del protone, la forma delle spine dei virus e la giusta quantità di tannino nelle foglie delle acacie; piuttosto me la immagino dare le regole generali del gioco, quelle da cui poi, tramite Caso e Necessità, sono derivate, hanno assunto forma e sostanza tutte le cose materiali e spirituali che affollano e animano l’Universo e la vita che vive dentro di esso. Ma in un modo o nell’altro, io questa Mente me la immagino: è proprio la scienza a portarmi a pensare che Dio c’è, esiste; osservando il mondo intorno a me trovo che “l’ipotesi di Dio”, quella di cui Pierre-Simon de Laplace “non ebbe bisogno” parlando a Napoleone, sia molto meno assurda e illogica rispetto all’ipotesi di “non-Dio”.

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