Oggi mentre scrivo non è ancora chiaro se prevarrà il buon senso o se a Barcellona si completerà un nuovo episodio della farsa politica che sta lentamente spingendo l’Europa verso una nuova epoca feudale di vassalli, valvassori e valvassini dominati da un imperatore lontano. George Bernard Shaw scrisse “Per giocare a golf non è necessario essere stupidi. Però aiuta”. A me viene da dire “Per essere europei nel XXI secolo non è necessario essere stupidi. Però aiuta”.

Nell’843, col Trattato di Verdun, i nipoti di Carlo Magno distrussero il sogno del loro nonno di dare unità politica all’Europa; per secoli il continente fu sminuzzato in centinaia di staterelli feudali, poi è stata l’ora degli imperi sovranazionali; dalla fine della Prima Guerra Mondiale viviamo nell’Europa degli stati nazionali. Ora pare vada di moda vagheggiare una cosiddetta “Europa dei popoli”. Catalani, castigliani, fiamminghi, valloni, corsi, sardi, veneti, scozzesi, lapponi, ladini…. Tutte cose bellissime, forse, però… Però mi chiedo perché sia così difficile accorgersi che le epoche in cui l’Europa era al centro del mondo e poteva fare ciò che voleva sono finiti. Finiti. Ora la locomotiva della società mondiale si è spostata, ha cambiato binario, ha cambiato continente e noi non possiamo fare altro che seguire, inseguire. E a me pare che dividerci tra di noi non faccia che peggiorare la situazione.

Se i catalani otterrano l’indipendenza avranno la gioia e l’orgoglio di devolvere una parte delle loro tasse alla realizzazione di nuove targhe automobilistiche e di nuovi passaporti, nonché al mantenimento delle ambasciate che la neonata Republica de Catalunya aprirà in giro per il mondo e al pagamento degli stipendi (presumibilmente lauti, si è mai visto un ambasciatore povero?) del nuovo corpo diplomatico catalano. Tutte cose che migliorano di molto la qualità della vita dei cittadini, certamente. Nel frattempo, alcuni fusi orari più a est del nostro….

…Considero da molti decenni il Calendario Atlante De Agostini un magnifico strumento per tenermi informato sull’evoluzione politica, economica e geografica del mondo. Ovviamente ormai esiste anche la versione online che è sicuramente maravigliosa, ma io continuo a preferire quella cartacea, tanto è un libriccino di molte pagine ma di ridotte dimensioni, facilmente consultabile anche nei momenti “di pausa” più intimi, come può essere il gabinetto (non fate finta di scandalizzarvi… le donne forse no ma moltissimi uomini leggono quando sono seduti in quel posto, alcuni tengono proprio una piccola libreria nel bagno; io invece dei fumetti o del quotidiano leggo cose tipo la guida dell’Alta Via dei Monti Liguri o, appunto, il Cal-Atl. De Agostini, che è meglio di Wikipedia per sapere come gira il mondo, almeno a grandi linee).

La lettura – in realtà è una consultazione, mica si procede da pagina 1 all’ultima come se fosse un romanzo – avviene generalmente nelle prime ore del giorno, giacché tutti sanno (anzi, inter omnes constat) che defecatio matutina est tamquam medicina, defecatio meridiana neque bona neque sana. Comunque, nel CalAtlDeAgo ci sono alcune pagine di sommo interesse che vanno sotto il titolo di “Sintesi economiche mondiali”: sono indicate 101 produzioni agricole, minerarie, industriali, energetiche e di ciascuna di esse si elencano i primi venti produttori al mondo. Si va dal grano al cobalto, dall’acciaio alle barbabietole, dal petrolio all’energia termoelettrica, dall’acido solforico al vino… 101 in totale. Bene, nell’edizione 2017 del Cal.Atlante risulta che la Cina è la prima nazione produttrice al mondo per 62 di questi 101 prodotti. 62 medaglie d’oro, le altre 195 nazioni della Terra si devono dividere le restanti 39. Per la Cina ci sono anche 9 medaglie d’argento e 8 medaglie di bronzo. La Cina entra nel “medagliere” della produzione mondiale per 79 prodotti su 101. Scusate se è poco.

D’altra parte perché stupirsi: escludendo la Russia – che è ben poco “europea”, è un po’ una cosa a sé – in Europa ci sono 45 stati; la Cina è una nazione unica e ha una superficie pari circa al 160% della superficie europea e una popolazione pari al 225% della popolazione europea. Tutta l’Europa potrebbe essere contenuta nell’unica Cina e ogni europeo ha 2 cinesi (abbondanti) con cui interagire. E il presidente Xi Jingping, all’inizio del congresso del Partito Comunista Cinese, giovedì scorso 19 ottobre, ha detto che “è tempo per la Cina di prendere il centro del palcoscenico del mondo”. Tanto perché sia chiaro a tutti come la pensano da quelle parti…

E che dire dell’India? Ad esempio possiamo dire che la compagnia siderurgica ArcelorMittal che tanti problemi sta dando ai lavoratori dell’Ilva è una società posseduta e gestita da una famiglia indiana: ha acquistato le acciaierie italiane e ne licenzia gli operai.

Questo è il mondo in cui viviamo. Questo è il mondo con cui (mi verrebbe da dire “contro cui”) dobbiamo confrontarci noi pochi e litigiosi europei. E invece stiamo a ratellare per il colore della bandiera da appendere alla finestra e per quale inno nazionale cantare. A me pare di essere come quei teologi bizantini di cui si dice che nel 1453, mentre i turchi di Maometto II assediavano Costantinopoli, litigassero sulla questione se gli angeli avessero un sesso e se si, quale.

Oddio, ogni tanto qualche guizzo di lucidità nei politici europei c’è. Almeno io così interpreto la decisione francese di accettare l’accordo tra i cantieri navali STX di Saint Nazaire e Fincantieri. Il governo francese, dopo i primi squittii nazionalisti “allosanfandelapatrì i cantieri di Saint Nazaire sono solo francesi”, è giunto a più miti e sensati consigli e si è reso conto che per competere ad armi ragionevolmente pari coi colossi economici asiatici bisogna unirsi tra europei.

Comunque se il corso della storia europea di questo secolo dev’essere quello di dividerci in un sempre maggior numero di staterelli “dei popoli”, non sarò certo io a poterlo fermare: per cui viva l’eroico popolo di Catalogna, viva la Repubblica delle Fiandre, viva il Principato di Scozia, il Marchesato di Corsica, il Regno di Sardegna, la Repubblica Lombardo-Veneta, il Principato di Seborga, il Granducato di Valpisello di Sotto!

P.S.: Una “forma breve” del presente messaggio comparirà come editoriale del direttore (che sarei io, indegnamente) nel numero di ottobre 2017 del Gazzettino Sampierdarenese, acquistabile nelle migliori edicole di San Pier d’Arena o per abbonamento, e consultabile online – in novembre – sul sito www.stedo.ge.it.

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