Per chi è cristiano – ma non in senso etnico, storico, geografico, culturale o (peggio!) politico, cristiano secondo l’unico e vero significato religioso e teologico – il Natale è uno dei due momenti dell’anno in cui appare più evidente la profonda commistione tra fisica e metafisica che il Cristianesimo propone come verità universale: il momento in cui la Parola divina “divenne carne e pose la tenda tra noi” come dice Giovanni. Quei “noi” tra cui il Logos divino pose la tenda siamo…. noi, per l’appunto, ovvero i membri della specie animale Homo sapiens, forniti di intelligenza e di anima, cosa che ci rende diversi, distinti e “superiori” a tutti gli altri esseri viventi del pianeta Terra. (Parentesi: per semplicità tralascerei le elucubrazioni circa la “questione anima” in riferimento alle altre specie di Homo (Erectus, Neanderthal, Denisoviano, di Flores…) che ci hanno preceduto o hanno convissuto con noi H.sapiens, che si sono talvolta sessualmente incrociate coi Sapiens ad essi coevi e di cui conserviamo evidenti tracce nei nostri DNA personali).

Quindi circa 2023 anni fa Gesù è “nato da donna” – come dice Paolo – in una grottarella adibita a stalla alla periferia del villaggio ebraico di Betlemme per “salvare” (qualunque cosa questo verbo significhi in questo contesto) gli esseri umani. Solo loro, ovvero solo noi: di tutte le specie viventi che vivono e hanno vissuto sulla Terra, l’Emmanuele Dio-con-noi si è impelagato in questa impresa sovrannaturale per salvare tutti e soli gli Homines sapientes.
Perché noi siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio, dice la Genesi, quindi per il Cristianesimo (e in generale per le tre Religioni del Libro abramitiche) noi H.sapiens, e solo noi Sapiens, tra i milioni di esseri viventi c’abbiamo l’anima, c’abbiamo una parte spirituale e – buon peso – immortale; un privilegio che ci riempie di onori e di oneri e che ci rende capaci di fare cose meravigliose e cose orribili con la medesima disinvoltura.

Credo che sia convinzione diffusa tra i credenti che l’intelligenza umana sia strettamente collegata all’anima: parliamo lingue, scriviamo poesie, cantiamo, suoniamo il violino, costruiamo grattacieli, coltiviamo la terra, estraiamo minerali, andiamo nello spazio, risolviamo equazioni differenziali, trapiantiamo cuori, dipingiamo affreschi, ci facciamo la guerra, preghiamo Dio, facciamo un fracco di altre cose intelligenti o stupide perché abbiamo un’anima che ci rende, nel bene e nel male, “simili a Dio”. Senz’anima potremmo magari essere belli come nell’antica canzone di Riccardo Cocciante, ma intelligenti, no.

Magari adesso faccio un salto logico strampalato – oltre che un anacoluto, ma ‘st’intelligenza che ci distingue dagli animali, come ci accorgiamo che gli intelligenti siamo solo noi e le “bestie” non lo sono?

Beh, per esempio noi parliamo, usiamo fonemi diversi per esprimere concetti diversi. Già. Avete mai ascoltato i merli? Quanti suoni diversi emettono per esprimere sentimenti e sensazioni diverse? Io li ascolto volentieri, il giardino di Sanremo è pieno di merli, ci vuol poco per imparare la loro lingua, capire quando esprimono soddisfazione, incertezza, paura, ira, quando si corteggiano, quando litigano, quando cercano cibo. Certo, io sono piuttosto portato per le lingue e i merli hanno un vocabolario abbastanza limitato, ma i dialoghi di certi umani contemporanei non sono molto più ricchi e più articolati. Per me è indubitabile che i merli “parlano”. E non sono gli unici; di alcuni uccelli si sa che nei loro canti esistono “dialetti regionali” distinti che vengono appresi da giovani ascoltando gli adulti. Poi, se restiamo tra i canti degli uccelli rimaniamo ben dentro una delle più affascinanti tra le arti, la musica, e che grande musica sono in grado di suonare certi uccelli!

Molti uccelli (ad esempio gli ptilonorinchidi – uccelli giardinieri australiani – e i ploceidi – uccelli tessitori africani) sono abili anche nelle arti figurative e nell’edilizia, costruiscono nidi complessi, eleganti, decorati con fiori e oggetti colorati, esteticamente e architettonicamente molto belli.

Agricoltura e allevamento: alcune specie di formiche allevano e “mungono” gli afidi per sfruttarne la melata zuccherina e altre specie da decine di milioni di anni coltivano funghi e questi funghi sono stati addomesticati così bene che ormai riescono a vivere solo dentro i formicai.

Alcune scimmie, i polpi, i corvi, le cornacchie e altri animali “ingegneri” utilizzano o costruiscono strumenti di lavoro utili per procacciarsi il cibo; i castori sono eccellenti ingegneri idraulici; chimici, fisici e ingegneri umani imparano molto dai ragni sulla costruzione di strutture aeree e sull’impiego di materiali ultraresistenti.

Durante le loro giornate i gorilla frequentano abitualmente consimili del loro sesso e del loro rango sociale (vedi Le Scienze settembre 2019, pag.26); la chiamiamo “amicizia”? Chiamiamola, dai.

Elefanti, scimpanzé, delfini (e forse altri) manifestano evidente dolore per la morte dei familiari e dei compagni di branco.

La cooperazione sociale è fortemente praticata da molti batteri e da alcuni insetti che si organizzano in grandi agglomerati di individui per meglio affrontare difficoltà ambientali, conservazione del cibo, difesa dai nemici; costruiscono “città”, megalopoli di miliardi di individui che nemmeno i cinesi nei loro peggiori incubi riescono a immaginare.

Anche la guerra: le formiche fanno la guerra, organizzandosi in eserciti e sviluppando tattiche e strategie, proprio come noi.

Tanto perché sia chiaro che di “contro natura” in natura non c’è nulla, parliamo di un altro fenomeno considerato esclusivo di noi umani intelligenti: le “perversioni” sessuali. I bonobo (Pan paniscus) o scimpanzé nani, che vivono nella foresta equatoriale a sud del fiume Congo, praticano il sesso per piacere personale non finalizzato alla riproduzione e per sedare le tensioni sociali; si accoppiano frontalmente, si baciano “con la lingua”, praticano il sesso orale e l’autoerotismo, le femmine hanno rapporti con molti maschi che si scelgono liberamente… Pare che la disinvoltura sessuale favorisca la convivenza pacifica e riduca la violenza sociale quasi a zero. Posso immaginare una manifestazione politica dove black blocs e polizia invece di tirarsi reciprocamente molotov e lacrimogeni si saltano addosso levandosi passamontagna e divise e si ammucchiano in un’orgia collettiva: quanti danni in meno in città, quanti feriti in meno negli ospedali…

L’omosessualità sia maschile sia femminile è documentata in centinaia di specie di animali, dai bonobo (ancora loro!) a pinguini, albatros, pecore, anatre, pipistrelli… Pochi anni fa una coppia di pinguini gay in uno zoo tedesco ha adottato un uovo abbandonato e lo hanno covato fino alla schiusa; le giraffe maschio si accoppiano con le femmine per riprodursi ma i rapporti omosessuali sono molto più frequenti. Eccetera…

Ma allora a noi cosa ci rimane di “intelligente” (nel bene e nel male) che sia solamente e totalmente umano? Bah. Forse il pensiero astratto. Forse la metafisica. Forse la capacità di capire il bene e il male e di scegliere liberamente l’uno o l’altro; forse la capacità di pensare al futuro e alla nostra morte come parte di questo futuro; la capacità di pensare a Dio e all’anima e di decidere se credere o non credere all’esistenza di queste due realtà/ipotesi. Ciò è sufficiente per essere “a immagine e somiglianza di Dio”? Forse si, ma è poi davvero importante saperlo?
Io credo in Dio e Lo ringrazio per avermi dato quella tanta o poca intelligenza che mi ha dato, e non mi importa se me l’ha data per farmi “a Sua immagine e somiglianza” o per altre ragioni. Lo ringrazio e basta.

L’unica cosa che mi disturba un po’ è la vera o presunta differenza tra me e gli esseri viventi delle altre specie: non mi piace – l’ho già detto in precedenti occasioni, scusate la ripetizione… – non mi piace che io abbia privilegi rispetto ai gatti con cui convivo, agli alberi del mio bosco, ai merli di cui ammiro la ricchezza di vocabolario, alle formiche argentine che abitano una megalopoli estesa dalla Liguria alla Spagna. Se davvero io e i miei amici con cui faccio i “birrini” in piazza delle Erbe siamo destinati alla vita eterna e invece i gorilla che si fanno quattro chiacchiere nelle foreste dei monti Virunga non lo sono, non posso fare altro che accettare questo fatto. Ma non mi piace. Se le ragioni per cui io festeggio il Natale sono realmente valide e fondate, mi piacerebbe che lo fossero anche per i gorilla con cui condivido l’aria, l’acqua, il sole, la vita su questo pianeta.

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