Viaggiare non è solo andare da A a B ma percorrere, zenonianamente, tutti i punti tra A e B. Cosa che le autostrade e gli intercity non ti permettono di fare. Le strade provinciali e i treni regionali invece si.

Il treno regionale 10339 collega Novara ad Alessandria, partendo da Novara alle 14,22.

Quattro persone oltre a me salgono sul treno oggi giovedì 30 giugno: tre donne e un giovane dai tratti somatici orientali; partendo la ferrovia costeggia il canale Quintino Sella, che dopo aver attraversato Novara corre veloce, largo e verde fra i campi altrettanto verdi di fine giugno: mais adolescente, riso giovinetto in risaie ancora umidicce, pioppeti, sparsi boschetti di acacie e rari salici. Nuvole bianche sulle Alpi all’orizzonte, sole caldo ma con l’aria inaspettatamente secca mentre gran parte d’Italia boccheggia nell’afa! Un motorino riposa solingo lungo una stradicciola sterrata fra i campi accanto ai binari.

Garbagna Novarese è la prima fermata (n.b.: il trenino è un banale breve convoglio di “littorine” diesel ma ha l’aria condizionata e le fermate sono annunciate dall’altoparlante interno. Ma succede così anche sui regionali liguri?), una semplice stazioncina fra le risaie. Dev’essere bello passare di qua in maggio, coi campi allagati e la pianura che sembra i polder dell’Ijsselmeer olandese.

Vespolate presenta un gruppo di anonime case basse intorno alla stazione, poi ricominciano subito i campi. La guida verde del TCI “Piemonte e Valle d’Aosta” a pagina 181 dice che “al centro del paese sorge il Castello, che fu residenza estiva dei vescovi di Novara durante il medioevo…” dal treno non lo vedo, però. Disdicevole il silenzio in merito da parte della guida “Piemonte” di De Agostini, che pure ho contribuito a scrivere. La provincia di Novara, però non è opera mia…

Aironi bianchi e grigi svettano immobili nelle risaie ai lati della ferrovia, alcuni si alzano irritati in un volo lento e basso quando il treno si avvicina troppo.

Presso una casa di Borgolavezzaro intravedo l’azzurro illogico di una piscina. In effetti qua il mare è lontano… Accanto alla stazioncina un po’ da Far West un giardino ben curato accosta incongruamente un alto abete bianco a un fioritissimo cespuglio di oleandro rosa. Strano connubio, come allevare insieme renne e zebre.

Ogni due minuti di viaggio c’è una fermata: adesso siamo a Albonese, prima località in provincia di Pavia; poco dopo ecco Mortara, vivace centro della Lomellina, città di salame d’oca. “Si informano i Signori Viaggiatori che il treno sta viaggiando in orario”. Alla facciaccia dei criticoni e dei laudatores temporis acti.
Cambio di passeggeri (tranne me). Salgono tutte donne, il ragazzo asiatico scende, rimango l’unico uomo. Si chiederanno che ci faccio su un treno risaiolo nel primo pomeriggio, anziché essere al lavoro come le persone perbene?

Le risaie pavesi sono identiche a quelle novaresi, eccezion fatta per la forte puzza di concime che ora permea l’aria del treno. Ma poi passa, o ci si abitua.

A Olèvano spicca la mole di una grossa chiesa in mattoni di puro stile barocchetto padano. Qua e là, cortili con lenzuola stese.

Procedendo verso Valle Lomellina mi attanaglia un dubbio: ma “i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria” sono davvero “tristi” come dice Guccini? Oggi, sotto questo sole di piena estate non hanno nulla di triste. Dubbio esistenziale di un pomeriggio quasi ozioso…
Magazzeno, dice la vecchia insegna sul vecchio edificio. Un po’ desueto, il vocabolo, no?

Sartirana Lomellina e Torreberetti sono le ultime stazioni della pianura pavese. Da qua si vedono un po’ lontane le colline tortonesi, indice che la pianura si accinge a lasciare il posto all’Appennino. Ma senza fretta, non subito…

Il Po! Il treno sferraglia sul ponte di Valenza che riporta in Piemonte, nella provincia di Alessandria. Valenza è a ridosso delle estreme colline del Monferrato, graziosa città a percorrerla a piedi lungo le sue vie centrali (non adesso, non scendo, ma l’ho percorse, qualche tempo fa). La stazione è un tripudio di fiori arancioni di bignonia.

Questo è un treno di pianura e si vede: la lunga galleria che taglia la collina a sud di Valenza è percorsa nel buio più totale, evidentemente non si ritiene necessario per una sola galleria, se pur lunghetta, accendere le luci dei vagoni. Poi la stazione di Valmadonna, il ponte sul Tanaro, Alessandria: “il treno giunge alla stazione di Alessandria in orario”. Ciò è bello, sono stati 3,90 euro spesi bene.
Scendiamo, le viaggiatrici ed io, dalla frescura artificiale del treno all’afa soffocante della realtà alessandrina che toglie il respiro… Sono le 15,36, 74 minuti per percorrere 67 chilometri con 12 fermate: 54 km/h circa. Accettabile, mi pare, per un treno di campagna.

Ora si tratta di far passare 27 afosissimi minuti aspettando l’intercity per Genova…

(Scritto il 30 giugno 2005)

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