Un libro che ho da poco terminato di leggere con grande interesse è “L’ingegneria degli animali”, pubblicato nel 2011 da un ingegnere anglo-canadese, Mark Denny, e da Alan McFadzean “esperto di problemi energetici” di non so quale nazionalità ma immagino abbia almeno origini scozzesi. Edito in italiano nel 2015 da Adelphi.

Citando quanto sta scritto nel risvolto di copertina:
“Unico detentore del linguaggio e del pensiero astratto, l’uomo crede di poter estendere questa unicità anche al suo assetto biomeccanico e alle sue facoltà sensoriali. In realtà una così tenace prospettiva antropocentrica ha fondamenta fragili e illusorie. Il nostro scheletro non è adatto alla locomozione quanto quello di molti quadrupedi. E ognuno dei nostri sensi mostra nel confronto con altre specie carenze sia strutturali che funzionali: l’occhio ha un’acutezza quattro volte inferiore a quella di un falco pellegrino; e lo stesso vale per olfatto, udito e gusto, dove veniamo surclassati, nell’ordine, da talpe, gufi e panda minori. Persino le nostre più elaborate protesi tecnologiche, come quelle concepite per il volo, sembrano pallide imitazioni di congegni ingegneristici e cognitivi preesistenti: l’ossatura robusta e leggera degli pteranodonti, capolavori di aerodinamica di ottanta milioni di anni fa, il veleggiamento aerodinamico degli albatros che coprono lunghissime distanze con un minimo dispendio di energia, l’orientamento dei colombi dotati di strumentazione per la navigazione celeste, ricevitori acustici a banda larga, sensori di campo magnetico”. Eccetera…..

Gli autori raccontano il modo insieme serio e leggero quanto di meraviglioso dal punto di vista meccanico, fisico, chimico, funzionale c’è nei corpi e negli organi degli animali, descrivono i “sonar” i “radar” i “gps” gli “occhiali a raggi infrarossi” (o a ultravioletti, o a luce polarizzata) che molti animali possiedono da tempi enormemente lunghi e che noi umani abbiamo scoperto, costruito e imparato a utilizzare soltanto negli ultimi cento, centocinquant’anni. E spesso ancora non sappiamo usare e comprendere sino in fondo.

Si parla di gufi, pipistrelli, lepri, ragni, formiche, pittime minori, grillitalpa, volpi e chi più ne ha più ne metta. Tutta gente che ha cervelli più piccoli del nostro, eppure sanno fare cose che noi stentiamo a capire e a imitare. Si parla anche – senza usare termini astrusi – di logica fuzzy, effetto Doppler e altre piacevolezze di fisica e matematica quasi elementare.

Certo noi, col nostro cervello perennemente affamato (stay hungry, diceva Steve Jobs), che pesa il 2,5% del peso totale del corpo ma consuma addirittura il 20% dell’energia totale del nostro metabolismo, siamo abbastanza versatili in tutti i campi mentre gli animali che eccellono lo fanno ciascuno in uno o due settori al massimo; quindi tutto sommato è meglio essere Homo sapiens perché così riusciamo a cavarcela meglio in generale, e la storia dell’ultimo milioncino di anni della Terra ce lo dimostra assai bene. Ma i campioni, cavolo se sono davvero campioni, nelle rispettive specialità! Noi uomini siamo onesti decatleti, bravini un po’ ovunque, ma siamo circondati da tanti campionissimi che fanno man bassa di medaglie d’oro ciascuno nella sua particolare specialità. Nelle quali spesso riusciamo ad avvicinarci al podio ma normalmente non vi saliamo, o al massimo possiamo aspirare al bronzo. Leggete per credere.

Questo, il libro in sintesi. Ora alcuni miei pensieri durante e dopo la lettura:
a parte alcune eccezioni – come il fisico quantistico americano Frank Jennings Tipler, che ha scritto libri come “La fisica del Cristianesimo” e non si vergogna a dichiararsi credente e cristiano – il normale Scienziato Contemporaneo è ateo o quantomeno si premura di specificare che lui non crede in sciocchezze tipo Dio, Ente Creatore o Progetto Intelligente (Intelligent Design) ma che tutto l’universo con il coacervo di cose che ci stanno dentro – e magari anche fuori qualora di universi ce ne fossero tanti riuniti in un mega Multiverso – è certamente (secondo lui) frutto e prodotto solamente del caso, che attraverso le leggi generali della fisica, della chimica e dell’evoluzione biologica ha reso reale il mondo in cui viviamo, esseri viventi compresi. I due autori di questo libro fanno anch’essi la loro doverosa dichiarazione di a-teismo (nella nota 4 del capitolo 2).

Il caso….. Il dio Caso, verrebbe da dire….
Io mi chiedo: dando certamente per assodate le leggi generali della fisica e della chimica eccetera, e ovviamente anche quelle dell’evoluzione biologica e della selezione naturale, ma davvero tutte le cose grandi e le minuzie dell’universo e tutte le leggi generali e particolari che lo amministrano esistono “per caso”?

“Le specie notturne [di uccelli] apprendono già nel nido la posizione della Stella Polare osservando durante la loro prima estate la rotazione del cielo notturno…” (pag. 293)
“Numerosi uccelli posseggono due sistemi indipendenti di magnetoricezione: una bussola a inclinazione connessa all’occhio destro e un senso magnetico “di mappa” originato da piccole calamite nel cervello” (pag.300)
“Il navigatore satellitare delle vostra automobile impiega probabilmente un algoritmo ACO (sta per Ant Colony Optimization [Ant in inglese significa formica]): studiare le formiche ci aiuta a trovare la strada di casa” (pag.152)
“I due occhi del topo campagnolo inviano dati al nervo ottico alla cadenza di 3,6 Gigabyte/secondo. Per confronto, la velocità della connessione internet a banda larga al momento in cui scriviamo è 250 kb/sec, cosicché un sorcio acquisisce informazione visiva 14 mila volte più rapidamente di quanto voi riusciate a scaricare dati da internet” (pag.261)
eccetera…..

Tutto ciò avverrebbe, sarebbe iniziato ad avvenire “per caso”; questo Signor Caso avrebbe “casualmente” dato inizio alle leggi fondamentali dell’universo e alla sua dote di energia-materia, e dalla “casuale” interazione delle leggi fondamentali con l’energia-materia sarebbero “per caso” venuti fuori gli occhi del sorcio di campagna, la Stella Polare, i nidiacei che la osservano, le colonie di formiche, i navigatori satellitari e gli uomini che li hanno inventati copiando le formiche, le calamite nel cervello degli uccelli migratori e via andando.
Mah…

Massimo rispetto per gli scienziati atei che venerano il Caso come unico costruttore dell’universo e trovano assurda l’ipotesi di un Dio Creatore e di un Progetto Intelligente ma a me pare molto molto più assurda e difficile da credere la loro ipotesi del Caso. Fra due idee bizzarre e improbabili, quella di un Ente Creatore mi pare assai meno bizzarra e improbabile, vista la estrema, minuziosa e funzionale complessità di questo universo di cui siamo parte.

Non dico che Dio abbia creato direttamente le calamite nel cervello dei piccioni o la connessione meccanica tra i timpani della mosca Ormia ochracea, grazie alla quale essa aggira le difficoltà dei processi di correlazione acustica dovute alle sue ridottissime dimensioni (pag.210); anzi oso dire che quando “barà et ha shamayim ve’et ha’eretz” (creò il cielo e la terra, Genesi 1,1) forse a Dio non gliene fregava niente della mosca e dei piccioni, non ci pensava. Lui si è limitato a dare le regole generali del gioco dell’universo e della vita, poi le cose andassero come dovevano andare, perché comunque aveva visto che “era cosa buona”, mosca o non mosca. Anche senza mosca, l’universo esisterebbe lo stesso, con le stesse regole, e sarebbe comunque “cosa buona”.

Diciamo che penso che sia come per il calcio: quando a Londra nel 1863 fu istituita la Football Association, la prima federazione calcistica nazionale, e furono scritte le regole del gioco del football, i gentlemen londinesi non decisero che il 28 agosto 2016 nello stadio Adriatico di Pescara in Italia il Genoa avrebbe battuto il Crotone 3-1 nella seconda giornata del campionato italiano di serie A 2016-17. Loro si limitarono (limitarono?) a stabilire le regole generali del gioco, poi succeda quel che dovrà succedere. Anche se le squadre del Genoa e del Crotone non esistessero il calcio esisterebbe lo stesso e avrebbe le regole che ha. Il risultato di domenica scorsa a Pescara dipende fortemente dalle regole inventate da quei signori un secolo e mezzo fa ma non ne è una inevitabile conseguenza. Idem per le mosche rispetto alle leggi dell’universo e a chi le ha inventate.

Però avrebbe il Genoa potuto battere il Crotone se le regole del football fossero state scritte “per caso” dal Caso? Forse si, ma sinceramente non so che tipo di gioco di squadra sarebbe potuto uscire da un processo casuale di formazione di regole autoassemblantesi senza volontà e senza coscienza di sé.

L’universo mi pare un cicinin più complicato del giuoco del pallone…. però deve per forza essere venuto su dal caso per caso. Va beh, basta crederci….

(Scritto il 2 settembre 2016)

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