Nel volume “Il grande Lupo Alberto 2 – Tutte le prime 200 tavole”, Rizzoli, 1990, la tavola 35 consta di 12 vignette; nelle prime otto Lupo Alberto medita e cogita con molti “mumble mumble”; nella vignetta 9 si guarda in uno specchio e chiede alla sua immagine “Cosa fai di bello nella vita?”; nella 10 si risponde con un enorme sorriso di gioia “IL LUPO!”; nella vignetta 11 tace e il sorriso si fa tirato; nella vignetta 12 Mosè (il cane da guardia della fattoria nemico-amico di L.A.) dice “Ti rovini il fegato così!..” osservando Lupo Alberto sdraiato a terra che tracanna bottiglie di alcoolici e risponde “Non rompere, hic, glub, blub”, mentre sullo sfondo una gallina chiede “Crisi esistenziale? E cos’è?” e un’altra le risponde “Una sciccheria… Roba da ricchi!”

Lo penso anch’io: ci sono malattie che i poveri non possono permettersi perché hanno cose più importanti a cui pensare per sopravvivere; certe forme di malessere psichico o psicosomatico sono “roba da ricchi”, come le crisi esistenziali. E come le intolleranze.

Secondo me le intolleranze alimentari nascondono problemi psicologici che l’intollerante fatica ad affrontare direttamente, trovando più semplice dare la colpa del suo non star bene a qualcosa di esterno a sé, secondo l’umanissimo atteggiamento “non è colpa mia, la colpa è di….” grano, latte, carne, zucchero, totani, sedano, banane…. Credo che sia normale che i “mali di vivere” dell’anima si manifestino anche in forma fisica ma penso anche che anziché smettere di mangiare pomidoro o pastasciutta bisognerebbe guarirsi il malanno spirituale che ci sta a monte. Però rinunziare a un piatto di tagliatelle è molto più facile che affrontare di petto i propri disagi sentimentali, professionali, familiari, le paure, la solitudine…. Conosco una persona intollerante a molti alimenti che con grande lucidità mi disse di aver chiaro che i veri termini del suo problema sono psicologici e non alimentari, ma non è ancora pronta a risolverli quindi si tiene le sue intolleranze e poi si vedrà. Saluto Doris M. tedesca-ligure-milanese…

Poi a volte mi pare che diventino delle mode: se non hai nemmeno un’intolleranza piccina picciò sei uno sfigato. Qualcuno un giorno mi chiese con tono quasi stupito “ma non hai mai fatto un test per le intolleranze?” Eh no, lo ammetto, non ho mai fatto un test per le intolleranze. La prossima volta che riceverò una domanda simile risponderò “si, ho fatto il test e sono risultato intollerante ai grulli (eufemismo)”.

Chissà se mentre attraversano il Sahara da Agadez a Sirte i migranti prima di addentare il cibo che trovano nel deserto si preoccupano di verificare che non contenga tracce di frutta a guscio e leggono la lista degli allergeni.
Ok, qui mi viene una facile auto-obiezione: tra i migranti forse non c’è nessuno intollerante alle nocciole o allo stracchino ma ci sono certamente molti che non mangiano salame e prosciutto. Non è un’intolleranza come quella dei ricchi europei insoddisfatti, ma mi chiedo se sia poi tanto diversa. Ma è Parola di Dio, certo, quindi la differenza è tanta… Comunque vale anche il viceversa: quanti sono i laici occidentali razionali che guardano con sorrisi di superiorità i divieti alimentari religiosi sul cibo e poi si crogiolano nelle loro intolleranze con le conseguenti proibizioni e tabù? L’uomo, quello che ama la libertà ma si appassiona ai divieti, diceva Jovanotti…

Comunque a me piace quella religione che dice “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro… Dal cuore dell’uomo procedono i cattivi pensieri. ..le malvagità. .. e contaminano l’uomo” (Marco 7,15-23 – e anche Matteo 15,10-20)

Altro: l’anno scorso andai a conoscere un gruppo di donne della Val Fontanabuona che commerciano nocciole autoctone (vedasi “Croccante come una nocciola”, La Casana 2016, n°3) e da loro appresi che un’industria alimentare di Campomorone, la Parodi Nutra, produce “Il Parodi, crema spalmabile di nocciola ligure di bosco raccolta a mano”. Davvero ottima, deliziosa, meglio della Nutella. Da Eataly a Genova la si trova; costa più della Nutella, credo, ma ne vale la pena.
Sull’etichetta del barattolo ci sono tre simboli: “Palm oil free”, “Gluten free” e “Vegan/Paleo”. So in che mondo vivo quindi capisco i primi due e metà del terzo, ma Paleo?????
Ok, so cosa significa: che questa crema può essere mangiata anche da chi segue una “dieta paleolitica, che si ispira all’alimentazione degli uomini nell’età della pietra, prima dell’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento, quando si nutrivano di alimenti trovati in natura tramite caccia e pesca”. Certo: perché è noto che gli uomini del Paleolitico sapevano fare un’ottima crema di nocciole, aggiungendo ad essa il cacao che stava in America e non c’era in Europa, ma Mammut, Babbut e Figliut lo acquistavano su Paleoamazon.
Però mi chiedo, perché limitarsi alla nutella paleolitica? Se si vuole nutrirsi paleo, coerenza vorrebbe che poi si andasse anche dal dentista paleo, quello che ti leva il dente cariato a colpi di clava. Comodo mangiare paleo e poi pulirsi i denti con lo spazzolino elettrico…

(Scritto il 9 settembre 2017)

 

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