Heureux qui dans le sein de ses dieux domestiques
Se dérobe au fracas des tempétes publiques,
Et, dans de frais abris trompant tous les regards,
Cultive ses jardins, les vertus et les arts!…

da “L’Homme des Champs, ou les Géorgiques françaises, par Jacques Delille. Paris, L.G. Michaud, MDCCCXX; second chant”

Donatella era un po’ così; diciamo che nemmeno nel suo giardino riusciva veramente a “eludere tutti gli sguardi” di chi e di cosa le dava crucci e preoccupazioni, ma certamente trovava nel giardino i giusti stimoli per “coltivare le virtù e le arti”.

Questa è la terza primavera da quando non c’è più la Signora di Villa Mergellina, ed è quella in cui il giardino si presenta più ricco di fiori e di colori. Tranne pochissimi casi tristi (e di uno di essi ne parlerò in futuro) mi sembra che il 80% delle piante del giardino abbiano ormai accettato il fatto che sono il loro unico genitore e mi dimostrano che il giardino – anche se governato da un podestà forestiero quale in fondo son io – ha ritrovato la sua pace e la sua serenità.

Donatella amava ogni anno fotografare i fiori più belli e di quelle foto aveva fatto almeno due album, che aveva regalato per Natale alcuni anni fa. Io nei due anni scorsi non ho avuto voglia di compiere questo rito quasi pagano di fissare in immagini immutabili il fenomeno tutto sommato effimero della fioritura. E comunque c’erano anche meno fiori da fotografare. In questo marzo 2018 invece ho scattato abbastanza, fissando in pixel l’arancione delle clivie e dei casmanthe che piacciono tanto agli uccellini, i blu dell’echium e dei muscari, il giallo degli oxalis e dell’orchidea, i differenti viola di pervinche, poligale, rosmarino e dimorfoteche, il bianco di viburni, fragoline e clematidi Armanda – per tacer di pruni, crassule, bouganville, aloe e mimosa ormai sfioriti che han dato il meglio di loro a febbraio; e ancora devono partire il bianco di calle, philadelphus, aranci amari e gelsomino, il melograno dai bei vermigli fior, le rose rosa e bianche, salvie e agapanti blu, la strelizia dal becco arancione, le aquilegie policrome, gli oleandri, il caprifoglio, gli alberi di Giuda dai fiori violarosa, i pitosfori gialli, i metri quadrati di nasturzi giallo-arancio, i metri cubi di plumbago azzurri…..

Io continuo a non essere un papà assiduo di questo giardino, il tempo che trascorro con lui è meno di quanto dovrebbe essere, ma mi sembra che finalmente abbiamo trovato un giusto modus vivendi, le piante e io; adesso riusciamo, io e quasi tutte le piante – e quel “quasi” un po’ mi rattrista – a comunicare tra noi con reciproco affetto e stima.
Mi rendo conto che a dire così posso sembrare bislacco (eufemismo per “scemo”) ma ho la sensazione di essere stato finalmente accettato come socio a tutti gli effetti dalla folta comunità vegetale del giardino Marsaglia di Villa Mergellina. Che potrebbe definirsi una specie di giardino inglese disordinato. Dona amava i giardini inglesi, ne abbiamo visitati parecchi in Sussex, Kent, Cornovaglia, e voleva che il suo di casa fosse un po’ simile a quelli, in cui tutto sembra naturale ma invece è voluto e organizzato. Ecco, adesso il suo giardino sembra naturale perché in gran parte lo è diventato davvero, e a me va bene così. E sono lieto di essere socio a pieno titolo di questa sciamannata comunità botanica.

Coi gatti non ho mai avuto problemi, mi hanno sempre considerato uno di loro già quando c’era ancora Donatella, ma gli animali vivono, pensano e agiscono più rapidamente. Le piante hanno un senso del tempo e modi di pensare e di agire assai diversi dai nostri; come è ben descritto nel Signore degli Anelli nelle pagine di Fangorn/Barbalbero e i suoi Ent. Mi ci son voluti ventiquattro mesi ma mi pare di avercela fatta a diventare “uno di loro” per le piante del giardino. Spero di riuscire sempre a meritare la loro fiducia.

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