Il problema della percezione della realtà, ovvero se ciò che si percepisce corrisponda o meno a ciò che realmente esiste, è questione essenzialmente filosofica (esempio banale la caverna di Platone) o fisica (esempio meno banale l’universo olografico) ma può assumere anche carattere politico. E ciò può influire anche pesantemente sulla vita delle persone e dei popoli.

Nella mia vita adulta il caso/destino/provvidenza mi ha portato a frequentare per ragioni di lavoro o di piacere numerose persone che volentieri definisco “bella gente”. Non posso giurare che tutti costoro siano e siano stati “belli” in ogni istante della loro esistenza giacché in massima parte la mia conoscenza è connessa solamente al loro lavoro, non alla loro vita privata, ma comunque mi sembrano belle persone. Le occasioni di conoscenza che ho avuto a causa del mio lavoro sono giunte soprattutto – ma non soltanto – dall’Università prima, dalla Casana e dal Gazzettino Sampierdarenese poi; le occasioni che ho di fare “belle conoscenze” non legate al mio lavoro derivano soprattutto dalle mie attività col FAI e col Club per l’Unesco di Sanremo.

Questa “bella gente” sono persone molto diverse tra loro: fisici e chimici, docenti universitari e ricercatori, agricoltori e allevatori, produttori alimentari, ristoratori, artisti, gestori di musei, guide turistiche, sindaci e assessori di piccoli comuni, parroci di città, uomini di fede di varie religioni, pensionati di paese, industriali, giornalisti, insegnanti….. eccetera. Con alcuni ci sono stati contatti ripetuti, altri li ho visti una volta e non li incontrerò mai più, ma fa poca differenza.

E ogni volta che mi succede di avere a che fare con qualche “bella gente”, siano coltivatori di fagioli o industriali di liquori o assessori dell’entroterra, mi viene da pensare: ma queste persone fanno parte della stessa società, della stessa nazione, dello stesso mondo che riempie di brutte facce e brutte parole i telegiornali, i giornali, e quei talk show televisivi che grazie a Dio non guardo? Questi “belli” e quei “brutti” sono veramente figli della stessa Italia e dello stesso pianeta Terra? Perché a volte mi sembra che non ci sia nulla in comune tra gli uni e gli altri, tra quelli che sbraitano scaracchiando disprezzo verso il mondo e coloro che lavorano senza far casino, dicono cose intelligenti parlando a voce bassa, manifestano curiosità verso ciò e chi sta loro attorno, si guardano intorno per cercare l’orizzonte e lo trovano lontano, aperto, mutevole, libero da muri e pareti che ne tappino la visuale.

E mi viene da concludere che probabilmente questo mondo in cui vivo non è così brutto, così male abitato come a volte penso leggendo e ascoltando le notizie che esso mondo mi invia attraverso i normali canali di comunicazione. Non è possibile che tutti gli esseri umani “belli” li incontri io; un banale ragionamento statistico mi dà la certezza che ce ne sono molti altri in giro.
Quindi, più che una reale situazione di bruttezza, è un problema di corretta o errata percezione della realtà. Si dice che la bellezza stia negli occhi di chi guarda… forse anche la bruttezza, la paura, l’odio, stanno più negli occhi di chi guarda che nella oggettiva realtà esterna.

Il guaio è che il funzionamento della società umana, politica compresa, è determinato anche dalle parole e dai pensieri e dalle azioni dei brutti e di coloro che dai brutti vengono abbruttiti a suon di brutte parole e brutte azioni. E a volte è difficile che il parlar sommesso dei belli venga percepito tra le urla e gli strepiti dei brutti.

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