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Il primo contributo non è farina del mio sacco ma è dell’amico (e ottimo “committente” di alcuni miei lavori) Stefano P, che mi ha scritto queste sue riflessioni giusto mezz’ora fa e che trovo assaissimo pertinenti, amaramente pertinenti. Riporto (in corsivo) pari pari ciò che scrive lui, solo l’ultima frase sarà un mio commento:

1) La monotonia del posto fisso
Caro Gianni,
la lettura dei giornali di oggi (ieri non ci sono riuscito), ha riempito di molto la misura.
A parole tanta novità, nei fatti, nessuna.
E, soprattutto, tanta ipocrisia o stupidità, a Te la scelta.
Come può il Primo Ministro Monti dire che il posto fisso è una noia? Lui che è la rappresentazione plastica del posto fisso? Certo, nella vita avrà cambiato molti lavori per sua scelta ma ognuno, di volta in volta, era fisso e a tempo indeterminato non ultimo quello di senatore a vita, più indeterminato di così!
E sono sicuro che la sua famiglia ha goduto della tranquillità sufficiente che ha consentito a suo padre di fargli frequentare la Bocconi, con i bei risultati che vediamo.
Ma è così difficile immedesimarsi nei panni degli altri? Anche di chi magari non è dotato di quale intelligenza o quale furbizia ma che, comunque, ha diritto ad una vita dignitosa? Chi ha più doni, intendo intelligenza e simili, deve usarli per gli altri non contro gli altri in una gara al massacro.
E che dire del Ministro Fornero che, quale docente universitario, ha un posto che è tanto fisso che è quasi morto, con un’efficienza produttiva tutta da verificare?
Sono francamente nauseato di questi ‘professori’ che non fanno altro che rimescolare le stesse carte ma che non propongono in effetti nulla di nuovo.
Mi chiedo perchè i lavoratori debbano pagare il costo di una crisi che è stata solo creata dall’eccessiva libertà del capitale che ha potuto in questi ultimi trent’anni uscire legalmente dall’Italia per andare a creare all’estero realtà produttive, sfruttando l’ingiustizia che regna nel mondo nella sperequazione tra i salari, unica vera causa della crisi italiana dovuta al fatto che non si produce più niente qui. Per tacer del capitalismo finanziario.
E, dulcis in fundo, nessuno usa la parola solidarietà. Ormai siamo un mare di monadi che non si sa bene perchè esistano e dove vadano. Solo il mercato regna e chi è ‘sfigato’ può solo crepare.
Tu, la “noia” del posto fisso, non la provi ma penso che non faccia fatica a capire quello che ho scritto.
Perchè l’ho fatto?
Perchè vorrei che Tu usassi il tuo blog per svegliare le coscienze. Io credo in Dio, non nel mercato. L’economia, di qualunque orientamento, è la versione in bella copia dell’egoismo e niente di più.
Non ho le idee molto chiare ma penso che non sia possibile andare avanti così.

Il mio commento è il seguente:

Sono d’accordissimo con te sull’infelicità insulsa della battuta di Monti e personalmente condivido ciò che scrivi (anche se sai bene che io di posti fissi… e sono certo che davvero mi annoierebbero un po’) perché è sempre facile parlare e pontificare dall’alto delle posizioni raggiunte (e dei soldi ad esse connese) da gente come Monti e Fornero e tanti altri. Politici “normali” compresi.

Ciononostante auguro lunga vita al governo attuale (lunga… sino al 2013) perché davvero non riesco a immaginare oggi un governo “meno peggio” per questa nostra patria scalcagnata.

 

2) Alberi assassini
In novembre scrissi della conferenza sulla vita “psichica” delle piante tenuta al Palazzo Ducale di Genova da un neurobotanico di Firenze, che fra l’altro affermava che le piante sono “i miti che erediteranno la terra”, perché sono molto più non-violenti degli animali eccetera.
L’amica Maria T, genovese-monegasca, mi ha fatto poi notare che in realtà i vegetali non porgono sempre l’altra guancia, anche se non sono costretti a uccidere per nutrirsi come gli animali.
Ha ragione a dire che le piante non sono sempre pacifiche e gentili, visto che lo stesso relatore fiorentino aveva raccontato a mo’ d’esempio che in un parco africano alcuni anni fa c’era stata una grande moria – non delle vacche come nella lettera di Totò bensì delle antilopi che il parco specificatamente proteggeva. Varie e vane ipotesi furono fatte per questa ecatombe, da un virus sconosciuto a un avvelenamento dei bracconieri, finché si scoprì che a uccidere gli animali erano stati gli alberi di acacia delle cui foglie queste antilopi si nutrivano: le acacie erano sottoposte a una predazione eccessiva perché le antilopi erano diventate troppe; quindi erano troppe le foglie degli alberi che venivano mangiate dagli animali. Allora gli alberi si erano difesi aumentando la quantità di tannino nelle loro foglie, sino a raggiungere livelli tossici e mortali per le antilopi che le brucavano.
La cosa che però più stupì i botanici e gli zoologi fu scoprire che tutte le acacie del parco avevano aumentato la quantità di tannino nelle foglie, non soltanto quelle direttamente sottoposte all’eccesso di brucatura da parte degli animali. In qualche modo gli alberi si erano passati l’un l’altro l’informazione sulla necessità di organizzare una difesa anche preventiva. Però come comunichino fra loro le acacie per “dirsi” queste cose, il prof. fiorentino non sapeva spiegarlo.

3) Storni frattali
Sabato 7 gennaio nel pomeriggio si tornava a Sanremo dopo essere stati brevi ospiti degli amici Nilla & Guido nella loro casa di campagna di Velva, sopra Sestri Levante. Sull’autostrada abbiamo visto un grosso stormo di uccelli (penso fossero storni) che faceva delle spettacolari evoluzioni in aria sopra le case di Andora, allargandosi e stringendosi, aprendosi e chiudendosi, alzandosi e abbassandosi… veramente meravigliosi. Tutti insieme, coordinati e numerosi, tantissimi e rapidi, creavano forme tridimensionali eleganti e ordinate in perenne movimento e trasformazione, che mi hanno fatto pensare a quelli che in fisica si chiamano “attrattori strani”, cioè le figure complesse con struttura frattale verso cui evolvono i sistemi dinamici caotici. Un centinaio di uccelli che volano insieme credo che sia un buon esempio di sistema dinamico abbastanza caotico, e le figure che creavano nel cielo erano belle (e strane) esteticamente e senz’altro anche matematicamente.
Mi pare di aver letto che nel volo dei grossi stormi di uccelli, come nel nuoto dei grossi branchi di pesci, non c’è un “capostormo-capobranco” che tutti seguono ma ogni singolo animale si muove avendo come riferimento un numero piuttosto limitato di suoi simili vicini ad esso. Sei o sette, non di più. Questa catena di relazioni ristrette riprodotte N volte all’interno del gruppo fa sì che il gruppo nel suo insieme si muova non disordinatamente, a rischio di disperdersi, ma ordinatamente restando unito. Se ho capito bene, si tratta di un insieme di cooordinamenti locali che rendono unita ed efficiente la società complessiva pur priva di un capo supremo. Sarebbe bello poter esportare il metodo alla società (al branco) degli uomini, ma non so se sia cosa fattibile…

4) I presepi e la Nonna Rita
Fra Natale e gennaio amo andar per presepi. Amo quei presepi che – similmente a quello che facciamo nella mia famiglia – rappresentano la nascita di Gesù nel paesaggio rurale italiano. Il mio preferito è quello di Crevari, sopra Voltri, e di esso già ne parlai qualche anno fa. Vasto, con 5 o 6 quadri diversi, c’è la borgata contadina, il ruscello, le montagne con la neve e i tuoni, la luna (anzi, se ricordo bene di lune ce ne sono ben due, in due quadri diversi e distanti…), le case col tetto in ciappe d’ardesia, alcune sotto la neve e altre fra campi e orti, e poi gli artigjani al lavoro, le donne nelle case… ah si, c’è anche la Sacra Famiglia, certo, ma nessuno va a vedere quel presepe grandioso per cercare Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, ammettiamolo…
Altrettanto affascinanti, anche se leggermente meno estesi e complessi, sono quelli di Geo di Ceranesi e della Certosa di Rivarolo. In entrambi ci sono alcuni simpatici anacronismi, come l’edicola della Madonna sul ponte, una grossa chiesa barocca, il santuario della Madonna della Guardia alto e lontano sul monte e una Piazza Cristoforo Colombo, tutte cose che certamente nella Betlemme del tempo di Cristo non potevano esistere…
Non male anche il presepe dell’oratorio di Torriglia, in cui il paesaggio è più di montagna che di collina, coerentemente con l’ambiente che circonda Torriglia.

Mi piacciono questi presepi anche perché mi riportano il ricordo di quel poco di vita rurale che ho avuto la ventura di vivere di persona quando ero giovinetto. Bimbo e ragazzo di città, con amici cittadini o di paese (a Ormea d’estate) ma della borghesia paesana, i soli contatti con la vita e con l’ambiente contadino li avevo quando andavo a Voltaggio con mio padre per alcune occasioni canoniche durante l’anno, Natale e poco altro. Certamente gli scout mi offrivano numerose occasioni di immergermi nella natura dell’Appennino ligure e delle Alpi occidentali ma era appunto un contatto con la natura più che con la cultura e con le persone di quelle montagne.
Invece ricordo la casa “dei Paganini”, dimora avita di mia nonna paterna, la Nonna Rita, e dove anche mio padre visse quando era un ragazzino sfollato da Genova sotto i bombardamenti: una casetta su due piani, stretta e addossata ad altre case contadine simili ad essa, con le scale dai gradini alti e ripidi, al primo piano il soggiorno, la cucina e il bagno piccolissimo sul balcone, al piano di sopra le camere da letto coi grossi letti in legno lavorato. Qualche anno fa la casa dei Paganini è stata venduta dai miei zii per manifesta inutilità per la famiglia, l’hanno acquistata dei vicini che perlomeno la mantengono legata al paese e alla cultura locale, se fosse finita nelle mani di qualche “foresto” sarebbe stato un dispiacere.
Di fronte a quella di mia nonna c’è una casa in cui abitavano – quarant’anni fa – un contadino anziano e mingherlino, vecchio quando ero bambino, di cui ora mi sfugge il nome mannaggia, qualcosa come Niculin… bah… e la sua grassa figlia Margherita. Lo pseudo-Niculin poi morì ma la Marghe (forse ora è scomparsa pure lei) tirò avanti parecchio e andavamo a trovarla, e io giravo a guardare gli animali di bassa corte che vivevano nell’aia, e lei ci offriva sempre una tazza di carcadè, una specie di tè color rosso vivo che io aborrivo ma bene o male bevevo, e c’era l’odore della legna nella cucina (quello ora la sento anche a Sanremo, dove di ambiente contadino ce n’è pochino ma il camino tira bene) e il salotto e la cucina erano pieni delle buone cose di pessimo gusto, forse non c’erano il Loreto impagliato e il busto d’Alfieri ma poco ci mancava.

Mondi per me scomparsi e si sa, la nostalgia, il ricordo un po’ melanconico dei bei tempi andati, che come dico spesso appaiono “bei tempi” non perché fossero belli davvero ma soltanto perchè sono “andati” ma ciò è sufficiente a farli un poco rimpiangere… Delizioso il film Midnight in Paris, vero?

5) Foce, non foce
Parlando dell’alluvione di Genova di novembre scrissi dei torrenti Fereggiano e Feritore (l’attuale Bisagno) e di cose del genere; fra l’altro scrissi che il toponimo “Foce”, nome dell’unico quartiere pianeggiante della città, non deriva dal trovarsi banalmente accanto alla foce del torrente Bisagno ma ha un origine diversa, simile a quella del quartiere Foce di Sanremo, del valico La Foce sopra La Spezia e della città di Fos presso Marsiglia.
Il cugino Alberto mi ha chiesto di non fare il misterioso e di spiegare quale sia questa origine diversa.
Gli “asperti” (come si dice in italo-genovese) affermano che questi toponimi indicano i siti di antiche colonie di greci focesi, provenienti cioè dalla città di Focea, l’attuale città di Foça sulla costa egea della Turchia. Secondo Erodoto i Focesi furono i primi greci a fare lunghi viaggi marittimi e scoprirono il Mare Adriatico, il Tirreno e l’Iberia, e su queste coste fondarono colonie. Tra le quali, forse, c’erano le varie “Foce” nostrane.

6) Poveri e imprenditori
Interessante articolo su Le Scienze del mese di novembre 2011, dedicato alle grandi e povere megalopoli del Terzo o Quarto Mondo; come Lagos in Nigeria e Mumbai in India. L’articolo si intitola “Bazar globale” e il sottotitolo recita “A sorpresa, baraccopoli, favelas e jhopadpattis (sono le baraccopoli di Mumbai) si rivelano luoghi dove fiorisce l’innovazione”. In pratica l’autore, un giornalista e scrittore di nome Robert Neuwirth, sostiene, citando nomi, cognomi e dati economici e sociali, che gli enormi quartieri poveri e poverissimi delle metropoli africane, asiatiche e sudamericane – che ospitano circa 900 milioni di persone, cioè il 10% della popolazione mondiale – sono prevalentemente abusivi e formalmente inesistenti da un punto di vista giuridico, politico e urbanistico ma sono vivaci laboratori sociali ed economici, sono “il crogiolo del nostro futuro globale”, e ciò soprattutto grazie alla cecità dei governi locali che si rifiutano di prendere atto della loro esistenza a causa della loro illegalità giuridica. Quindi, per necessità di sopravvivenza dei loro abitanti, “questi luoghi sono diventati alveari di inventiva, attività e imprenditorialità autonoma”.
Molto molto interessante, questo articolo.
Che mi ha fatto pensare che nel nostro piccolo qualcosa di simile è successo anche qui da noi, a Bussana Vecchia, che oggi è uno dei più graziosi e vivaci piccoli borghi dell’entroterra del Ponente ligure, dove fra ristorantini e gallerie d’arte si sentono parlare uomini donne e bambini in 4, 5, 8 lingue diverse; beh, tutto ciò si deve alla convinzione degli “abusivi” che per anni e anni e anni vi hanno abitato abusivamente, infischiandosene del fatto che gli enti pubblici e le autorità continuavano a considerare il vecchio borgo terremotato come un cumulo di rovine disabitato e spopolato.

7) Amare il prossimo

Nel vangelo di Marco, capitolo 12 versetti 29-31 (e anche in Luca 10, 27-28 e in Matteo 22, 36-40) si legge:

 

Gesù disse: ”Il primo comandamento è questo: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore, e amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze”. Il secondo è questo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Non c’è un altro comandamento più grande di questi”

Nel vangelo di Matteo, capitolo 7, versetto 21 si legge:
“Non chiunque mi dice “Signore, Signore!” entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”

Per quel che ho capito durante la mia personale pluriennale e non-ancora-conclusa ricerca della Verità, “fare la volontà del Padre” consiste essenzialmente nell’amare Dio e amare il prossimo.

Ma più esattamente mi pare di capire che la volontà del Padre consista soprattutto nell’amare il prossimo: infatti in Matteo 25, 34-ss, si legge che durante il Giudizio Universale Dio ci chiederà se gli abbiamo “dato da mangiare, dato da bere, vestito, consolato” avendo fatto queste cose “al più piccolo dei nostri fratelli”. Nel raccontarci il giudizio finale e i criteri che Dio userà per decidere se salvarci in Paradiso o dannarci all’inferno, Gesù non dice che Dio ci salverà se lo abbiamo pregato, se lo abbiamo venerato e lodato; dice che saremo salvati se abbiamo fatto del bene ai nostri fratelli. Se abbiamo amato il nostro prossimo. Non si fa nessun accenno alla fede in Lui che avemmo o non avemmo durante la nostra vita ma soltanto al bene che abbiamo fatto al nostro prossimo. Perché è l’amore per il prossimo che dimostra il nostro amore per Dio, lo dimostra molto meglio di quanto possono dimostrarlo le forme canoniche della religione: preghiera, fede nei precetti e nei dogmi teologici eccetera. D’altra parte: “chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv, 4,20)

8) La recessione del neodimio
Nel numero di dicembre 2011 de Le Scienze c’è un articolo “I tesori sepolti dell’Afghanistan” dove fra l’altro si legge che “La produzione mondiale di molti minerali un tempo sconosciuti e oggi divenuti essenziali per l’industria high-tech, come l’europio degli schermi sottili e il neodimio dei magneti delle auto ibride, è controllata da pochissimi paesi. Alcuni, come la Cina, hanno iniziato a limitare l’esportazione di queste risorse per favorire le proprie industrie nazionali. I paesi industrializzati si trovano quindi ad affrontare il problema di come reperire questi “elementi critici”… i sei elementi metallici del gruppo del platino, i 17 elementi delle terre rare,.. l’indio, il manganese, il niobio. L’economia e persino la sicurezza nazionale potrebbero essere messe in crisi se il commercio di questi elementi dovesse essere interrotto…”

Nelle pagine di Tuttoscienze (inserto scientifico del quotidiano La Stampa) del 25 gennaio c’è un articolo “E adesso Cina e India preparano il sorpasso” dove il fisico Guido Martinelli, direttore della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste) dice che “Tra qualche anno, al posto di Harvard, Cambridge e Stanford, in cima ai desideri di ogni ricercatore potrebbero esserci Taiwan, Pechino, Bangalore… ” Insomma, anche nella ricerca scientifica, e non solo nel semplice sviluppo industriale, Cina, Taiwan, India stanno raggiungendo i livelli di Stati Uniti ed Europa e in ciò impegnano soldi, teste ed energia.

Un po’ di storia: sono convinto da parecchio tempo che dalla fine della seconda guerra mondiale in poi l’umanità stia vivendo un periodo di transizione fra epoche diverse, molto simile a ciò che si trovò a vivere fra IV e V secolo d.C, al passaggio fra Antichità e Medioevo, e di nuovo nel XV-XVI secolo, quando finì il Medioevo e iniziò l’Eta Moderna.

La deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente – Flavio Romolo Augusto detto Romolo Augustolo – da parte di Odoacre re degli Eruli nel 476 e la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 sono i confini ufficiali fra le diverse epoche storiche ma questi passaggi sono naturalmente avvenuti con gradualità in periodi lunghi decenni se non secoli. Sono certo che il 4 settembre 476 nessuno si accorse – nemmeno Odoacre – che quel giorno sarebbe diventato una data epocale nella storia umana; similmente il pittore Giovanni Canavesio che il 12 ottobre 1492 concluse e firmò gli affreschi (meravigliosi) della chiesetta di Nostra Signora del Fontan sopra La Brigue in val Roia, sarà stato contento di aver terminato quel suo capolavoro ma certo non si sarà detto “diomio, oggi finisce il Medioevo e inizia l’Età Moderna, devo vestirmi bene e farmi la barba…”

Oggi, secondo me, siamo di nuovo a quei punti. Saranno gli storici dei secoli futuri a decidere dove fissare il confine ufficiale, se alla fine della seconda guerra mondiale, all’apertura del Muro di Berlino, al crollo delle Torri Gemelle o intorno a chissà quale altro avvenimento, magari ancora da avvenire.

Comunque sia, credo che dalla metà del XX secolo l’Europa, che ha governato e dominato il mondo per quasi cinque secoli dall’impresa di Colombo in poi, stia ormai esaurendo la sua “spinta propulsiva” nella storia della civiltà umana – succede a tutte le civiltà, prima o poi, i babilonesi come i greci come i romani – e stia cedendo il testimone della staffetta ad altri popoli, ad altre terre: l’America in primis ma ormai – anche più degli Stati Uniti – anche a molte nazioni che fino a poco tempo fa si definivano “sottosviluppate” o “in via di sviluppo”, poi sono diventate “emergenti” e ormai se non sono del tutto emerse poco ci manca. Come la Cina dalle molte risorse minerarie e dal PIL esplosivo. I popoli che nessuno ormai si permette più di chiamare “del Terzo Mondo” sono numericamente molto più grossi di noi europei vecchi e privi di figli, più ricchi di spirito di iniziativa, e accidentalmente anche molto più ricchi di risorse naturali e materie prime dell’Europa; alcuni di essi sono ormai anche sufficientemente sviluppati tecnologicamente da potersi gestire le loro risorse in autonomia infischiandosene sempre più della recessione economica e sociale dell’Europa e delle fisime di Merkel, Sarkozy, Monti, Cameron, Draghi e compagnia bella, noi comuni cittadini compresi. Stanno allegramente preparandosi a prendere il posto degli europei nella guida della storia, dell’economia e della civiltà umana. Ci vorranno ancora forse decenni o pezzi di secoli prima che all’Europa tocchi il destino dell’Impero Romano, e chissà chi sarà il novello Odoacre, ma sono convinto che presto o tardi – egoisticamente spero tardi – ci arriveremo.

Quando il buon Padre Giacomo Grasso O.P, un bel po’ di anni fa, celebrando messa ad alcuni ex-scout sui prati di Vara Inferiore diceva che gli europei dovranno accettare prima o poi l’idea di ridurre il loro tenore di vita, secondo me intendeva dire anche queste cose qui.

9) Santi e santuari
Ci sono due luoghi nel nord della Puglia, al limite occidentale del Gargano, che invitano il visitatore alla spiritualità e al raccoglimento, soprattutto nei periodi di “bassa stagione” qual’era l’assolato lunedì 23 gennaio quando vi andai io: uno è antico e potrei dire bianco per antico pelo, oltre che per caratteri litologici della pietra con cui è edificato; l’altro assai moderno è molto ed egregiamente policromo.

Bianco e antico è il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo, luogo di culto plurimillenario – prima pagano poi cristiano – dedicato all’Arcangelo guerriero che “fé la vendetta del superbo strupo” e “sta sempre alla presenza di Dio”; moderna e varicolore è la chiesa di San Giovanni Rotondo dedicata a Padre Pio – anzi, a San Pio da Pietrelcina, la più affascinante e anche un po’ inquietante figura di santo contemporaneo. Un santuario-grotta, costruito nel sottosuolo ed edificato nei secoli da longobardi, svevi, angioini, borboni e chi più ne ha più ne metta, e una chiesa uscita dalla mente immaginifica e geniale dell’archistar genovese e internazionale Renzo Piano.

Molto diversi l’uno dall’altro i due edifici sacri, e non sto a descriverli, basta andare sul solito Google e si trova tutto ciò che serve per capire. No, no: non per capire ma per informarsi. Per capire credo si debba scendere la penombra della scala antica sino alla chiesa-grotta dell’Arcangelo (Terribilis est locus iste – hic domus Dei est et porta coeli), e poi – percorsi una ventina di chilometri di strada fra pascoli radi con mucche bianche – entrare nella duplice chiesa del frate Pio (quella superiore lieve e ariosa e quella sotterranea dorata di mosaici dove riposano le spoglie del santo). Sono andato per lavoro a visitare il santuario dell’Arcangelo e per curiosità personale alla chiesa del santo cappuccino, e lì per lì ho trovato entrambe molto interessanti ma ho badato più agli aspetti storici e artistici dei due luoghi che alla preghiera. Soltanto con qualche ritardo, invece – e me ne dolgo – ho sentito dentro di me il profondo fascino emotivo, spirituale e religioso di quei due templi della fede, pur così diversi nella forma, nell’aspetto e nella storia. Meglio tardi che mai… La prossima volta che ci torno prego di più e fotografo di meno.

10) Meglio randagi o in canile?
I cani randagi che girano per le città del Sud Italia appaiono così strani a me che arrivo dal Nord dove il randagismo è un fenomeno che interessa soprattutto – o esclusivamente – le campagne e le montagne disabitate, dove i “lupi” che talvolta uccidono pecore e greggi sono spesso cani rinselvatichiti (Marzia, dimmi se sbaglio tanto). Al Sud invece ci sono molti cani randagi che vivono a stretto contatto con l’uomo, come le vacche in India. E a me fa così strano, vedere ‘sti cani che girano per le strade fra gente indifferente.. Mi sembra una cosa triste per i cani cittadini e poco dignitosa per i cittadini umani. Ma forse è solo questione di punti di vista: io ho dei gatti domestici che dormono sul letto “con mamma e papà” ma non mi stupisco né mi scandalizzo nel vedere i gatti randagi nelle vie di Genova e di Sanremo. So, sono abituato a sapere, che ci sono gatti domestici e gatti randagi, e ciascuno fa la sua vita. Forse per i miei concittadini meridionali la faccenda è identica coi cani. In Liguria ci sono cani domestici e gatti domestici e randagi, in Campania o in Puglia ci sono cani domestici e randagi e gatti domestici e randagi.

C’è di diverso secondo me, però, che i cani sono una specie molto più sociale dei gatti, necessitano di vivere in un branco – o una famiglia – con un capobranco, e certamente più dei gatti soffrono la solitudine. Quindi non so se siano davvero la stessa cosa, il randagismo canino e quello felino.

Per fortuna in quei tre giorni di Puglia ho visti pochi cani randagi (una dozzina in tutto) e per nulla macilenti, anzi avevano tutti l’aspetto pulito, con bel pelo, un paio li ho accarezzati e sembravano sani e nutriti. Non come quei poveretti che incontrammo diversi anni fa a Caserta Vecchia.

Poi mi chiedo: dove finiscono i randagi del Nord? In canile. Ma vivono meglio i cani dei canili o i randagi urbani? Mah?

11) Non solo Sassi
Matera, città dei Sassi, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco… Matera, la preistoria, la vita nelle grotte, Carlo Levi e Cristo che si è fermato ad Eboli…. Tutto vero, ma Matera è molto altro: la città dei Sassi è spettacolare, certo, bellissima al tramonto quando si accendono le luci nelle case e nei vicoli, ma a Matera c’è molto altro: c’è la città della nobiltà e borghesia ottocentesca con palazzi e strade pianeggianti ed eleganti, e c’è la città moderna del XX secolo dove c’hanno messo le mani fior di architetti, come Giancarlo De Carlo, e che la trovi citata nei trattati di urbanistica. Troppo poco tempo, un pomeriggio, per godermi e gustarmi Matera città triplice, bisognerà tornare anche lì… Poco tempo anche una sola mattina per conoscere davvero la bella Bari, un po’ Genova antica (ma Bari Vecchia è più bianca del nostro centro storico) e un po’ Napoli otto-novecentesca (ma la Bari nuova è più pulita di Napoli…). Quella specie di bora gelida e scura che arrivava dalla Croazia e alzava il mare faceva un po’ Trieste, ma era sempre Bari.

12) Murgia da mangiare
Interessante come i santuari e le città, ho trovato in Puglia la volontà di alcuni coltivatori e produttori agricoli delle Murge di valorizzare la loro ricca agricoltura tradizionale, dal profumatissimo (benché un po’ ostico da masticare per chi è debole di denti) pane di Altamura (Presidio Slow Food) ai molti e differenti legumi, alla farina di grano duro locale usata per fare pane e pasta… La Puglia è stata per decenni e forse secoli una terra di olio e vino “tanti” ma di mediocre qualità, buoni per tagliare i delicati vini e oli settentrionali e francesi; oggi mi par di capire che stia diventando faber suae fortunae valorizzando il meglio della millenaria agricoltura di quelle terre aride e spoglie. Grazie anche al Presidio Slow Food del Pane tradizionale dell’Alta Murgia, che funge un po’ da guida dello sviluppo e della valorizzazione dell’agricoltura altomurgiana di qualità, collaborando con associazioni di contadini e di commercianti che vogliono (cito): “difendere il territorio inteso come insieme complesso di paesaggio, identità culturale e biodiversità… riportando alla luce tradizioni sociali e di tecnica agronomica che fanno parte della storia e dell’identità dei luoghi”. Fanno bene, fanno benissimo, questo che si sono assunti (e come loro ce ne sono tanti altri in giro per l’Italia) è un impegno di enorme importanza sociale, economica e culturale. Io sono convinto che valorizzare le tante eccellenze dell’agricoltura italiana può concretamente aiutare la nostra patria a uscire dal difficile – e forse molto lungo – periodo di crisi che stiamo attraversando.

13) C’è un Segreto per tutti
Sono anche simpatici, i Complottisti Mondiali…quelli che “sanno” che c’è qualche Segreto più o meno mondiale che pochi conoscono e che a “noi” (la gente normale) viene tenuto nascosto. Simpatico, il giovine ristoratore che a Monte Sant’Angelo mi ha dato varie utili informazioni sul santuario di San Michele, peccato che poi abbia iniziato a straparlare di triangoli sacri fra Mont Saint Michel, Monte Sant’Angelo e Medjugorje (ho obiettato che Medjugorje riguarda la Madonna non l’Arcangelo Michele ma non ha battuto ciglio) e diceva che c’è un quarto segreto di Fatima che riguarda Gerusalemme e ancor peggio affermava sicuro che ci sono almeno 200 morti sulla Costa Concordia ma nessuno lo dice perché se no i tedeschi si arrabbiano e fanno salire lo spread… Gli ho chiesto dove sono i parenti di questi 200 morti, perché non si fanno sentire, perché non protestano… Dice che la Costa li paga perché stiano zitti…

I Complottisti Mondiali sono molti e diversificati ma credo che i più autorevoli siano quelli che dicono che gli UFO sono tra noi e ci manipolano geneticamente e i Governi lo sanno ma tacciono e tengono all’oscuro i cittadini… I governi tacciono… mi immagino i nostri governanti ed ex-governanti che sanno tutte ‘ste cose degli Ufo e se ne stanno zitti a tenersi il segreto fra loro senza andare da Vespa e da Fazio… ma mi facciano il piacere….

A meno che i Governi che sanno degli Ufo e tacciono siano soltanto i soliti “cattivi” capaci di ogni nefandezza, ovvero gli Stati Uniti e Israele. Ci aggiungerei pure la Germania, che in questo periodo appare abbastanza cattiva.

Sarà anche stata una mappazza, il Pendolo di Foucault di Umberto Eco, ma come mi ero divertito a leggervi di Pim Casaubon e Jacopo Belbo e Diotallevi che prendevano in giro quelli che credono che ci siano Oscure Congreghe che sanno Importanti Segreti e tramano per Dominare il Mondo (e spesso fanno grande uso di maiuscole nei loro scritti, scambiando forse l’italiano col tedesco)… Forse i politici e gli economisti che si riuniscono ogni anno a Davos formano una di queste Oscure Congreghe………

(Scritto il 3 febbraio 2012)

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