Questa più che vita minore è una vita “grande”: più vecchia di me, viaggia oltre la sessantina perché credo che mio nonno l’abbia piantata nel giardino di Ormea quando edificarono la casa in sostituzione della villa bombardata durante la guerra. Fiorisce sempre e comunque, trovi qualche suo fiore di color aranciorosato anche a metà novembre quando il giardino e tutto il paese sono ingrigiti e spogliati dall’autunno che desidera diventare inverno. Una forza della natura. Me la immagino calma, flemmatica, meditativa – probabilmente anche un po’ superba – forse portata alla filosofia e poco interessata ai pettegolezzi che si bisbigliano tra loro le primule gialle e viola che fioriscono in marzo ai suoi piedi; ma credo che vada d’accordo con la peonia dai bellissimi fiori rosso-viola che le sta accanto, assai più bassa di lei ma molto molto elegante. Mi piacerebbe sapere cosa pensa di me, lei che mi ha visto sgambettare nel suo giardino dalla lontana estate del 1959 e ora mi incontra così fugacemente; un saluto glielo faccio sempre ma forse dovrei fermarmi a chiacchierare con lei un po’ più con calma, in fondo chi c’è ormai nella mia famiglia che mi conosce personalmente da quando ero veramente piccino picciò? I due zii Gianfranco, che sono i più diversamente giovani della famiglia, e questa rosa e le ortensie che le stanno intorno nello stesso giardino. Però le ortensie da ottobre a marzo vanno il letargo, lei rimane lì, ritta e austera, a sfidare i rigori invernali coi resti dei suoi ultimi fiori novembrini e la voglia di far sbocciare appena possibile i primi fiori primaverili… Un bell’esempio di vita.

(Scritto il 28 luglio 2017)

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