Palazzo Spinola-Gambaro è il primo a sinistra nella fila dei palazzi Cinque-Sei-Settecenteschi nobiliari “elegantissimi e comodissimi” di Via Garibaldi a Genova. Vi ha sede il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, che spesso nei suoi locali sontuosamente affrescati e stuccati ospita piccole ma dense mostre culturali. Quella di adesso è “Vaghe stelle dell’Orsa…”, dedicata, anvedi, a Giacomo Leopardi. Il sottotitolo è “Gli infiniti di G.L.”: in breve e raccolto spazio, in un ambiente neronotturno illuminato da una Luna piena proiettata a mezza sala, sono esposti un po’ di quadri di vari pittori del ‘900 (Carrà, De Chirico, Savinio, Fontana, de Pisis, Scanavino….) che esprimono – a idea dei curatori – le stesse tensioni espressive, in rapporto all’umanità e alla natura, espresse dalla poesia del Leopardi e successivamente dalla poesia del Novecento, ovvero – cito dal depilantes illustrativo, – la difficoltà di armonizzare il rapporto tra il sé e la disumanità del mondo. Inframmezzo a codesti quadri molto novecenteschi ci sono alcuni manoscritti del Nostro, generosamente offerti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli che li conserva. Sono magnifici foglietti giallini da taccuino o quaderno old-style, datati e manoscritti con bella grafia ben leggibile, e non privi di correzioni e modifiche. Mi piace assai il poter leggere le versioni “a latere” delle poesie celebri, oltre al piacere di leggersele nella loro grandezza poetica e scritte di mano autografa dall’Autore. C’è A Silvia, ricchissima di correzioni e chiose, si vede che c’aveva messo l’anima nello scriverla e la voleva perfetta, c’è il Canto notturno, con qualche ipotesi secondaria – tipo “E’ funesto a chi nasce il dì natale (è triste)”, c’è La quiete dopo la tempesta dove si legge che
“Passata è la tempesta
odo augelli far festa (cantare) e la gallina” eccetera, che bene ha fatto a lasciar il far festa e la rima interna anziché mettere cantare.
C’è Le Ricordanze (vaghe stelle dell’Orsa, appunto) poi qualche operetta morale, eccetera.
A Silvia l’avevo già incontrata, mi pare nella mostra al Ducale sul “Viaggio in Italia”, il resto è nuovo.
Ho letto sul giornale che un’uscita pubblica così tutt’insieme i manoscritti leopardiani non l’avevano mai fatta, quindi grazie alla Biblioteca Naz di Napoli.
In fondo basta un quarto d’ora, magari 25 minuti, e si vede tutto. Ed è gratis! Questi bancari ogni tanto son pure generosi, eh!
Insomma, venghino venghino, anzi vadino vadino, sioressiori!

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