Capisco che Leopardi fosse marchigiano. Voglio dire, se uno nasce con l’animo poetico, sensibile alla bellezza e al dolore del creato, ok, la bellezza se si è abili la si trova anche in un sacchetto che vortica nel vento davanti a un garage cittadino (American Beauty evidentemente mi ha colpito, è la seconda volta che cito ‘sto sacchetto che rotea sul marciapiede come esempio di bellezza nascosta), ma se si nasce e si vive in un paese come Recanati, beh, lì Calïopè ha facilità ad alquanto surgere, padre Dante permettendo. Ché i colli marchigiani sono una sequenza sfumata verso l’infinito di gialli e di verdi morbidi e (essendo in agosto) velati di foschia, sui cui cocuzzoli svettano borghi marroni e rossicci, una torre vede il campanile del borgo dirimpetto, da quello il castello del paese lontano, via via fino all’azzurro smorto degli Appennini, ombre di monti Sibillini appena visibili oltre l’afa, il montarozzo verde del Conero a nascondere una fetta di mare Adriatico che c’entra così poco con le morbidezze di girasoli ed ulivi delle colline.
Tutti d’accordo che se Giacomo Leopardi fosse stato un fustacchione aitante probabilmente Silvia gli avrebbe concesso “le sue grazie”, come si dice, e lui tempo per scrivere di ermi colli e di passeri solitari e di lune in ciel ne avrebbe avuto poco. Però certi pensieri poetici e malinconici che avvicinano l’animo alla immensa beltà del mondo vengono pure a chi fa il turista agostano in ottima e femminile compagnia, se costui turisteggia vagabondando per le colline marchigiane, in quel paesaggio forse non pari ma certamente poco inferiore alle colline toscane senesi per dolcezza e bellezza. E chissà che belle ‘ste colline in primavera, con l’aria limpida e i prati fioriti, fra Osimo, Camerino, Cingoli e Filottrano! Quindi capisco che Leopardi fosse marchigiano.

Interessanti alquanto, poesia a parte, anche i piatti e i vini della cucina marchigiana (e umbra, e toscana), le amiche monzesi di Donatella incontrate a Sirolo sul Conero, e altri ameni siti, quali la spiaggia di Portonovo sul Conero (anzi, sotto, il Conero), Colfiorito con le sue patate e i container dei terremotati, l’austera Camerino in restauro postsismico come mille altri borghi fra Umbria e appennino marchigiano, la ripidissima Todi, la sempre splendida San Giminiano, gli affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo e quelli di Giotto ad Assisi, eccetera eccetera per 1800 km e 10 giorni di pranzi, vini e cene sparsi per 7 provincie……Provincie, si scrive con la i?

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