Due pensieri da marito, nel senso che in questo primo vero periodo di calma post nuziale, post trasloco, insomma, ora che le cose incominciano a diventare “normali”, incomincio a percepire sensazioni e stati d’animo che prima non avevo la possibilità di conoscere, visto che si era in una situazione pratica e spirituale di cambiamento, in una successione di provvisorietà.
In parole povere, le novità della nuova vita “normale” da marito e da marito distante riguardano un po’ me-e-Donatella come persone, un po’ me-e-la-casa come abitante singolo. Dal punto di vista della vita della coppia constato che il fascino, chiamiamolo così, della vita libera durante i giorni feriali inizia a scemare. Continua ad essere comodo per certe attività serali, non tanto il birrino con l’amico Uge, che quello lo immagino facile anche se Donatella vivesse qui con me sempre, quanto ad esempio i cine in inglese con Silvia P, o i caffè da Monica C, o i dopocena con Francesca L, robe che a me, per ora, continuano ad essere utili, in un certo senso, ma non so quanto riuscirei a sentirli facili e scorrevoli se Donatella fosse qua.
Poi magari tutto andrebbe liscio, ma al momento mi sento più a mio agio telefonandole “ciao Dona, stasera andrò da Monica” piuttosto che immaginarmi dirle vis a vis “ciao vado da Monica”. Che nessuno formalmente vieterebbe a lei di venire da Monica insieme a me, ma è’ ben chiaro a entrambi, io e lei, che i miei incontri a due con le mie amiche “storiche” hanno un senso in quanto io e l’Amica; altri partecipanti, Moglie inclusa, sarebbero un poco fuori posto. Certo, basta pensare che anche lei si ricostituirebbe il suo antico giro di amicizie genovesi, e tutto diventerebbe equo ed equilibrato. Però per ora mi vien, ci vien più facile cosi’, io vedo le mie amiche qua mentre lei è a Sanremo, e tutti siam contenti. Però, pur essendo quindi sempre comodo sotto certi aspetti la vita da single infrasettimanale, certe cose iniziano a diventarmi un po’ sgradevoli, tipo il tornare a casa la sera e trovarla buia e vuota, il dormire nel letto da solo, il far colazione da solo. Insomma, incomincia a mancarmi nella vita di casa quotidiana, questa moglie che non c’è. Ma per ora non si può far altro, bisogna accontentarsi.

La mia vita in casa anche è un po’ cambiata, ma adesso intendo nel senso che avendo cambiato la casa, alcune cose son variate, bene o male non so, solo che son diverse da quando stavo nei 33 mq da single e me ne rendo conto. Si tratta soprattutto di due aspetti, che riguardano i libri e la cucina.
Libri nel senso che prima vivevo in un’unica camera, e quella era piena di libri. Tutti i miei libri erano lì, intorno a me quando dormivo, leggevo, scrivevo al pc, ascoltavo musica, solo il bagno e la cucina ne erano privi, quindi nei fatti solo il lavarsi, far pipì e popò e far colazione erano azioni quotidiane in cui non avvertivo la presenza dei “miei” libri intorno, libri che sono, da anni, da quando son diventato adulto, una parte essenziale di me. Mi addormentavo e mi svegliavo e la prima cosa che vedevo nel mondo erano libri. E le foto appese, un tempo delle mie varie amiche/i, poi solo quelle di Donatella. Ora di foto di Dona ne è piena la camera da letto, per lo più sono foto di lei ventenne e dintorni, assai carina. Da questo punto di vista il cambiamento non ha causato danni. Ma per i libri… Ora essi stanno un po’ nello “studio”, un po’ in sala, e in camera da letto nulla, solo quei due che sto leggendo. E in un certo senso ho l’impressione di aver smarrito qualcosa di personale, qualcosa di fisico, come se avessi perso i capelli o mi fossi tagliato la barba; è una sensazione curiosa, immagino non veramente grave né significativa, visto che ‘sti libri mica lo ho bruciati o venduti, così come se diventassi calvo mica cambierei personalità, pero’ mi perplime un po’. Non me lo aspettavo. Vedrò come andrà avanti. O andrò a dormire sul divano in sala, o diverrò analfabeta….

Cucina: ora ho una cucina completa, vera, fornita di tutto il necessario per cucinare e cenarvi per bene. Mi piace ciò, mi fa venir voglia di usarla di più, non solo per le colazioni. Ok, ceno spesso dai miei perché mia madre cucina meglio di me, per vederli un po’, per risparmiare, ma son certo che mi verrà voglia qualche volta di invitare a cena qualcuno. PER NON PARLARE DEL DIVERTIMENTO DI FARE LA LAVATRICE E DI STENDERE!!!!!! Magari un giorno mi metterò pure a stirare!!?!?!?!?!?!

Ancora:
succede che viaggiare in macchina al venerdì tardo pomeriggio su pezzi di autostrada e di Aurelia diretto verso Sanremo circondato dal buio della lunga notte invernale, ascoltando buona vecchia musica e magari ammirando la luna piena che sorge fra le nubi marine, mi stimola la riflessione (diciamo la sega mentale, per usare un termine amato e abusato in gioventù) su ciò che fui, ciò che sono, ciò che sarò, ma soprattutto su ciò che fui. Ciò che fui di bello e di brutto, di lieto e di infelice, insomma, di diverso da ciò che sono ora.
Viaggiare in macchina al buio con musiche di decenni fa in cassetta mi fa tornare giovane; non che adesso con Donatella non si faccia più, di viaggiare in auto al buio ecc; ma è diverso. Almeno è diverso rispetto a quando viaggio da solo, libero di vagare… e di rimpiangere, ogni tanto, qualche sciocco modo di essere e di pensare passato, passato e sciocco e anche meno divertente e piacevole e sereno del presente maritale, ma uno rimpiange “i bei tempi andati” mica perché fossero oggettivamente belli, ma perché sono oggettivamente andati, e tanto fa.
“Sarebbe bello accompagnarti per certi angoli del presente / che fortunatamente diventeranno curve nella memoria /
quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente / ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria”
canta De Gregori, e lo cito anche troppo spesso.
Accettare il fatto come una vittoria non so, non credo di riuscirci sempre e credo che nessuno ci riesca davvero. Ma smussare gli angoli oh, si, ci riusciamo benissimo tutti!
Per esempio, venerdì scorso, sulle curve calcaree di Capo Noli, con Neil Young che cantava roba di più di vent’anni fa, pensavo a certe fantasiose illusioni giovanili, da scapolo, che ora non ho più, tipo la speranza illogica e infantile di incontrare un giorno o l’altro, per caso in viaggio o sugli scogli di Pontetto, una donna sconosciuta con cui vivere una intensa, breve, sentimentalmente poco impegnativa e clandestina storia d’amore e di sesso fine a sé stessa. O più realisticamente, il partecipare a certe feste dove bevi e balli fino alle 4 del mattino e torni a casa col sole che sorge. Insomma, quello che un poco rimpiangevo venerdì scorso era quel fascino sciocco dell’incertezza del futuro, quel non aver legami, quel non aver nulla e perciò stesso potersi aspettare tutto. Dimenticandomi, sull’onda delle note country del pellerossa canadese, che i tempi e i momenti in cui non avevo nulla, più che trascorrerli aspettandomi tutto, in realtà li passavo con il timore di continuare ad avere nulla all life long. Che sarebbe stata una vera sfiga. Ma appunto è una questione di angoli e di curve, il fascino delle angosce passate sta nel passato, dimenticandoci che erano angosce e non gioie.

error: Il contenuto è protetto!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi