Lezione di geografia, oggi interrogo: parlatemi del Molise.
Quanti italiani sanno qualcosa del Molise? Scommetto la coda di Codamozza che la maggior parte dei miei affezionati lettori a stento sanno dov’è,’sto Molise, e quali sono le sue città; e se poi chiedessi di parlare dell’artigianato molisano, dei suoi formaggi e dei suoi vini, o dei suoi musicisti…?

Beh, anch’io fino a una decina di giorni fa ne sapevo ben poco… Molise, l’unica regione italiana in cui non avevo mai posto piede. Gravissimo!
Va ben che è piccolo, che imbattersi nell’Emilia Romagna o nella Campania è più facile, son grosse, ci inciampi dentro anche se non vuoi. Ma lui laggiù, né centro né sud, lui lassù un po’ sperso fra quei monti, che qui al nord i monti si pensa prima alle Alpi e gli Appennini son belli ma un po’ di seconda scelta, però la neve sulle Mainarde c’era davvero, dietro l’abbazia di San Vincenzo al Volturno, che sulle mie Alpi Marittime se n’è andata già da mò, la scarsa neve di questo non-inverno da Cappellaio Matto. E là c’era ancora.

Dell’alto Molise, più esattamente delle località visitate e conosciute andando su e giù per la provincia di Isernia con Donatella dal 24 al 28 aprile u.s. spero di avere numerose (e magari un po’ retribuite) occasioni per scriverne e descriverle in altre sedi; spero, cerco, di poter raccontare il “mio” Molise su riviste di geografia umana e ambientale, periodici di turismo e cultura, sarebbe bello anche potersi inventare qualche libro ben scritto e ben illustrato, qualche bell’opuscolo di promozione turistica; cose varie che mi permettessero di guadagnarmi qualche pagnotta parlando bene urbi et orbi di questa piccola deliziosa ospitalissima terra di antichissima storia e multiforme cultura.

Quindi questa chiacchierata informale odierna non scenderà nei dettagli delle cose viste e fatte. Se volete (e vogliatelo!) sapere qualcosetta sul sontuoso Palazzo Del Prete di Venafro, sui formaggi di Franco Di Nucci di Agnone (fornitore di mozzarelle e caciocavalli alla Santa Sede) e sulle campane (pontificie pure quelle) della stessa Agnone; se vi incuriosisce il sito paleolitico di Isernia con le sue ossa di bufali, megateri e tigri dai denti a sciabola, o il teatro sannitico di Pietrabbondante con i sedili in pietra anatomici; se vi vien voglia di ascoltare la zampogna di Piero Ricci che suona musiche che sanno di Smètana, di Sesta Sinfonia, di New Age; se vi piacciono gli affreschi altomedioevali come quelli della Cripta di Epifanio, se vi diverte andare a cavallo su altopiani coperti di boscaglia e biancospini fioriti come quello di Staffoli, se ignorate il vitigno Tintilia, padre di un ottimo vino nero corposo e gustoso, o la polenta di Macchiagodena che ruvideggia saporita sulla lingua mentre la mangi all’ombra del robusto castello, se volete conoscere italo-americani che cercano i luoghi d’origine dei loro nonni emigrati, se eccetera (perché mica è finita qui…..) andate a farvi un giro nell’Alto Molise, su e giù per la provincia di Isernia.

Troverete un fotìo di cose e luoghi interessanti, ameni, belli insomma. E incontrerete un mucchio di gente ospitale, gioviale, che ti parla come se fossi loro amico anche se ti hanno conosciuto dieci minuti fa.
Perché è vero che io ci sono andato in un modo un po’ insolito, non da turista simplex ma come “giornalista free-lance” desideroso di conoscere quella terra per poterne scriverne e raccontarla, ma la simpatia umana, la gentilezza e il senso di ospitalità più di tanto non si inventano; sono come il coraggio per Don Abbondio, se uno non ce l’ha non se lo può dare. Invece se uno ce le ha le da, l’ospitalità, la simpatia, la gentilezza, anche a chi non va in Molise in veste di giornalista (per quanto sciamannato) ma per semplice vacanza.

Fata Turchina del nostro soggiorno molisano è stata l’inimitabile Emilia V., innamorata della sua terra come è giusto che le persone intelligenti e sensibili siano. E perfetta organizzatrice delle nostre quattro giornate altomolisane, freneticamente piene di cose di luoghi e di gente che alla sera eravamo davvero “stanchi ma felici per la bella giornata trascorsa” come suol dire mio zio Gianfranco. Alle spalle dell’attività di perfetta padrona di casa di Emilia c’è stata la mecenatesca benevolenza dell’assessore provinciale al turismo (nonché sindaco del montagnoso comune di Macchiagòdena e abile distributore di piatti di polenta nella sagra del paese) Angelo I. che ha avuto la bella idea di invitarci nella sua provincia “loro graditi ospiti” con quel che di gradito ne è conseguito (anche) dal punto di vista delle palanche del nostro portafoglio.
Poi gli altri: Dorothy e suo nipote Giuseppe, che con le conversazioni e l’affabilità da amici più che da padroni di casa avrebbero reso un piacere il pernottare e cenare nel loro b&b/salotto-culturale anche se anziché il sontuoso Palazzo Del Prete di Venafro fosse stato un motel dell’Oklahoma; Francesco M. titolare dell’unica condotta Slow Food altomolisana, piacevolmente autoironico sulle conseguenze “panciose” della sua pluriennale esperienza eno-gastronomica e gentile autista della sua ampia e disordinata Multipla.
Molti altri altrettanto simpatici e interessanti personaggi abbiamo incontrato, ma vorrei evitare di appesantire troppo questo già lungo messaggio quindi li taccio. Però sia chiaro che se qualcuno di coloro che leggono queste righe decidessero, sooner or later, di andare a farsi un giro per Isernia e la sua provincia me lo faccia sapere, che gli darò volentieri qualche dritta più dettagliata sui luoghi e sulle possibili persone incontrabili.

Ancora un saluto particolare a Emilia, Giuseppe e Dorothy, Francesco, con la speranza fondata di incontrarli di nuovo, prima o poi. Loro e gli altri.

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