Monte Fasce, in cima, 834 metri slm, la sera di lunedì, verso mezzanotte. Il giorno che tutta la Liguria sotto i 200 metri di quota era sotto una cappa di umidità grigia degna della migliore Bassa Padana autunnale, mai vista così e si che un po’ di anni ce l’ho.
Ottocento metri qui sotto, Genova non c’è più. Esiste solo uno strato di nuvolaglia spessa grigia-biancastra-rossiccia, e di forma stranamente curva come nelle foto dalle astronavi dove si vede la curvatura della Terra. Sopra questo nulla da Storia Infinita brillano le lucine del Santuario della Guardia, dirimpettaio del Fasce all’altro capo della città, un faro biancastro dalle parti del monte Beigua e la luce intensamente arancione del chissacosè sul chissaquale monte delle Alpi Marittime. Bagliori ripetuti a ovest, in Piemonte, e a nord, verso la Lombardia. Lontani, fossero stati ad est potevano sembrare armi serbe. Ma erano solo lampi.
Scendendo, ad Apparizione la nebbia illuminata dai fari del sottostante Corso Europa e dintorni aveva una tonalità rossa accesa che San Giovanni quando ha avuto la visione dell’Apocalisse doveva essere una cosa così.
Mai vista Genova conciata in questo modo.

(Scritto il 5 giugno 1995)

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