Quanti begli slogan nelle pubblicità della grande distribuzione! Abbiamo abbassato i prezzi… prezzi bassi e fissi..

Poi cenando si sente al tg che in Puglia è morta una donna di 49 anni – Paola, italiana, non “extracomunitaria” negra e clandestina – probabilmente per la fatica del troppo lavoro nella vendemmia dei vigneti pugliesi. Una che si alzava alle 3 di notte per andare a lavorare a giornata a molte decine di chilometri di casa per 27 euro al giorno. Ventisette, che supponendo una normale giornata di lavoro di otto ore significa 3,37 euro all’ora. Tre euri e spiccioli all’ora non per stare seduti in un ufficio a scartabellare carte con l’aria condizionata ma all’aperto, nei campi, nel caldo dell’estate sotto il sole della Puglia, che in questo luglio il-più-caldo-da-quando-esistono-le-misurazioni-delle-temperature-cioè-da-circa-150-anni è la regione più calda d’Italia.

Poco più di tre euro all’ora per raccogliere l’uva che diventerà buon vino che sarà bevuto da tutti coloro che apprezzano il buon vino italiano, me compreso.

E mentre ascoltavo questa assurda notizia pensavo…..
Pensavo che così si capiscono certi prezzi che sono praticati dai supermercati “vicini alla gente”, quelli che tengono i prezzi bassiefissi per aiutare le famiglie dei consumatori…se chi lavora alla base della cosiddetta filiera viene pagato con compensi da quasi-schiavi ben si capisce come il Grande Supermercato possa tenere i prezzi bassi per chi sta in cima alla sullodata filiera, i cosiddetti “consumatori”.

[L’amico Pietro Pero, autorevole collaboratore “di peso” del Gazzettino Sampierdarenese, mi scrisse tempo fa un messaggio che rispondeva a qualcosa di mio su analoghi argomenti; ne cito una parte: “Dal 1990 al 2000 sono stato amministratore e/o direttore commerciale di una società produttrice di conserve, che confezionava a marchio della grande distribuzione. Alcune catene (non tutte, ma molte) lavoravano con un sistema che definivamo “garrota. Una delle cose più temute era la lettera che periodicamente ricevevamo e che cominciava così, più o meno: “caro fornitore, essendo tu al nostro fianco negli sforzi che la nostra organizzazione compie per ottimizzare la propria presenza sul mercato, desideriamo informarti che intendiamo effettuare… (qui parlavano di offerte clamorose o di nuove aperture in altre regioni o cose simili).. siamo certi che tu sosterrai il nostro sforzo come fai da sempre …pertanto i pagamenti ti verranno ora liquidati a 150 giorni data fattura (prima erano 105..hanno solo cambiato il posto allo zero ed al 5) ecc. – oppure – a partire dal prossimo mese ci applicherai uno sconto del….su….” eccetera…. Potrei continuare ancora a lungo, ma credo tu abbia chiaro quanto ho detto. Ogni volta che vedo in TV lo spot con quello che di notte va “ad abbassare i prezzi” perché la gente ha problemi, non so se ridere o piangere. Non ci mettono un bel niente loro, ma “garrotano” le aziende le quali, se solo provano ad opporsi a tutto ciò, sono fuori in un amen e comunque al rinnovo annuale devono sempre includere diverse offerte (3×2 o simili, e pagarle in anticipo)…”].

Facile immaginare che se le aziende che lavorano per la grande distribuzione devono sottostare a questi ricatti la più semplice cosa che possano fare per limitare i danni è pagare ancora meno i lavoratori in fondo alla catena, i “servi della gleba”. Come la signora Paola morta d’infarto per meno di 4 euro all’ora.

Chi fra i clienti del Supermercato Che Tiene Bassi i Prezzi accetterebbe di lavorare per 3,37 euro all’ora? Probabilmente nessuno.
Però quanti fra gli stessi clienti si chiedono come fa il Grande Supermercato a vendere una bottiglia di vino doc a 2,99 euro al litro? O un litro d’olio extravergine d’oliva a 3 o 4 euro, quando qualunque produttore serio – ne conosco diversi, almeno qui in Liguria – ti dice che per non lavorare in perdita bisogna che un litro (se è veramente extravergine d’oliva) venga venduto almeno a 8 euro, e persino la Carli di Imperia che ha gli oliveti in Spagna vende il suo extravergine a più di 7 euro al litro? Beh, forse questo servizio al TG2 di stasera una mezza risposta l’ha data.

Forse qualcuno queste domande se le fa ma temo che la maggior parte dei clienti non si ponga il problema, semplicemente si rallegrano di trovare olio, vino eccetera a prezzi così assurdamente bassi e zittiscono la coscienza, anzi non la accendono nemmeno. “Se il supermercato mi vende questi prodotti a questi prezzi così bassi io li acquisto e pazienza se il mio risparmio comporta lo sfruttamento di altre persone meno fortunate di me”. In fondo basta fare come le famose tre scimmiette, nonvedononsentononparlo.

(Parentesi: io ora mi atteggio a censore del malcostume del tirchio consumatore medio e in generale penso di potermelo permettere perché quasi sempre bado a queste cose e rifuggo dai prodotti della grande distribuzione a prezzi troppo bassi ma qualche volta “pecco” anch’io, ad esempio a volte compero vino a 2,99 all’Eurospin di Sanremo. Raramente, però….)

Oh quanti sono i benestanti borghesi, con buoni stipendi e buone pensioni, che si vantano di fare sempre la spesa nel Grande Supermercato che Ha i Prezzi Più Bassi di Tutti, fieri del loro “risparmio”! Lo sapete, lo sapete bene quanti sono, ce ne sono molti qui tra Voi Lettori… Un requiem aeternam per la signora Paola recitiamolo stasera, dai, tutti insieme…

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Ora vorrei soltanto aggiungere due commenti a mio parere degni di nota che ho ricevuto stamattina:

uno del mio datore di lavoro più antico [per età e per anzianità di collaborazione] Marco Repetto (M&R Comunicazione, www.mercomm.it), il secondo di Dino Frambati, che fra le numerose altre cose è commerciante di arredamenti di qualità e direttore responsabile del Gazzettino Sampierdarenese.

Mi ha scritto Marco:
Il problema è complesso e non si può generalizzare. Certo che il salario dei braccianti del meridione è infimo e lì i sindacati, la sinistra (ma quale?) e la camera del lavoro stanno ben zitti perchè è molto più comodo farsi carico dei problemi dei “poveri” dipendenti statali, insegnanti, poliziotti, guardie carcerarie ecc. che pagano normalmente una fettina, e neppure tanto piccola, del loro “misero” (ma comunque sicuro) stipendio al sindacato piuttosto che aiutare questi poveri “negri” (attento alle parole: ora la parola “negro” è un dispregiativo razzista…).
Per quanto attiene i prezzi dell’olio e del vino non ci ho mai capito nulla: compro all’IN’S (supermercato italiano e non tedesco) del vino bianco IGT in belle bottiglie con bella etichetta e tappo di sughero a 1 euro e l’olio extra vergine a 4 euro e me ne dispiace ma non posso fare altrimenti perché le mie tasche sono semivuote e devo risparmiare. Capisco che sotto ci sono dei “traffici” più o meno leciti ma conto sullo Stato e sui carabinieri del NAS che fanno il loro dovere e sono ben attenti a controllare aziende (anche di Imperia, a proposito… )
Una notizia interessante (solo a fini statistici però…) per quanto riguarda l’olio ce l’ho: l’Italia è il maggior importatore mondiale di olio lampante e il maggior esportatore europeo di olio extravergine di oliva. Meditate gente, meditate. Ciao MARCO

Il pensiero di Dino lo si trova sul sito del Gazzettino Sampierdarenese, http://www.stedo.ge.it/?p=19022. Andate a leggerlo là, comunque ve lo metto anche qui…
Caro Gianni
sfondi una porta aperta e io ho sempre sostenuto che il low cost e la grande distribuzione hanno spesso nuociuto all’economia e al sociale.
Circa lo sfruttamento indegno di chi lavora, è anche peggio di quello che si pensa perché è molto, mollo nascosto e raramente viene palesato alle cronache. e poi in parecchi casi c’è pure di mezzo la malavita e quindi in tanti hanno paura e tacciono pur sapendo..
Se ricordi, a Sanremo, in un incontro avuto da vice presidente ligure Ordine giornalisti ad inizio anno, con i giornalisti pubblicisti al quale eri presente, feci un cenno a questo sfruttamento che esiste anche nei giornali. La maggioranza dei free lance guadagna meno di 27 euro al giorno anche se fa un mestiere almeno assai più gratificante e meno nocivo alla salute che stare nei campi. Lavoro e materia prima costano. Se molti prodotti hanno certi prezzi significa che dietro c’è schifezza di materiale e sfruttamento di mano d’opera. E se oggi il mercato favorisce chi propone prezzi bassi, anzi bassissimi, è perché c’è crisi spaventosa e la gente non ha soldi e quindi acquista porcheria spesso sapendolo. Poi dopo poco tempo la getta; non ha risparmiato ma buttato via dei soldi per non avere nulla.
Ma questa è l’Italia da…Carosello che spesso cito nei miei editoriali e fondi. Vergognosa quando poi usa esseri umani per fare affari, come hai raccontato tu.
Mi piace questo tuo scritto e lo pubblico sul sito del nostro Gazzettino: tue riflessioni e mia replica; mi auguro che si contribuisca a fare cultura alla gente nel saper spendere ed acquistare. Meglio il nulla alla porcheria e mai foraggiare chi sfrutta la persona. Quando a Prato (Firenze) morirono sul lavoro alcuni cinesi sfruttati, scrissi su Conquiste del Lavoro, organo di stampa ufficiale nazionale Cisl, che l’Italia era indignata e piangeva i morti ma, asciugate le lacrime, sarebbe subito andata, pochi minuti dopo, a fare acquisti low cost laddove questo era possibile perché offrendo merce e prodotti realizzati a costo irrisorio per qualità e, ciò che è peggio, sulla pelle altrui. Dino Frambati

(Scritto il 4 e il 5 agosto 2015)

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