Dal 2 al 4 giugno finesettimana lungo a Porquerolles, bellilla isola-non-trovata al largo di Hyeres in fondo alla Costa Azzurra quasi a Toulon, fra turbe di francesi in vacanza per il ponte dell’Ascensione (ma non è una nazione laica, la Francia?) e sotto un sole estivo e incazzato. Ottimo viaggetto, comunque, in buona compagnia (bionda, 40enne – eh, vista l’età dello scrivente, bisogna accettare anche le età delle compagne di viaggio – architetta – che è sempre una qualità – assidua pedalatrice di bicicletta – unico mezzo di trasporto consentito su quell’isola oltre ai buoni vecchi ma pur sempre validi piedi – e gran divoratrice di saucissons avec frites, che francamente non me lo aspettavo. Ma è assai meglio frequentare una buona forchetta che un’anoressica schizzinosa).
Porquerolles me la ricordavo bene dai due viaggetti antichi, nell’85 con Paola P., Lele G. (il Farmacista) e Maurizio C. buonanima – nel senso che chissà dov’è e che fa ora) e nel boh, credo 88 con Silvia P.; bici prima, gambe poi, tenda sempre. Tenda anche adesso, gli hotel erano tutti pieni, ma si riesce a dormire sui sassi anche a 40 anni, se pur svegliandosi un po’ più rotti di quando se ne aveva 26 o 29. Un trionfo della natura mediterranea, un’Itaca sopravvissuta nel 2000. Almeno me la immagino così, l’Itaca di Ulisse: verdissima, calda di uccelli che cinguettano e gabbiani che volano e stridono, sabbia chiara e spiagge di sassetti bianchi, un’acqua da depliant turistico delle Maldive per limpidezza e da banchi di merluzzi di Terranova per temperatura (nessuno è perfetto). Lecci, pini, olivi, e dappertutto il frinire delle biciclette lungo le strade sterrate. Le spiagge affollate, of course, ma con poca fatica si trovano anche calette isolate meno chiassose di bambini e genitori. In mare, una flotta di barche e barchette e barconi che neanche l’Invincibile Armada. Che peraltro è stata vinta anche in fretta, ai suoi tempi. Tre giorni di vera vacanza estiva, come ogni tanto ci vogliono. Arricchita dalla facilità con cui ci si poteva togliere il costume e prendere il sole e fare il bagno nudi come Adamo ed Eva. Foto come se piovesse. Bella anche la Hyeres antica, centro provenzale di aspetto vagamente ligure, ma tanto siamo tutti la stessa gente, più o meno, stesso sanguemisto ligure, greco, saraceno.

Poi domenica pomeriggio via verso casa insieme ai francesi e agli italianiaustriacitedeschi che ritornavano a casa dal gran premio di Monaco. Lasciata la compagna di viaggio a casa sua nel Ponente con evidente accordo circa un rapido ritorno chez elle, al ritorno verso Genova ho trovato coda da Albenga. Dopo circa 25 minuti ero a Pietra, e ho deciso di uscire. Sull’Aurelia coda varia fino a tutto Finale, indi alle 21 in quel di Varigotti ho posteggiato e mi sono seduto al ristorante Jolly Joker, che aveva sulle prime l’unico dato positivo del posteggio vicino. Invece, benché affollato e lentino di servizio, si è rivelato una scelta valida, sia per il menù ameno – linguine alla Ciammurra: sono una pasta con capperi, acciughe sottosale e olive taggiasche, e prendono il nome da una frazione di Capri, probabile luogo d’origine del signor Jolly Joker, buone, accompagnate da un vinello bianco locale secco che ne ho bevuto due quartini vulgo mezzo litro. Senza incidenti back home, tutta Aurelia sino a casa – sia dicevo per l’osservazione dei tipi umani, in particolare 5 milanesi seduti al tavolo in faccia a me, (2 boys’n’3 girls) uno dei quali boys, detto “Gomma”, che convive con una delle 3 girls, dal più banale nome di Simonetta, aveva la faccia da postpunk, anello al naso, capelli meshati e sguardo tossico, e invece faceva dei discorsi da medioborghese di Castelletto, colto, moderato e appena appena moderno di Weltanschauung. Sulle feste di matrimonio, il lavoro, l’allevamento dei figli, il 68, gli studenti e gli operai. Insomma, quando si dice che l’abito non fa il monaco…… E pensavo ecco sono il solito presuntuoso anch’io borghesissimo, che crede di capire la testa delle persone sulla base di superficiali osservazioni estetiche… Come quando mia madre mi dice che devo mettermi la cravatta ai congressi e io penso che palle.

Insomma, ora siamo qua, nella macaja di questo martedì umidiccio, e vi saluto e vi bacio e vi auguro felice settimana, carissimo Teofilo

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