Ibam forte via Luccoli, nescio quid cogitans nugarum, totus in illis, quando da un negozio, o un bar, esce di gran fretta una figura femminile che percepisco ridente e parlante con un’altra figura femminile, e uscendo mi sbatte contro, quasi una capocciata zucca-zucca. Attimo di perplessità di entrambi, osservo la figura che si rivela essere oltre che femmina anche giovane, diciamo sui 22-25, con due intensi occhi verdi molto belli, che rapidamente si scusa, mi chiede se va tutto bene, sorridendo si riscusa e rapidamente prende a camminare verso Banchi insieme alla sua amica. Visto che anch’io facevo quella strada, e la velocità era circa uguale, mi trovo a seguirle e ad ascoltare ciò che dicono.
Ora urge una postilla: le due ragazze, dicevo sui 25 scarsi, si presentavano al mondo così: l’Urtante alta sul metro e 75, bellissimi occhi e viso grazioso, snella, gambe lunghe, decisamente carina. A immaginarla nuda. Purtroppo era vestita e acconciata: capelli cortissimi tranne un ciuffo nella nuca di color viola-rosa sciansgiàn, anellini sparsi sul viso, naso, orecchi, uno sulla palpebra sinistra, forse anche alle labbra, maglietta nera alta sull’ombelico con teschio sulla schiena, Corsaro Nero o gruppo rock-demoniaco non so, ombelico nudo anellinato, minigonna cortissima nera e verdastra, calze a rete color can-che-scappa, scarponi con tacconi.
L’Amica, di corporatura un po’ tonda e più bassina ma anche lei piuttosto carina di viso, aveva capelli biondi lunghissimi e scarmigliati se non sporchi, giubbotto nero di pelle con borchie, pantaloni circa idem, non so bene gli anellini e orecchini, ricordo un mucchio di braccialetti al polso e una sacca di tela stinta con un qualcosa di scritto tipo Fuck-the-world, mi pare.

Ben, ‘ste post-punk da centrosocialeautogestito si son fatte mezza via Luccoli, Soziglia e via Orefici disquisendo sulle Confessioni di Sant’Agostino, ho riconosciuto qualche frase sulla faccenda del tempo, che è difficile da dire cosa sia eccetera. Per passare poi a considerazioni sparse e sensate sul Big bang, la costante cosmologica e la possibilità che le costanti fisiche non siano in realtà costanti ma cambino nello spazio e nel tempo, indi, in piazza Banchi, un cenno al De Rerum Natura.

E io me ne stavo basito ad origliare due metri dietro di loro, rallentando se rallentavano, pensando guarda i soliti pregiudizi borghesi, l’abito che non fa il monaco e cose così, quando le ho viste avrei mai pensato che così conciate passino il pomeriggio parlando di Sant’Agostino, Lucrezio e Big Bang. Con quei vestiti, quei capelli, quell’anellume sparso? E invece! Chissà chi sono, nel senso chissà se sono magari studentesse universitarie modello, forse frequentano fisica summa cum laude, o filosofia, insomma, lo so razionalmente che giudicare la gente da come si veste è una belinata veteroborghese, ma nell’anima lo faccio sempre anch’io, che evidentemente veteroborgheseggio, e ben mi sta che vengo smentito da tipe come queste.

Proprio di fronte ai banchetti di libri di Banchi, la cloropide Urtante dice “ah, stasera ci vediamo con Roby, lo Stef e Marco alle Erbe, vieni?” E la Bionda: “c’è anche quella bagascia di Carla?” “Belin, quella ci dorme e ci caga in quella piazza, c’è sicuro! Ma tu bàttetene il cazzo” “A me frega un belino, ma lo sai che Marco ci sbava dietro, non l’ha ancora capito che quella non gliela dà?” “Lui spera. Dicono che faccia dei pompini da sballo” “Se Marco glielo mette in bocca, quella lo stacca a morsi, altro che pompino” “Diglielo tu a Marco, di stare attento!” (ridendo forte).

E così, rassicurato da questo improvviso ritorno nei normali stereotipi, da questo inatteso passaggio della conversazione delle due ragazze dallo stile sublime al comico (dantescamente si dice così, no?), benché sinceramente preoccupato per le pene del pene di Marco, le lasciai voltare a destra in Sottoripa e me ne andai a riprendermi la Vespa in piazza Cavour.

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