Dall’amico Stefano P. di ritorno da una (insolita?, forse si) vacanza alle isole Faer Oer, ricevo queste sue considerazioni, che mi permetto di diffondere alla pubblica riflessione e a eventuali commenti e critiche se ve ne saranno:

“sono stato alle Isole Faroe e l’aria purissima di quel luogo mi ha schiarito la mente e messo a fuoco meglio l’assurditá della nostra condizione.
Non basterebbero giorni e infinite batterie dell’ipad per affrontare l’argomento per cui saró invece brevissimo.
Non passa giorno, ora direi, che non si senta parlare di riforme quale rimedio certo a tutti i mali del paese. Devono ancora essere fatte ma giá ora mi sembrano peggiori del male che devono curare.
E arriviamo rapidamente al centro della questione: la diagnosi é errata, quanto innocentemente non so, e la terapia é necessariamente sbagliata anch’essa.
In estema sintesi, il male dell’Italia é la disonestá, forse declinata in tanti modi quante sono le posizioni decisionali, anche minime, del Paese.
Disonestá pubblica, basta pensare ai danni che fa la corruzione dei politici e dei burocrati, e disonestá privata, qui se vuoi puoi chiamarla feroce egoismo, dei tanti imprenditori che ignorano la funzione sociale delle loro imprese e il debito che hanno verso la societá che gli ha permesso di esistere giacché senza di essa, solo con i soldi loro, non avrebbero fatto nulla.
Da qui derivano tutti i mali: disoccupazione e quindi criminalitá piú o meno organizzata, ignoranza, produzione industriale scadente e perdita di competitivitá ecc. Quest’ultima, termine di per sé odioso, suggerisce un
interrogativo piú grave a monte ovvero quale modello di mondo abbiamo in mente e qui la questione é totalmente ignorata ma non l’affronto certo io qui.

Non voglio banalizzare ma quando sento che, per risolvere il problema piú grave del paese ovvero la disoccupazione e il disorientamento dei giovani si vede necessaria la riforma del Senato mi sembra di vedere una nave che affonda dove per salvare i passeggeri, si vuole cambiare l’organigramma della nave stessa.
Questa considerazione, con tutti i dubbi sulla buona fede delle persone, ne fa venire molti sulla loro competenza.
La riforma costituzionale é materia gravissima, da affrontare solo quando é manifestamente necessario e con piedi di piombo.
Non basta abbassare l’etá dei ministri o cambiare il loro sesso per avere persone in grado di garantire un buon risultato”

(Scritto il 7 agosto 2014)

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