Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria…

D’accordo, sto sparando alto. In effetti non sarebbe il caso di scomodare Durante Alighieri detto Dante e Francesca da Rimini per raccontare di un semplice finesettimana in montagna; ma qui a Genova, in questa sera caldiccia e umidiccia, il rimembrare il fresco del rifugio Melezè nella verde Val Bellino di venerdì e sabato scorsi, beh, stare qui in questo caldo estivo della città è un po’ essere “ne la miseria”, mentre lo scorso finesettimana montano è stato un “tempo felice”, si. Però piacevole da ricordare più che doloroso, dai…

Val Bellino, ramo secondario e “cieco” dell’alta Val Varaita, provincia di Cuneo, cioè quella che per me, per ragioni affettive più che meramente geografiche, è “la montagna”. Che lo so che le Dolomiti, la Val d’Aosta, il Karakorum, l’Aspromonte, le Ande… ma la montagna del mio cuore è quella delle valli cuneesi. Quella in cui mi sento a casa quasi come in Liguria, e in effetti queste valli occitane furono davvero casa di qualche mio antenato, devo averne conservato i geni.

Per cui amo molto questa bella invenzione di farci un finesettimana (almeno uno! ma da molti anni ahimè mai più di uno. Tranne l’anno scorso, che per genialità e/o per amore Donatella a luglio mi ha portato anche nel Queyras, che è il fratello francese della Val Varaita, e di ciò ancora la ringrazio), di farci – dicevo – un w/e di inizio estate con una decina di amici in un rifugio del Cuneese, uno di quelli per ultraquarantenni cittadini e tranquilli, di quei rifugi che si raggiungono in auto o in moto al venerdì pomeriggio, vi si cena e vi si dorme, al sabato si cammina verso le alte quote, si scende, vi si ricena e vi si ridorme, e la domenica si torna alle afe marine by car.

Il rifugio Melezè (sarebbe Lariceto, in italiano, se non sbaglio, perché Melzè o Melezet è il larice nei dialetti occitani) è una scoperta di quest’anno, una novità. Una gran bella scoperta. Nuovo, accogliente, con belle camerate in legno ampie e comode, bagni idem e pulitissimi, buona cucina e un gruppo di 5-6 gestori giovani, gioviali, simpatici, affabili (e tra quei 6, una ragazza molto carina) con gattina tricolore e Dora, pelosissima cagnona nera di razza Terranova. Proprio un bel posto, da tornarci. Magari d’inverno, che è sempre aperto.

La gita del sabato ci ha portato a risalire la valle del torrente Reòu, una bellissima valletta di larici, ontani e rododendri in fiore che faceva pensare alla valletta fiorita dei principi nell’antipurgatorio dantesco, ricca d’acqua e aperta alla vista dei monti circostanti. Un paio di ripidi strappi in salita fra massi lichenosi e ghiaiette ci ha infine portato oltre agli ultimi larici, che – proprio come recitano i migliori testi di geografia e botanica – si attestano radi e stenti sui 2400 metri di quota, e poi su sino al lago di Camosciera, quasi 2700 metri, erbe basse e massi grossi, le cime grigie che separano la val Bellino dall’alta val Maira tutt’intorno. Poca acqua – non fredda – nel laghetto blu-grigio, niente immissario, un emissario piccolo che spaludeggia lento verso valle, qualche grido di marmotta, cinguettii di uccelletti.
La pace irreale dell’alta montagna priva di esseri umani, quel silenzio pieno di natura immobile che pare così distante e così differente (e lo è davvero) dalla congerie di rumori e movimenti in cui quotidianamente si vive nelle città…
Il temporale che ci ha infradiciato negli ultimi dieci minuti di discesa e l’acido lattico nelle gambe del giorno dopo non hanno per nulla rovinato la bellezza fisica e spirituale di questa giornata.

Poi, siccome il mondo è bello perché è vario, la sera è terminata con 4 minuti di chiacchiere con una ragazza, ospite del rifugio come noi, che avevamo notato perché era lì sola e aveva cenato da sola. Alta, bionda, carina, straniera… austriaca di Graz, sta attraversando le Alpi (forse solo un pezzetto, non credo tutte) da sola “per riflettere su alcune cose della sua vita”. Di rifugio in rifugio, di valle in colle, sino a Monaco, al mare. Poi züruck nach Hause in treno. Perfettamente conscia che è insolito che una donna viaggi da sola in montagna, ma lei fa così..

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