1) Tra le bizzarrie scaturite dal coronavirus c’è la canzone “Living in a ghost town”. Che non è bizzarra in sé visto l’argomento; bizzarro è che sia dei Rolling Stones, che hanno iniziato a cantare e suonare quando io avevo tre anni e ora io ne ho sessantuno e loro sono ancora on stage. Tra i commenti al video su Youtube si legge “Se Keith Richards incontrasse il coronavirus, il virus dovrebbe mettersi in quarantena” e anche “Keith Richards dice: il Covid-19? Me lo fumavo negli anni Settanta” e anche “Che un gruppo degli anni Sessanta stia ancora producendo musica sessant’anni dopo è quasi irreale”. Plaudo all’irreale banda di arzilli rockers settantasettenni.

2) Questo virus coronato mi ha fatto scoprire cose che non immaginavo. Ad esempio che gli italiani sono un popolo di atleti. Alle Olimpiadi di Tokio del 202qualcosa la squadra italiana di atletica leggera vincerà dieci medaglie d’oro, quindici d’argento, venti di bronzo. Perché pare che la mancanza di cui gli italiani abbiano maggiormente sofferto durante il lockdown sia correre. Sting canta “a gentleman will walk but never run” e io evidentemente sono un gentleman, io nacqui signore come Totò, perché cammino volentieri ma non corro. Invece le strade pullulano di gente che senza distinzione di età, sesso, razza, religione, orientamento politico o sessuale CORRE ed evidentemente appartiene a una razza superiore a cui le usuali categorie fisiche e legali non si applicano: mentre noi camminatori semplici dobbiamo andare in giro distanziandoci dai nostri consimili e indossando la mascherina che fa sudare la faccia e appannare le lenti degli occhiali, loro, i Superumani Corridori, possono passarti accanto a trenta centimetri sudando ansimando e sputacchiando rigorosamente senza mascherina. Non capisco e mio malgrado mi adeguo ma con una forte irritazione in cuor mio. Mi piacerebbe che quelli che korrono venissero colpiti da una forma non grave ma lenta a guarire di Ginocchio della lavandaia (cfr. Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome) che li costringesse a rimanere distesi sulle loro poltrone e sofà sino all’inizio delle prossime grandi piogge autunnali. E poi ne riparleremo….

3) Sul lungomare di Arma di Taggia la settimana scorsa vidi un cartello su cui i commercianti della strada ringraziavano i loro clienti abituali per l’affetto che avevano dimostrato loro durante le settimane di chiusura. Il cartello continuava pregando quegli stessi clienti di non abbandonare i negozietti di via adesso che hanno faticosamente riaperto, perché i loro titolari non sarebbero in grado di sopravvivere se al lockdown seguisse un lungo periodo di scarsa o nulla attività.
Pochi giorni fa ho fatto un giro in auto in Val d’Aveto, dopo due mesi di Riviera dei Fiori obbligata avevo voglia di respirare l’aria dei boschi dell’alto Appennino, e mi sono fermato a pranzo all’Hosteria della Luna Piena a Santo Stefano d’Aveto; ambiente semplice, vecchie foto, cucina del territorio con tocchi di fantasia, la conosco da anni e ci torno sempre con piacere. C’era una quindicina di avventori, ben distanziati, e sentivo la proprietaria che diceva a due donne sedute alle mie spalle che domenica avevano fatto 40 persone. Io udivo senza vedere ma bastava il tono della voce per capire la gioia di questa donna nell’aver ricominciato a lavorare dopo più di due mesi di blocco.
Questa è una pandemia economica anche più che sanitaria. Certo non per tutti, non per chi fa un lavoro d’ufficio in smart working, non per gli azionisti della grande distribuzione (che anzi immagino si siano arricchiti in questi ultimi mesi), non per i giornalisti, i politici e i medici che disquisiscono dottamente in tv coi loro stipendi garantiti di vip televisivi o di membri del Parlamento o di docenti universitari e primari ospedalieri, stipendi che avrebbero continuato a ricevere anche se il lockdown fosse durato tre anni. Ma per chi vive di piccolo commercio e turismo la realtà è stata ben diversa da quella vissuta dall’illustre Virologo e dal Commissario a Qualchecosa. Per cui capisco benissimo la gioia della signora dell’Hosteria nel poter di nuovo lavorare e guadagnarsi da vivere coi frutti del proprio talento (che è cosa ben diversa dal ricevere la pur giustissima Elemosina di Stato di bonus e redditi vari).
Mi piace girare l’Italia e mi piace pranzare nelle trattorie di paese; adesso ci andrò ancor più volentieri perché immagino l’angoscia vissuta dai gestori per il timore di non riuscire a risollevarsi dopo la pandemia e mi fa piacere, nel mio piccolo, aiutarli a riprendersi la dignità della loro vita. Pranzare nei ristoranti di paese, come fare acquisti nei piccoli negozi di quartiere, sono secondo me atti di civismo, di patriottismo, esattamente come fare una donazione alla Protezione Civile o alla Caritas. Tutti quelli che hanno la fortuna di avere uno stipendio fisso o dei redditi rimasti intatti durante il lockdown dovrebbero sentirsi dei privilegiati e aiutare chi ha dovuto annaspare tra i marosi durante la tempesta, pregando che essa si stia placando davvero e definitivamente.

4) In una recente mail della polìtropa Antonella B. da Montalto Ligure è uscito il nome del pianista Glenn Gould; lo ascolto talvolta su un cd ereditato da Donatella e ho scoperto che quando suonava spesso canticchiava accompagnando con la voce – ta-ta-ta pa-pa-pa – le dita sulla tastiera. Nel video Glenn Gould-J.S. Bach-Partita No.4 D major-part 2 of 2 (HD) si vede benissimo tutto ciò. Da Wikipedia ho poi appreso che questi canticchiamenti erano involontari, incontrollati e che i tecnici del suono che registravano le sue esibizioni avevano difficoltà a eliminarli dai dischi, tanto erano intensi.
Nel 2013 lavorai come “ghost-editor” al volume Genova e il Jazz, edito da Fondazione Carige e Banca Carige. A pagina 137 si legge che il sassofonista americano Dexter Gordon tenne un applauditissimo concerto al Teatro Margherita, a Genova, suonando ubriaco fradicio. Fece “un concerto stupendo senza mostrare alcun cenno di cedimento”.
Ecco… Glenn Gould che suonando canticchia senza rendersene conto, Dexter Gordon che si ubriaca prima di suonare stupendamente…. si dice da sempre che il cervello dei “geni” funziona diversamente da quello dei comuni mortali. Forse è davvero vero che essere dotati di capacità “eccezionali” in un qualche campo dell’intelligenza implica come contropartita essere “a-normali” in qualche altra parte della vita. Pensiamo ciascuno di noi quando e dove e come siamo “a-normali” e magari troveremo le nostre capacità “eccezionali” che vi soggiacciono. Forse siamo tutti geni, come i cittadini di Alghero erano “todos caballeros”…

5) Alla “All Women World Music Band” di cui in un messaggio precedente, oggi aggiungerei Candy Dulfer, bionda sassofonista olandese che parla disinvoltamente il tedesco, gesticola come un’italiana e assomiglia un po’ a Sheryl Crow (altra grande bionda della musica internazionale).

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