Riprendo in parte l’argomento dei messaggi “Vai a te stesso” (http://www.giannidallaglio.it/vai-a-te-stesso) del 2003 e “Talmud” (http://www.giannidallaglio.it/talmud) di quattro anni fa ma, non essendo io Paganini, posso concedere il bis e il tris.

“Platone e l’ornitorinco – le barzellette che spiegano la filosofia” di Thomas Cathcart e Daniel Klein, Rizzoli, 2007. A pagina 51 si legge questa barzelletta:

“quattro rabbini discutono abitualmente tra loro di teologia e sono sempre d’accordo in tre contro il quarto. Un giorno il quarto rabbino si stufa di perdere sempre tre a uno e decide di fare appello alla massima autorità: “O Dio, nel profondo del cuore so di essere nel giusto e che loro sbagliano. Ti prego, dammi un segno che glielo provi”. Immediatamente il sole si vela, compare un nuvolone nero e si sente un tuono. “Ecco il segno del Signore! Vedete che ho ragione!” Ma i tre sorridono e dicono che è un semplice fatto meteorologico. Allora il quarto rabbino prega ancora: “Dio, per favore mi serve un segno più grande!” e ricompare il nuvolone da cui parte un fulmine che colpisce un albero vicino ai quattro. Ma i tre rabbini continuano a dire che sono semplici fenomeni naturali. Il quarto sta per invocare di nuovo Dio quando il cielo diventa nero come pece, la terra trema e una voce tonante esclama “HA RAGIONE LUIIIIIIIIII !!!!!!!!!”. Il quarto rabbino finalmente soddisfatto guarda gli altri tre: “E allora?” “Allora – dice uno degli altri tre rabbini alzando le spalle – adesso siamo tre contro due”.

Questa è la cosa che mi affascina e mi diverte dell’ebraismo. Sia chiaro che non intendo “convertirmi” alla religione di Mosè (né ad alcuna altra) ma trovo che l’estrema e quasi irrispettosa dimestichezza con l’Altissimo che traspare da certe espressioni del pensiero ebraico sia una delle più geniali manifestazioni dell’intelligenza umana.

Dio ci ha dato l’intelligenza? E noi dobbiamo usarla, non dobbiamo – secondo me – commettere peccato di omissione mettendola in freezer per ubbidire a dogmi che non comprendiamo. So bene che non possiamo comprendere tutto della vita e dell’universo che sta intorno a noi, però vorrei essere io a scoprire cos’è che non riesco a capire sulla base delle mie capacità e dei miei limiti; non mi piace che arrivi uno a dirmi “caro Gianni tu questo non lo puoi capire ma ci devi credere perché te lo dico io”. So che molti amano delegare il proprio pensiero ad altri e “poi certo, per chi non è abituato pensare è sconsigliato” (Francesco Guccini: Canzone di notte n.2) ma non è ciò che desidero per me. Commetto peccato di superbia ragionando così? Può darsi, me la vedrò con il Giudice Supremo quando sarà il momento.

Io credo che possiamo-dobbiamo usare l’intelligenza anche per pensare a Dio, per rivolgerci a Dio, per trattare con Dio. La parabola dei talenti (Lc,19,12-24 e Mt,25,14-30) mi pare sia molto esplicita in questo senso: le qualità che abbiamo ricevuto da Dio dobbiamo usarle e impiegarle, non seppellirle sotto terra senza farle fruttare. E l’intelligenza, la capacità di pensare e di porci domande su noi stessi e sul mondo – e su Dio – mi pare che siano tra le più preziose di queste qualità.

Genesi,1,27: “Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio” (e anche Gen,5,1-2 e Sap,2,23 e Sir,17,3; e ci aggiungo un hadith del Profeta raccolto – credo – da Muhammad Al-Bukhari: “Allah ha creato Adamo secondo la Sua forma”). In cosa siamo a immagine di Dio, in cosa siamo secondo la forma di Dio? Certo non nell’avere mani gambe cuore polmoni occhi capelli: lo siamo per la capacità di pensare. Io credo in un Dio che si compiace ogni volta che un essere umano creato a Sua immagine cerca di assomigliarGli facendo funzionare neuroni e sinapsi cerebrali. A volte – sovente – pensiamo male, pensiamo cose malvagie e assai poco divine; vero, ma è un rischio che fa parte del gioco, e Dio lo sa e – secondo me – lo accetta; magari ogni tanto giustamente si irrita ma in generale lo accetta. Se no ci avrebbe creati minerali inanimati privi di coscienza, non animali forniti di intelligenza e libertà di pensiero.

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