Parafrasando Bob Dylan: this is a simple train story, that happened to me

Premetto: i miei rapporti abituali con le ferrovie italiane consistono nel salire quasi tutti i venerdì sull’intercity delle 16,55 che da Genova mi porta a Sanremo e quasi tutti i lunedì o martedì su analogo IC delle 6,53 che da Sanremo mi porta a Genova. Entrambi i treni sono generalmente in orario o in ritardo di pochi minuti. Quindi non me ne lamento. Però siccome non vivo (mio malgrado) sulle nuvole, so bene che la maggior parte dei liguri che usano il treno come pendolari manderebbero volentieri dirigenti e personale delle FS regionali a farsi lunghe e faticose nuotate nel fiume di cacca che scorre eterno in una delle Malebolge (ora non ricordo quale) dell’inferno dantesco.

Seconda premessa: è consolidata abitudine familiare che in primavera si porti in campagna a Ormea la Panda 4×4 [vecchio modello] (una delle varie auto di famiglia) destinata a portare in estate uomini, donne e legna su e giù dalla casa in paese alla baita nel bosco, lungo una straduzza sterrata impercorribile dalle auto a trazione non integrale. Poi in autunno vado a Ormea in treno a riprenderla per riportarla a svernare a Genova, dove può servire in caso di (rara) copiosa nevicata urbana. Come nello scorso marzo.

Fu così che mercoledì 7 dicembre andai a Ormea per far scendere la Panda dall’alpe alla riviera.
Si prevedeva EC 142 “Ligure” (Genova Principe 8.55 – Savona 9.25) + Reg 4476 (Savona 9.43 – Ceva 10.29) + Autoservizio FS 269 (Ceva 10.37 – Ormea 11.32). Totale 2 ore 37 minuti di viaggio per 124 km, ragionevole. Già mi pregustavo la salita da Savona a Ceva attraverso la disabitata taiga appenninica del Bosco di Savona forse innevato, un paesaggio selvaggio e selvatico per me affascinante in ogni stagione…
Arrivai a Principe verso le 8,20, con congruo anticipo, giusto per fare il biglietto, comprare il giornale, prendermela comoda, ecco. Arrivo dell’EC “Ligure” da Basel-Milano previsto alle 8.44. Alle 8,35 circa s’ode squillante una voce: “Annuncio ritardo: il treno eurocity Ligure eccetera viaggia con circa 10 minuti di ritardo”.
Pensiero dell’aspirante viaggiatore (io) “cavolo, 10 minuti significa arrivare a Savona alle 9.35. Beh, il tempo per cambiar treno c’è anche così, non perderò la coincidenza..”
Ma dopo sei minuti; “Annuncio maggior ritardo: l’EC Ligure eccetera viaggia con 20 minuti di ritardo”.
Quest’annuncio (oltre a farmi certo che avrei perso la coincidenza a Savona) mi ha suscitato qualche dubbio fisico-matematico: ma se all’ora X un treno ha 10 minuti di ritardo, all’ora X+6 al massimo, anche se sta fermo, potrà avere un ritardo di X+6 minuti. Ma 10+6 fa 16, mica 20. Dove gli ha presi gli altri 4?? Sarà tornato indietro???? Avrà (relativisticamente) viaggiato nel tempo???
Poi ho capito: l’annunciatore della stazione di Genova Principe è un esteta, un gourmet, un raffinato. Infatti il vero gourmet, l’esteta della vita, il maestro di savoir vivre centellina i propri piaceri. Abboffarsi suinescamente tutto-e-subito è da grèbani, è volgare. E hai capito che ha fatto il raffinato voluttuoso annunciatore ferroviario? Mica si è abbuffato coi 20 min rit tuttinsieme! no, lui prima ne ha degustati lentamente 10, poi ha sorseggiato gli altri 10 con calma. Che stile!

Alla fine è successo ciò che era inevitabile: l’EC è arrivato a Savona con 25 minuti di ritardo, alle 9.50, e del regionale per Ceva non v’era più traccia. Coincidenza persa, e il treno per Ceva-Torino successivo era alle 12.43; quasi 3 ore d’ozio forzato nell’amena città di Savona, e meno male che c’era il sole, che mi son fatto 4 passi in centro, via Paleocapa, via Pia e dintorni. Verso le 12 pranzo rapido al self-service del centro commerciale Aquilone, vicino alla stazione. E io che mi pregustavo una trattoria ormeese rustica e appetitosa prima di scendere pandamunito verso Sanremo!
Tornato in stazione leggo sul tabellone che il regionale per Torino delle 12.43 parte dal binario 7. Bene, ci siamo! Ma un concitato brusio di alcune persone accanto a me mi fa aguzzare i sensi e leggo di nuovo: il “binario 7” è diventato “treno soppresso”. E come lui anche altri due o tre successivi nello stesso tabellone dei treni – per così dire – in partenza.
Diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti d’ira, voci alte e fioche e suon di man con elle (dei non-viaggiatori privati dei loro treni) risonavano per l’aere sanza stelle (essendo giorno e all’interno della stazione) mentre – me astuto – comprendevo rapidamente cosa stava succedendo: mi trovavo dentro un autentico “sciopero del pedale”, attività sociale e ricreativa tanto di moda presso i macchinisti ferroviari liguri contemporanei. E infatti udii un addetto alla biglietteria dire quasi scusandosi a un passeggere incazzato che chiedeva spiegazioni “è il problema del pedale”.

Ammetto, e me ne dolgo, che non mi sono mai preoccupato molto di capire cosa sia esattamente questo problema del pedale che causa tanti scioperi dei macchinisti con improvvise soppressioni di treni. Lì per lì mi venne in mente – va’ a capire i ghirigori che segue la mente umana! – il problema del Filioque. Che è certamente cosa assai diversa. Dubito infatti che ci sia un nesso tra il funzionamento delle locomotive e i rapporti che legano tra loro le 3 persone della Santissima Trinità. O forse si, c’è un nesso, almeno nella quantità di Mistero che soggiace a entrambe le realtà…

Donatella però, che ogni giorno torna a casa dal lavoro con treni regionali, ne è suo malgrado al corrente e mi ha spiegato che il “pedale” è un marchingegno che va periodicamente premuto dal macchinista durante il viaggio (come nelle biciclette?) e prima erano in due a guidare le locomotive e uno pigiava e l’altro faceva il resto e ora che c’è un macchinista solo deve far tutto lui e pare che sia pericoloso e/o defatigante…. boh, continuo a saperne poco, lo ammetto e me ne rammarico. Ma anche del Filioque ne so mica tanto…

Insomma, ero uscito di casa alle 8 del mattino e alle 12.30 ero ancora alla stazione di Savona con la prospettiva di restarci ad libitum mentre Ormea e la Panda diventavano vieppiù irraggiungibili… urgeva una decisione: chiamo Donatella a Imperia, mi faccio cercare il telefono di Viani, l’autoservizio che fa la linea Imperia-Ormea su per il colle di Nava, li chiamo, scopro che alle 14,15 parte una corriera da Imperia (Oneglia) per Ormea, vedo che sta per partire l’unico treno ancora esistente (regionale Savona-Ventimiglia) che mi può portare a Oneglia in tempo, salgo quasi correndo spiegando concitatamente al capotreno che anche se ho un biglietto pagato e timbrato per Ceva-Ormea e non per Oneglia io salgo lo stesso su quel treno perché son stufo di stare a Savona in attesa dei tartari che non arrivano perché scioperano. Il capotreno è uomo saggio, accetta di farmi salire anche se il biglietto non corrisponde. E parto, non verso la taiga innevata del Bosco di Savona bensì lungo l’usuale percorso rivierasco di ponente. Durante il quale ho modo di verificare che in Liguria i treni regionali, se funzionassero, svolgerebbero un eccellente servizio di metropolitana, con una fermata ogni pochissimi km nei vari centri distanti l’uno dall’altro solo pochi minuti di viaggio; è un po’ come viaggiare nell’Ile de France con la RER, a parte scioperi e ritardi.

Scendo a Oneglia, attendo comodo la corriera Viani, vi salgo e mentre viaggio penso a quante volte ho visto arrivare e partire questo veicolo blu sulla piazza di Ormea, e quante volte ho pensato che mai l’avrei presa, che l’idea di percorrere a bordo di una corriera le curve del colle di Nava mi dava la nausea solo al pensiero. Invece… mai dire mai…
In realtà il viaggio è stato comodo e per nulla nauseante, appena appena turbato da un discorso che guidando l’autista faceva a un passeggero suo amico “ieri sera ho fatto una corsa in più da Ceva a Savona perché le ferrovie ci han chiesto di sostituire un treno in sciopero, così sono arrivato a casa all’una di notte. Alle 4 mi sono alzato per fare la corsa delle 5, insomma stanotte ho dormito due ore e ora ho un po’ sonno”… speriamo che non ti addormenti adesso sui tornanti di Pornassio, pensavo io!!!

Ma tutto andò per il meglio e alle 16,05 (in orario) calcavo finalmente il suolo ormeasco! Non ho baciato l’asfalto della piazza perché sarebbe stato un po’ plateale e poi non sono il Papa ma ammetto che ero un poco commosso nel trovarmi finalmente a destinazione, 8 ore dopo essere uscito di casa a Genova. 8 ore per percorrere in teoria meno di 130 km (se fossi passato da Ceva; in pratica via Imperia sono circa 145): una media di 17 km/h. Mica male, eh?

Il viaggio in Panda da Ormea a Sanremo e quello da Sanremo a Genova il lunedì successivo sono stati senza storia.

(Scritto il 21 dicembre 2005)

 

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