In una canzone del 1985 Francesco De Gregori elenca diverse cose che si possono fare “Sotto le stelle del Messico” tra cui la possibilità di trovarsi “dentro le ascelle dei poveri a respirar”. Non ho mai vissuto siffatta olezzosa esperienza ma mi succede spesso di trovarmi “dentro le orecchie di Polvere a respirar” o più in generale dentro il suo folto grigio pelo di gatto pesante e desideroso d’affetto….

Perché l’adorabile bestiola ama tenermi compagnia durante le notti che trascorro a Sanremo; non tutta la notte di tutte le notti ma qualche mezz’ora, qualche ora: sale sul letto appoggiandosi coi suoi 2,5 kg per zampa sulle coperte, sotto le quali ci sono io, poi si distende languidamente sul mio petto come Giovanni con Gesù nell’affresco di Giotto dell’Ultima Cena nella Cappella degli Scrovegni; muso contro faccia, vibrisse contro barba, fusa rumorosissime e una “pasta” intensa con le zampe sul petto, sul collo, su dove trova. Vero amore, lo so. E ne sono lieto, certamente, anche se è una letizia gravosa, nel senso letterale del termine. Variante molto apprezzata (da lui) è sdraiarsi sul cuscino; a volte mi sveglio immobilizzato sul bordo del letto mentre il 90% del cuscino è occupato dal Micio Adorato. Adorato e inamovibile. Più inamovibile che adorato, in queste situazioni. Unica possibilità di movimento che mi resta è ruotare di tanto in tanto sul mio asse orizzontale, il che significa – un giro ogni due – mettere la faccia dentro il suo pelo, il suo muso, le sue zampe, le sue orecchie…

Qualche benpensante potrebbe inorridire al pensiero di condividere cuscino, letto, fiato, sonno con un animale che trascorre le sue giornate in giardino tra altri animali e tutto ciò che c’è sul suolo di Nostra Madre Terra. Ma secondo me è un eccellente antibiotico naturale. La consuetudine a respirare il pelo di Polvere, a sentire l’umidità delle sue narici sul mio collo mentre fa le fusa, ha creato dentro il mio sangue un esercito di anticorpi grossi e cattivi in grado di mettere in fuga ogni virus e batterio.

Io non sono assolutamente un no-vax, so bene quanto sono utili i vaccini per migliorare le condizioni sanitarie dei singoli e delle comunità, però non ho mai fatto il vaccino antinfluenzale. Mai. Pigrizia, leggerezza, disagio per le iniezioni, non so. Però anche quest’anno parecchia gente è stata costretta a letto per giorni con febbre, sconquassi intestinali e dolori alle ossa e io ho rimediato solo un periodo a metà gennaio in cui mangiare mi dava un senso di nausea e procedevo a riso in bianco, ma non ho mai avuto febbre o altri guai forti, non ho mai dovuto rinunciare a fare ciò che mi interessava davvero fare, ho solo saltato un paio di apericene e due cene con amici. In effetti non ho preso nessuna vera influenza. Il mio vaccino antinfluenzale si chiama Polvere-sul-cuscino.

Buonamiaonotte a tutti

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