“COMME U PARLA BEN! NO GH’HO ACCAPIU NINTE!” (Come parla bene! Non ho capito niente!”)
Non sono fortissimo col mio dialetto zeneise ma credo che si scriva così.
La leggenda metropolitana vuole che questa significativa escalamazione sia stata pronunciata da un membro del pubblico uditore durante una conferenza di non so quale argomento teo-filosofico tenuta dal fu-Professor Edoardo Benvenuto, già Chiarissimo Preside della facoltà di architettura dell’università di Genova nonché teologo, filosofo e quant’altro di -ologo ci possa essere tra chi attende alle nobili arti del Trivio e del Quadrivio. Me lo ricordo, il prof.Benvenuto, quando – me ragazzino- lo vedevo entrare nella chiesa di San Nicola, nostra comune parrocchia, per la messa della domenica, così mingherlino, pallidino, gobbino, accompagnato se non ricordo male dall’anziana madre; io allora ero ignarissimo che dentro un fisico sì infelice (che lasciava immaginare una vita emotivamente solitaria e inevitabilmente assai più cerebrale che fisica) si nascondesse una delle più sottili menti dell’intellighentia genovese. Lo appresi anni dopo, quando ormai non mi stupivo più di tanto per l’incongruenza fra forma e sostanza. D’altronde, anche il figlio del conte Monaldo Leopardi, no…?
Mi è tornata recentemente più volte in mente quella battuta dialettale perché anche a me – si parva licet… – mi è successo qualcosa di simile, anche recentissimamente: sentirmi dire “come scrivi bene! Non ho capito niente”. In merito alla biodanza. Che un paio d’anni fa, successivamente al mio primo incontro con la biodanza, capodanno 2005 a Casa Campana, ebbi a scrivere un messaggio diretto ai miei e-lettori dove cercavo di descrivere cosa era stato per me l’incontro interessantissimo e intrigante con questa misteriosa cosa che ha nome “biodanza”. Da allora e sino ad oggi molti fra coloro che hanno letto quel messaggio mi hanno detto che quel “pezzo” era proprio bello, ben scritto, avvincente eccetera, ma mi rendo conto che quasi nessuno ha poi capito un belin de ninte di ‘sta biodanza. Ultima in ordine di tempo è l’amichevole e ironica battuta “la biodanza è una specie di scambio di coppie” che risale a due sere fa. Pronunciata da un caro e intelligente amico e condivisa ridendo da un altro amico altrettanto amabile e sensato, quindi la accetto con affetto, allegria e ironia, ma diomio!!!!!!!
Pertanto oggi, qui, NON dirò nulla della biodanza e dello stage “Identità e trascendenza” tenuto in Val Ridanna, Alto Adige, la settimana scorsa, dai sempre squisiti conduttori Alberto e Viviana. Chi già sa, sa. Chi non sa s’informi se vuole, se no amici come prima. Tanto la biodanza, come un sacco di altre cose (tra quelle che ho almeno superficialmente conosciuto ci metto lo scautismo, la macrobiotica, il WWF, l’ebraismo, ma ce ne sono certamente altre) non è “cattolica” nel senso etimologico di “universale – destinata a tutti”; o anche se in teoria lo è, in pratica non lo sarà mai, e si può vivere felici e sani senza biodanza.

PAESAGGI DI PONGO
quand’ero giovinetto, nei pomeriggi estivi di pioggia a Ormea, nella casa di campagna dei nonni, giocavo spesso con mia sorella e Silvana, l’amica dell’estate, a costruire ammenicoli col pongo. Esiste ancora il Pongo, spero… A me son sempre piaciute le carte geografiche, gli atlanti eccetera e mi piaceva usare il cartone delle scatole da scarpe per costruirci sopra paesaggi: facevo le colline verdi, chiare se con prati e scure se boschive, i paesi rossi, i fiumi blu, le strade bianche…. se uno va in Val Ridanna, nel profondissimo Sudtirol, a monte di Vipiteno, trova un paesaggio identico a quelle terre di fantasia che mi costruivo col pongo circa 40 anni fa (e che ancora conservo, nella scrivania della mia camera di Ormea): c’è la strada che tortuoseggia su per la valle, i paesi coi tetti rossi e le chiese coi campanili a cipolla rossissimi in vero stile austriaco, i masi isolati e massicci sparsi sui versanti della valle, i prati verdi chiari di erba alta fiorita o grigi-argentei se è già stato tagliato il fieno, le abetaie color verde cupo con gli abeti ordinatissimi, dritti e piantati lì come i soldati asburgici del Sant’Ambrogio di Milano poetato dal Giusti (anche questi abeti sono un po’ asburgici, in fondo), le chiesette isolate nei prati e nei boschi belle da raggiungere con facili camminate fra prati e mirtilli, le cascate dei torrenti pieni d’acqua grigia e gelida, i prati d’alta quota, infine più in su le rocce, sprazzi di neve dei ghiacciai….
Poi c’è la vita contadina che procede secondo i ritmi annuali indifferente ai turisti italiani e tedeschi che affollano l’accogliente Hotel Schneeberg con tutti i suoi conforts acquatici (se ne riparlerà): anziani contadini col cappello tirolese che falciano l’erba con lunghe falci stile Danza Macabra degli affreschi gotici e ti salutano “Gut!” se li incontri per strada, o giovani contadini con trattore e motofalciatrice che si fa più in fretta e meno fatica, tanto i prati sono bucolici ugualmente; son bucolici anche quando senti nelle narici quell’odore di cacca che ti fa pensare “che bello, essere qui in mezzo alla vera natura, fra mucche al pascolo e cavalli bradi”… e invece è il trattore che si porta dietro lo spandiletame che spruzza un liquido marroncino e inevitabilmente fetenziale che va a irrorare i prati e i terreni e la brezza del meriggio respirata a pieni polmoni dal viandante…

DANZA DEL MANDALA
Ok, non parlerò di biodanza ma almeno un commento permettetemelo: due ricordi “forti” mi porto dietro dalle precedenti 3 esperienze di biodanza: il tunnel di carezze (bis repetita) e la danza (non ne ricordo né nome né bio-significato) dell’Isle of Dreaming. Chi sa sa, gli altri s’informino se mai.
Dalla Val Ridanna porto la danza del Mandala; qui mi associo “postumo” ai ringraziamenti che sono stati rivolti a Barbara ma in generale ricordo con piacere la danza tutta, indipendentemente da chi l’ha condotta e iniziata. Vedremo la prossima volta (Capodanno 2008 in Veneto con Alberto, forse…..)

HOTEL SCHNEEBERG
Schneeberg (Monteneve) è il nome delle miniere più alte d’Europa, 2300 metri e oltre, argento e zinco sino al 1985, c’è un museo e una visita guidata fra cunicoli e ghiacciai (non l’abbiamo fatta, io e Donatella, sarà per la prossima volta) che dev’essere molto interessante. Professioni usuranti, se ne discute in questi giorni fra scalini e scaloni pensionistici…. il minatore……
L’hotel omonimo non è solo per biodanzanti ma per turisti normali, famiglie, c’è di tutto. Colazioni e cene luculliane, più piscine e laghetti con barchette e prati dove prendere il sole in costume (quando c’è), maneggio coi cavalli, poi sauna finlandese, bagno turco, idromassaggio, cazzulli e trastulli tipo grotta degli aromi, bagno salino, grotta del ghiaccio… dove si può passare mezzi pomeriggi al caldo a giocare con l’acqua in costume o preferibilmente nudi, chiacchierando fra i vapori del bagno turco e le bolle dell’idromassaggio con i compagni di vacanza biodanzante come se si fosse fra vecchi amici al bar. Più massaggi e trattamenti di bellezza come nelle più complete beauty-farm, gioia delle donzelle d’ogni età, sempre terrorizzate dalla cellulite e dalla ciccia. Chissà perché i maschietti se ne fregano delle loro pance flaccide, delle gambette striminzite, del culo piatto… Che con tutta quella gente nuda in giro fra sauna e bagno turco vedi delle schifezze niente male, e molto più fra gli uomini che fra le donne (e i maschi tedeschi son più brutti degli italiani, diciamolo!).. ma che importa, siamo belli dentro, che diamine!
Comunque bel posto davvero, per una vacanza oziosa, l’Hotel Schneeberg a Maiern-Masseria in Ridnauntal-Val Ridanna sopra Sterzing-Vipiteno.

CENTRI COMMERCIALISTI
Hotel Schneeber gestito ovviamente da sudtirolesi che parlano come Isolde Kostner ed è buffo sentirsi dire che a Innsbruck si fanno buoni acquisti perché ci sono tanti “centri commercialisti” o che “noi italiani ziamo apituati a manciar pene”, che vien voglia di rispondere “jawhol, mein spaghetten!”.
Ma siamo tutti italiani davvero, anche se tutto è scritto e parlato prima in tedesco e poi in italiano, anche se fra i camerieri pullulano gli slovacchi, macedoni, ostrogoti, visigoti, burgundi….

IL NANO PIU’ ALTO DEL MONDO
dire di uno che è il nano più alto del mondo è un ossimoro?
E dire che la valle della cascata Gilf (Gilfenklamm) è l’orrido più bello del mondo è altrettanto ossimorico? Veramente magnifica, quella cascata, quel turbinio di acque grigie, rocce bianche e verdi, alberi in bilico, rumore continuo, spruzzi che infradiciano l’aria. Grandioso! Grandioso e teutonicamente organizzato: biglietto d’ingresso, salita lungo un percorso attrezzato di scalini in pietra o legno con corrimano e parapetto, natura selvaggissima ma addomesticata e resa remunerativa. Però splendido davvero, un trionfo della geologia, peccato che le foto sono immobili e silenziose, vorrei vedere il filmato che ha fatto Mirella, coi suoni e i rumori, se capiteremo a Campobasso andremo a cercarla, la danzatrice filmatrice Mirella.

ABBRACCIAMOCI TUTTI
No, non è uno scambio di coppie, la biodanza, è tutt’altro che questo…. comunque ringrazio pubblicamente tutti i “colleghi” di danze e di abbracci di questa settimana montana. Con qualcuno c’è stato maggior scambio di abbracci, di parole, di sorrisi, di chiacchiere, con altri, com’è ovvio essendo in più di 30, pochi contatti e poche condivisioni pratiche ed emotive. Ma è stato un piacere comunque, e lo sarà ancora di più quando ci incontreremo di nuovo.
Grazie.

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