Serge Voronoff, medico. Uno dei tanti bizzarri personaggi che nel bene e nel male tentano di rendere meno doloroso il temporaneo soggiorno dei loro simili in questa valle di lacrime.
Ora che ho avuto modo di conoscerlo un po’ meglio mi pare sia stato fondamentalmente un personaggio positivo, benché inquietante e poco ortodosso professionalmente. Ma anche Leonardo da Vinci che sezionava i cadaveri per vedere come fosse fatto l’uomo dentro e Edward Jenner che provava i primi vaccini iniettandoli in suo figlio erano poco ortodossi professionalmente e ciononostante han fatto cose utili per la medicina.

Di Voronoff sapevo il poco che si evince da “La curva del Latte”, romanzo di Nico Orengo di qualche anno fa. Nico Orengo, scrittore dell’estremo Ponente ligure, di lui avevo letto “Il salto dell’acciuga”, dove si spiega come e qualmente le acciughe – pesci tipicamente marini – siano finite nella bagna caoda – salsa tipicamente piemontese – grazie all’attività (forse) di pirati-mercanti saraceni e (certamente) degli acciugai della val Maira cuneese e occitana.
Nella Curva del Latte compare un neonato di padre ignoto che potrebbe essere (il padre) un “uomo-scimmia” discendente degli esperimenti che Voronoff compì nei primi decenni del Novecento nella sua grande villa di Grimaldi, sopra alle grotte dei Balzi Rossi, a ponente di Ventimiglia e a un lancio di pigna dal confine francese.

Lì per lì avevo capito, fraintendendo, che gli esperimenti di questo strano personaggio consistessero nel fare accoppiare esemplari della specie Homo sapiens con individui della specie Pan troglodytes (scimpanzé), direttamente o mediante qualche forma di fecondazione artificiale. Per vedere cosa ne usciva, se ne usciva qualcosa. Invece domenica scorsa, grazie alla Giornata d’autunno del FAI (Fondo Ambiente Italiano, benemerito nella tutela della bellezza artistica architettonica e naturale italiana) ho appreso la verità. Non la Verità, solo quella relativa alla figura di questo strano medico russo. Si era nel forte dell’Annunziata sopra Ventimiglia Alta, davanti c’era il mare libeccioso, a ovest la Costa Azzurra e Monaco, a est Ventimiglia, dietro la strada strapiena di auto dei tanti convenuti ad ascoltare Nico Orengo e un professore di cui ora mi sfugge il nome che parlavano di Voronoff e degli esperimenti che resero questo remoto angolo di Liguria famoso nel mondo dei medici negli anni Venti e Trenta. Se ho capito tutto bene e tutto ben mi ricordo, la storia è questa:

Samuel Abramovic Voronoff nacque in Russia a metà Ottocento da agiata famiglia borghese ebrea (ne ero praticamente certo anche prima che lo dicessero, se uno è geniale in modo insolito e fuori dagli schemi è facilissimo che sia ebreo, piaccia o non piaccia ai Goym); crebbe e studiò, diventò medico, dopo uno dei tanti pogrom lasciò la Russia e andò in Francia dove assunse il nome di Serge. Dopo l’affare Dreyfuss e un po’ di boicottaggio antisemita dell’ambiente medico francese decise di levar le tende e si stabilì in Italia in una grande villa fra Ventimiglia e Mentone, a Grimaldi. Qui mise su un laboratorio con grandi gabbie e acquistò in Africa molte scimmie antropomorfe da usare nei suoi esperimenti. Che non erano orge sessuali come pensavo io sulle prime, no: lui fu in pratica un trapiantologo e un endocrinologo sperimentale: prendeva organi dalle scimmie per impiantarli sui pazienti allo scopo di migliorarne le funzioni vitali. Organi tipo le articolazioni degli arti per chi soffriva di problemi a braccia e gambe, e alcune ghiandole endocrine per chi era, semplicemente, vecchio e stanco. Sapendo che il testosterone è necessario per restare in forma e in forza (fisica e sessuale) studiava la possibilità di aumentare la vigoria fisica (anche, ma non solo, sessuale) dei suoi pazienti-cavie fornendo loro il testosterone scimmiesco. Devo ammettere che i due oratori non sono stati del tutto espliciti nello spiegare come; non ho quindi capito perfettamente se Voronoff tagliava i testicoli alle scimmie e li ricuciva sui pazienti da rinvigorire, e se si come faceva a collegarli all’organismo umano in modo che funzionassero e dove li sistemasse, se in più o in vece.

Comunque il concetto scientifico era quello di sfruttare gli animali come riserve di organi di ricambio per gli uomini. Detto così sembra un poco aberrante (le scimmie certamente non erano affatto contente di essere “sacrificate” in nome della scienza. Ma mi chiedo se i maiali ambiscano essere trasformati in prosciutti e i manzi in bistecche); aberrante si, ma – come è stato fatto notare nella conferenza – si usano da tempo tessuti tratti dai maiali (chissà perché più compatibili con l’uomo delle scimmie) per varie cure mediche, per valvole e cose varie, quindi l’idea di Voronoff era più che sensata.
Nell’ambiente medico internazionale ebbe grandi detrattori ma anche numerosi sostenitori, pubblicò sempre i risultati dei suoi studi che inviava regolarmente all’Academie de France, quindi a detta dei relatori non “era un Di Bella” né uno stregone ma un medico serio che semplicemente conduceva studi un po’ fuori dal normale seminato. E trattandosi di studi che coinvolgevano organi sessuali fu facile che si creasse intorno a lui una nomea un po’ così. Da cui anche la leggenda degli uomini-scimmia che avrebbero popolato e forse ancora popolerebbero le colline di Ventimiglia. In fondo nelle grotte dei Balzi Rossi lì sotto la sua villa erano vissuti gli uomini preistorici che un poco scimmieschi dovevano esserlo, no? Quindi, una specie di ricorso storico vichiano, in un certo senso.

Era piuttosto generoso con la comunità che lo aveva accolto e lasciò cospicue somme al comune e a vari enti sociali locali. Dopo le leggi razziali emigrò in America ma tornò dopo la guerra a risistemare la sua villa che era andata semidistrutta. Morì negli anni Cinquanta e ora credo che qualcuno cerchi di risistemare la villa e ciò che resta dei suoi studi per non perdere la memoria locale di questo interessante e bizzarro personaggio.

Questo è quanto, se non ho scordato qualcosa. Comunque mi rimane il dubbio esistenziale: se due specie simili come il cavallo e l’asino possono accoppiarsi e generare muli e bardotti, perché specie tanto vicine geneticamente come l’uomo e lo scimpanzé no? Oppure: se si, sarà mai successo? Siamo sicuri che fra le millanta perversioni sessuali di cui sono forniti i maschietti della nostra specie non si sia mai dato il caso di qualche forma di zooerastia scimmiofila? E viceversa, anche: per esempio gli scimpanzé pigmei, i bonobo (Pan paniscus), hanno una vita sessuale disinvolta e fantasiosa come quella umana; sai mai che nel fondo della foresta del Congo un giovane bonobo focoso e aitante incontri una bella pigmea…
Chissà, forse gli yeti e i loro misteriosi cugini presenti nelle leggende di quasi tutto il mondo hanno un fondo di verità.

All’uscita dal forte dell’Annunziata c’era un bellissimo tramonto arancione-grigio sui promontori e sul mare della Costa Azzurra.

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