È così anche Francesco Guccini è andato. Andato a cantare in una Osteria delle Dame ultraterrena o in un Club Tenco ultraterreno con Lucio Dalla, Gino Paoli, Fabrizio De André…
Chi c’è oggi, a fare il cantautore?
Ad esempio ci sono Alfa (mi piace dai tempi dello splendido duetto con Roberto Vecchioni al Festival di Sanremo del 2024), Ultimo, Olly, Bresh, Annalisa, Achille Lauro, Sayf, i Pinguini Tattici Nucleari… e sicuramente ce ne sono altri/e che però conosco pochissimo o nulla.
Sono i cantautori del terzo decennio del XXI secolo. Ottengono immensi successi nei concerti tanto che ne parlano i telegiornali, riempiono stadi e teatri e arene con migliaia di persone che li ascoltano entusiasti, evidentemente nelle loro canzoni offrono ciò di cui le migliaia di persone hanno bisogno. Direi che cantano i sentimenti.
Molti cantautori della nostra epoca cantavano anche l’impegno sociale e politico, questi mi sembrano focalizzati solamente sui sentimenti (o almeno prevalentemente sui sentimenti, in realtà non conosco mica tutte le loro canzoni). Ma probabilmente questo è ciò di cui si ha più bisogno oggi; ciò di cui oggi il mondo appare essere più carente sono i sentimenti.
“Ai miei tempi” c’erano ad esempio Battisti e Baglioni che cantavano i sentimenti e altri, come De André, Guccini, De Gregori, Venditti, Bennato, Dalla, che cantavano sia i sentimenti sia la società e la politica. Adesso mi pare che queste due entità scarseggino tra i cantautori giovani che riempiono stadi e teatri ma forse i tempi richiedono ciò.
Sospetto che in reazione all’uso e all’abuso della violenza e dell’intolleranza verbale e materiale di cui la politica e l’economia fanno gran sciato ci sia (nei cosiddetti “giovani” ma forse non solo in essi) una gran fame di sentimenti. E suppongo che i poeti-in–musica dell’epoca attuale abbiano tanto successo perché intercettano questa gran fame e la sanno raccontare bene.
Nel mondo attuale e nell’attuale Italia (sto parlando di cantautori italiani), guidati nei loro sfaceli da persone arroganti e sgradevoli che sembrano dare importanza soltanto al loro potere personale o al denaro, mi piacerebbe che uscisse qualche governante della politica e dell’economia che badasse anche un po’ ai sentimenti; che meditasse sulle parole di Hermann Hesse “ciò che rende l’esistenza preziosa sono solo i nostri sentimenti e la nostra sensibilità” e che si rendesse conto che la qualità della vita non dipende solamente dal PIL, dal riarmo, dalla conquista o dalla difesa dei sacri confini, dall’Intelligenza Artificiale, dagli algoritmi dei social.
Bah. Poche idee ma confuse, le mie…
