Una generazione dimenticata?

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 30 gennaio 2021

Categoria: Tag: , , ID:3225

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Io non ho figli, non sono insegnante né medico, quindi non avrei titolo per scrivere di scuola in tempi di pandemia; però l’attuale situazione della scuola italiana mi lascia assai perplesso. Mai avrei immaginato di vedere i ragazzi che protestano in piazza perché vogliono andare a scuola mentre gli adulti glielo impediscono. Però succede. Perché? Perché gli adulti non riescono a garantire la scuola ai ragazzi, privandoli di una parte fondamentale della loro crescita sociale, emotiva, psicologica, obbligandoli a rinchiudersi in casa da soli davanti a un tablet? Forse perché l’Italia è la nazione più vecchia del mondo e l’Europa è il continente più vecchio e i vecchi se ne infischiano del futuro? Io ho quasi 62 anni, non sono giovane ma non riesco a ragionare alla Luigi XV, dopo di me il diluvio: mi sembra un suicidio della civiltà il dire “non riusciamo a gestire le scuole aperte quindi ragazzi statevene a casa e accontentatevi della DAD”. La sociologa Chiara Saraceno (79 anni) ha detto: “adolescenti e giovani dovrebbero essere vaccinati subito, dopo gli operatori sanitari, insieme ai loro insegnanti, dato che hanno una mobilità e socialità maggiore dei ‘grandi anziani’ come me, che tutto sommato possono continuare a proteggersi ancora per un po’”. Su La Stampa del 10 gennaio la presidente del Tribunale dei Minori di Milano, Maria Carla Gatto, diceva che “senza scuola, sport, amici è una generazione dimenticata… La scuola a distanza si traduce in perdita di opportunità e di futuro, soprattutto per i ragazzi più fragili”. Ma ben si sa che l’Italia non è un paese per giovani, lo è sempre di meno… Purtroppo i politici (quelli che “pensano alle prossime elezioni”) non si curano di cosa succederà tra vent’anni, quando gli adolescenti di oggi saranno adulti; per pre-occuparsi del futuro ci vorrebbero gli statisti (quelli che “pensano alle prossime generazioni”) ma dove sono costoro? Va beh, a furia di complicare la vita ai nostri pochi giovani casomai ci estingueremo, come i Sumeri e i Babilonesi; civilissimi popoli che ricordiamo con simpatia, ma qualcuno sente la loro mancanza, oggi? E se sarà così anche per gli italiani, amen.

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