“Non si può possedere un gatto; al massimo si è soci alla pari”
“Les chiens ont des propriétaires, les chats ont du personnel”
Nei miei venticinque anni che ho finora trascorso coi gatti di Villa Mergellina a Sanremo (senza dimenticare la Minou della mia vita precedente nella famiglia Dall’Aglio) ho maturato la ferma convinzione che tra le millanta frasi e aforismi dedicati ai gatti queste sono le più veritiere.
Come alcuni di Voi Lettori sanno, i miei gatti soci alla pari sono attualmente cinque (con la saltuaria intrusione di un sesto – Fredo – di cui sono socio molto di minoranza): Macchia – 14 anni, Polvere – 13 anni, Paprika – 11 anni, Rocco – 7 anni, Ebano – arrivato da chissà dove sette anni fa, potrebbe avere circa 10 anni.
Il fatto che io sia un socio-alla-pari e non il proprietario dipende anche dal fatto che non li costringo a vivere nel chiuso di un appartamento ma li tratto (come ha sempre fatto Donatella prima di me e insieme a me) da esseri viventi liberi; liberi di entrare in casa e di uscire in giardino, liberi di andarsene in giro nei giardini vicini, liberi di fare conoscenza e socializzare con gli altri abitanti del circondario (una zona per fortuna ricca di spazi verdi, tranquilla, silenziosa e isolata dal grande traffico automobilistico), ciascuno secondo il proprio carattere, la propria curiosità, il proprio desiderio di solitudine e di compagnia. Liberi di correre rischi, anche, e di far preoccupare il loro “papà-socio” quando – raramente – uno o l’altro non dà contezza di sé nei tempi e nei modi opportuni; essenzialmente quando non si fanno vedere nelle canoniche ore di cena alla sera o di colazione al mattino.
Fare conoscenza e socializzare con gli altri abitanti del circondario… con due tra i vicini di via sono diventati davvero amici. O per meglio dire, hanno assunto queste due persone (Rosalba e il signor Emanueli) come “personnel”, dapprima come soci di minoranza gerarchicamente secondari rispetto a me, ma ora mi pare che facciano ben poca differenza tra noi tre; soprattutto Rosalba, la trattano con la stessa affettuosa disinvoltura che usano con me e a volte ho la sensazione che almeno Polvere e Macchia preferiscano stare con lei più che con me.
Rosalba e il signor Emanueli sono ostentatamente contenti di tutto ciò: ho ben verificato che quando Emanueli trova nel suo giardino uno o più gatti che prima non lo frequentavano, ne parla con orgoglio e felicità “adesso anche Rocco viene da me!!!”; il fatto che i gatti scelgano anche il suo giardino per cercare cibo e per trascorrere la notte (e pazienza se fanno pipì nelle fioriere) accresce la sua autostima, è un avanzamento nella scala sociale tra gli abitanti del quartiere.
Ciò mi dispiace? No, per niente, anzi mi piace molto. E non solo (cinicamente) perché più la Banda dei Cinque viene nutrita da Rosalba ed Emanueli meno devo spendere io in cibo appetitoso e sopraffino (mica che mangiano qualsiasi schifezza…); no, questo ménage à trois mi piace perché lo considero un’ulteriore dimostrazione della più affascinante qualità dei gatti: la capacità di prendere decisioni sulla loro vita in totale autonomia; tra gli animali cosiddetti d’affezione i gatti sono forse gli unici a saper mescolare così bene la parte “domestica” della loro vita con la parte “selvatica”, riuscendo anche a farsi amare e ammirare per questa loro capacità.
