È una frase, anzi un pensiero etico e un comportamento di vita che ho sentito pronunciare parecchie volte in tv da Paolo Sottocorona; soprattutto a ridosso della Pasqua.
Dopo lo “storico” Edmondo Bernacca degli anni Settanta, Paolo Sottocorona è stato sicuramente il meteorologo televisivo più famoso e amato d’Italia. Morto improvvisamente ieri, 8 ottobre, lasciando costernati i milioni di italiani che lo seguivano alla mattina su La7 e lo apprezzavano, come ha lasciato costernato me.
Grazie a Donatella, che aveva conosciuto sua figlia Martina, nel 2009 ebbi l’occasione e il piacere di conoscerlo di persona, fummo suoi ospiti per alcuni giorni nella sua casa con giardino-parco e cani a Nazzano, borgo vicino al Tevere a nord di Roma.
Lo incontrai nuovamente a Roma nel 2019, un caffè e qualche chiacchiera in un bar vicino alla sede della sua La7. Confidavo di tornare a cercarlo per un breve vis-à-vis una delle prossime volte che sarei andato a Roma. Ma ormai è tardi.
Una gran bella persona, anche al di là di quello che si vedeva in tv; e si vedeva già tanto, fra discorsi meteorologici assennati e non sensazionalistici, informazioni su associazioni di volontariato e di aiuto medico-sociale, fotografie amatoriali, citazioni poetiche e filosofiche, riflessioni etiche di vario tipo. Non so, ad esempio, se abbia mai parlato in tv del volontariato che faceva in ospedale o dei gatti ex-randagi che accoglieva insieme ai cani a casa sua.
Fortemente convinto (come il 99% dei climatologi del mondo) dell’esistenza e della gravità di ciò che normalmente si definisce “cambiamenti climatici” che sembrano fesserie solo a una banda di politicanti arroganti, ignoranti e purtroppo potenti.
Durante quella chiacchierata al bar di sei anni fa mi dipinse un quadro dell’evoluzione climatica del mondo che mi incupì l’animo per tutta la giornata. E pochi giorni dopo ne scrissi nell’articolo di fondo del Gazzettino Sampierdarenese quasi per esorcizzare quei pensieri, come se mettendoli in comune con i lettori, “diluendoli” fra tante persone, potessero diminuire la loro gravità.
Ogni anno avvicinandosi la Pasqua lo diceva e lo ripeteva “i cuccioli non si mangiano”. Ha sempre parlato fortemente contro la tradizione di mangiare gli agnelli a Pasqua, che forse ebbe il suo significato storico-religioso in altri tempi e in altri luoghi, ma certo non ce l’ha più per gli italiani del XXI secolo, né per i tantissimi scristianizzati né per i pochi ancora credenti.
Personalmente, insieme ad agnelli e capretti, tra i cuccioli che non si mangiano ci metto anche i vitelli; non conosco la posizione di Paolo sui vitelli ma sospetto fortemente che anche lui non li mangiasse.
I vegetariani probabilmente inorridiscono a sentirmi dire che mangio (senza abboffarmi ma li mangio) bovini adulti, cinghiali, pesci. Non pretendo di essere perfetto. Né di essere totalmente vegetariano. E nemmeno Paolo Sottocorona lo era. Si fa quel che si può.
Stamattina le due rubriche meteo su La7 delle 7,35 e 7,55 sono saltate. Chissà chi e come parlerà del tempo e del clima su quella rete da domani in poi.
