Santuario del Sacro Cuore di Gesù a Bussana Nuova. Periferia orientale del comune di Sanremo.
Una chiesa di fine Ottocento-inizio Novecento; stili artistici e architettonici non originali, pura accademia, un rifarsi a idee e invenzioni antiche di secoli, un copiare la genialità degli antenati, neobarocco, neobramantesco, neoromanico, neoqualsiasicosa. Una di quelle chiese come ce ne sono tante in Italia che non attirano l’immediata attenzione dell’italiano medio, arciabituato alle opere d’arte che ogni angolo della nostra patria propone alla vista distratta di qualsiasi passante. Una chiesa che uno la guarda passandoci accanto od osservandola veloce dall’automobile e dice “bella, ma è la solita roba”.

Poi succede qualcosa di diverso dal solito… ad esempio il pomeriggio di domenica 8 gennaio, l’evento “Arquata chiama, Bussana risponde” organizzato dalla delegazione di Imperia (Imperia-Sanremo-Bordighera…) del FAI per raccogliere fondi per il restauro di una chiesa terremotata nelle Marche; e siccome sarai una delle guide che porteranno i partecipanti in giro per il santuario nelle visite guidate devi imparare decentemente bene cos’è questa chiesa, cosa c’è dentro e chi erano coloro che l’hanno pensata, progettata, costruita, decorata, abbellita, e perché è stata dedicata al Sacro Cuore di Gesù anziché per esempio a Sant’Egidio che era il patrono della chiesa di Bussana Vecchia distrutta dal terremoto del 1887 e di cui questo Santuario raccolse l’eredità di parrocchia e centro di devozione per la comunità dei bussanesi superstiti. E allora ascolti chi ne sa più di te, acquisti un interessante libro che parla di questo santuario, del suo “padre spirituale” Don Francesco Lombardi, del gruppo di artisti di chiara fama che lo stesso Lombardi chiamò a lavorare per lui e per il Sacro Cuore, della quantità di privati, parrocchiani, comuni cittadini, personalità della politica e dell’economia sanremese che versarono i loro soldi perché questo tempio della popolazione e di Dio crescesse grande e bello nella materia e nello spirito. Ascolti, leggi, impari… e poi bene o meno bene racconti ciò che hai appreso a quella centocinquantina di bussanesi-sanremesi-ponentini-milanesi-torinesi che sono venuti a conoscere il Santuario sfidando il freddo del pomeriggio invernale.

Parentesi: ok freddo, ma è sempre Riviera Ligure di Ponente; loro là gli autoctoni dell’estremo Ponente non se ne rendono mica conto ma già io che sono genovese so bene che quello che a Sanremo si chiama “freddo” non ha proprio nulla a che vedere col vero freddo. In questi giorni pensate ad abruzzesi, molisani, pugliesi…. quando a Sanremo alle 7,30 del mattino fuori dalla finestra della cucina ci sono 6 gradi (+6, ovviamente) penso “fa freddo” e i tre gatti “esterni” Popoff, Macchia e Fred si affrettano a entrare in casa a scaldarsi. Stasera qui a Genova il termometro sul balcone segna +2 e questo è già più freddo e c’è pure un po’ di tramontana. Quanti gradi ci sono adesso a L’Aquila e a Isernia? Chiusa parentesi.

Insomma, avviene qualcosa che ti porta a conoscere meglio i perché e i percome di quella cosa (quella chiesa) cui non avevi mai fatto tanto caso e questi perché e percome ti affascinano. Perché ti rendi conto di quanta intelligenza, di quanta volontà c’era nella testa, nell’anima e nel cuore di chi quella chiesa l’ha voluta, pensata, progettata, realizzata. E come sempre, quando qualcosa la conosci meglio la apprezzi di più, e la ami.

Una canzone ormai vecchiotta di Enrico Ruggeri dice “non credo a ciò che in Francia chiamano coup de foudre: l’amore occupa i capillari molto lento, mediando la ragione con un nuovo sentimento”. Ciò avviene non solo per l’amore verso un’altra persona; per me la “mediazione” tra ragione e nuovo sentimento vale per ogni forma di amore, anche quello che si rivolge ad oggetti inanimati come può essere un edificio. L’amore si nutre di conoscenza e la conoscenza cresce con l’amore. Un feedback positivo in cui ciascuno dei due sentimenti non può esistere senza l’altro. Per me, grazie al pomeriggio del FAI, il santuario di Bussana è diventato un simbolo concreto e meraviglioso della intima unione, diciamo così, che esiste tra la conoscenza razionale e il sentimento dell’anima.

(Scritto il 10 gennaio 2017)

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