La lettura ci dà un posto dove andare quando dobbiamo rimanere dove siamo (Mason Cooley)

Great minds think alike (da Valentina Canossi)

Qui siamo in tre, io, il silenzio e Dio. Dio parla in molti modi, si sente, basta ascoltarlo, è difficile spiegarlo con le parole (Tadeusz Wrona, eremita a San Fiorenzo presso Norcia – in #Territori, Touring Club Italiano)

L’uomo deve morire in bellezza come le foglie del faggio in autunno (antico detto giapponese)

Tutti nascono unici, molti muoiono fotocopie (beato Carlo Acutis)

Invece dei castelli, con la sabbia facevamo case popolari (J-Ax nella canzone “Ostia Lido”)

1 nessuno 105 (su un muro di Carrara)

“Il destino morde come un cane e imprigiona come un vestito stretto”. Era un proverbio noto a tutti. Nessuno ignorava che il destino morde. Ma volevano che il destino esistesse e che fosse fissato. Meglio vivere imprigionati dal destino che abbandonati alle turbolenze del caso. Che era il vero male non nominato, il terrore ultimo, per gli uomini come per gli dèi (Roberto Calasso)

Maskerate in grande stile / ma attenzione a non sgarrare / perciò tutti in fila indiana / tutti pronti a ballare a ballare (Edoardo Bennato, ritornato ai fasti giovanili con l’album “Non c’è”)

La teoria dell’immortalità dell’anima contiene più minacce che consolazioni (di nuovo Mason Cooley)

La natura non fa differenza tra fiori ed erbacce (ancora Mason Cooley, ma potrebbe essere Gianni Dall’Aglio)

E siamo solo mostri con una grande paura di trovare un bambino sotto al letto (Pinguini Tattici Nucleari)

Siate ragionevoli, chiedete l’impossibile (Don Ernesto Balducci)

Mi pongo, mi op-pongo, mi in-altro, così si sviluppa un vero dialogo, che matura e modifica i dialoganti (Massimo Cacciari, grazie a Giulia Cassini)

Già non attendere’ io tua dimanda / s’io m’intuassi come tu t’immii (Paradiso, Canto IX, vv.80,81) – “Intuarmi” e “immiarti”: due neologismi danteschi, suppongo siano due hapax legòmena, che trovo meravigliosi. Io immedesimarmi in te, tu immedesimarti in me, entrare nei pensieri, nella mente dell’altro. Un caloroso grazie a Uge che mi ha fatto conoscere questa chicca. Al verso 73 c’è anche “Dio vede tutto, e tuo veder s’inluia” giusto per fare il tris. E siccome quattr’è megl’che tre, al Canto XXII, v.127 troviamo “e però, prima che tu più t’inlei”, prima che tu penetri più profondamente in essa (l’ultima salute, cioè Dio). Perché Dante è Dante….

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