Chi mi conosce sa che il mio Luogo del Cuore marino è la scogliera di Pontetto, a levante di Genova, al confine tra il borgo di Bogliasco e quello di Pieve Ligure. Quante volte ho nominato Pontetto nei miei messaggi? Parecchie. Ne ho anche scritto nei libri su Genova dei bei tempi andati della Sagep, un’era geologica fa.

Uno di quei posti che chi vive nelle città di mare sa come funzionano (a Genova il più tipico è Boccadasse), dove puoi andare a fare la pausa pranzo in un giorno di lavoro in qualunque stagione dell’anno, basta uno scooter, un pezzo di focaccia e un’oretta di tempo libero per sentirsi in vacanza anche il mercoledì 35 novembre, se il tempo è buono.

Ora che sono molto sanremese a Pontetto ci vado non più di quattro volte all’anno, giusto per “vedere come sta”, per salutare quel vecchio amico che non ho più occasione di incontrare. Mi manca, Pontetto, lo ammetto. Come un po’ mi mancano anche gli altri due miei luoghi marini genovesi, la scogliera di Ca’ du Pin a Sori (ma solo da novembre a marzo, poi si affolla) e la Cala dei Genovesi tra Recco e Camogli. Tutti tratti di costa liberi e selvatici, solo una doccia gratuita a Pontetto e alla Cala. Dio mi tenga lontano da ombrelloni, lettini, cabine.

A Sanremo i posti “giusti” me li ha presentati qualche amica autoctona: la Caletta del Gabbiano a Ospedaletti, la spiaggetta del Tiro a Volo a Sanremo, la spiaggia di Aregai di Cipressa. Anche qui tutto libero con docce gratuite, solo alla Caletta c’è un baretto tranquillo che puoi anche far finta che non esista. La Caletta è la migliore dal punto di vista sociale perché ci posso trovare qualcuno che conosco per socializzare un po’ e fare il bagno insieme.

Ma Aregai ha un fascino particolare: questa spiaggetta di ciottolini grigi e scarti di posidonia stimola l’amarcord. Stimola il ricordo delle spiagge frequentate negli anni ’80 e ’90 con amici vari in Sardegna, Calabria, Maremma, Sicilia, Corsica, Provenza, spiagge abbastanza piccole e distanti da centri urbani, dove all’epoca era facile e lecito piantare tende, portarsi fornelletti a gas e taniche d’acqua, pentole e pacchi di pasta, per accamparsi qualche giorno cullati dal rumore del mare calmo, dormire magari fuori dalla tenda sotto la luce delle stelle e della luna, lavare in mare l’insalata (prima di pranzo, così non c’era bisogno di aggiungere sale) e le pentole (dopo pranzo, e pazienza se l’acqua salata non fa schiuma).

Ad Aregai i bagnanti non sono mai troppi (almeno quando ci vado io); alle spalle c’è la pista ciclabile, l’Aurelia, qualche casa poi più in alto fasce coltivate, la boscaglia, il viadotto dell’autostrada ma è tutta roba che non fa quasi rumore e dalla spiaggia non si vede. Ci starebbe bene una tenda per pernottare, tornando indietro di alcuni decenni.

E poi l’odore dell’aria…. non serve Proust per sapere che l’olfatto stimola fortemente ricordi e sensazioni. L’odore di Aregai è un misto leggero di aria salata, di posidonia, di vegetazione costiera riscaldata dal sole e ogni refolo che entra nelle narici mi porta agli stessi profumi che ricordo da quelle vacanze estive marine di 30-40-47 anni fa. Mi porta ai profumi, ai luoghi, alle situazioni, persone, pensieri…

Ormai non potrei e non vorrei più dormire all’addiaccio su uno stuoino sulla spiaggia, mi alzerei al mattino anchilosato e “réddeno” (come si dice a Genova). Ma il risentire, a distanza di decenni, quei profumi ad Aregai è stata una magnifica scoperta la prima volta e una delizia dello spirito e del corpo ogni volta che ci vado e annuso.

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