“…Sono storie non banali, non effimere e sanno raccontare il sacrosanto diritto degli uomini, delle piante e degli animali a essere rispettati. Mi piace porre domande e ascoltare il parere dell’altro, degli alberi, delle farfalle.

Per esempio mi piacerebbe sentire la voce di una zanzara. Uno di quegli esseri che non esistono fin tanto che non ti pungono. Immagino la sua voce dirmi che la goccia di sangue che mi sta portando via è la sopravvivenza dei suoi piccoli. Quella goccia è il nutrimento dei suoi figli. Allora posso scegliere di schiacciarla sul muro, ma so cosa c’è dietro quel suo pungere.

… Il diritto di essere rispettati, ecco cosa mi dicono le piante e gli animali quando provo ad ascoltarli. Mi parlano di loro, ma soprattutto di me, di noi.

… Chissà che mondo sarebbe se tutti fossimo disposti ad ascoltare di più e a parlare meno. Ho voglia di ascoltare questa natura di cui sono breve ospite”.

Il capitolo “Il diritto di essere rispettati” è breve, tre paginette di un libro a sua volta breve e piccolo: “Terra, guerra, radici. Il mio cammino sulle orme di Mario Rigoni Stern”, di Pino Petruzzelli. Vale la pena leggerlo tutto, oltre alle poche righe che ho citato qui.

Ormai è primavera inoltrata e con temperature crescenti: nel mio giardino-giungla di Sanremo erba e piante crescono a dismisura e stamattina (21 aprile) ho visto la prima zanzara tigre del 2026. Ormai, da quando ho letto quel libro, osservare una zanzara e pensare alla “zanzara di Pino” per me è un tutt’uno. Beh, diciamo che la disposizione d’animo al rispetto della vita animale e vegetale credo di averla salda da molti decenni, non era necessario che arrivasse Pino Petruzzelli con la sua zanzara a rendermi ben disposto. Però quell’insetto letterario è uno stimolo di riflessione in più. 

Ho schiacciato quella zanzara, stamattina? No. Ammetto che un paio di tentativi li ho fatti (invano) istintivamente, ma quando ho capito che mi volava intorno per caso, non per pungermi e non era lì per me, l’ho lasciata stare. Con un certo sollievo, perché anch’io non resisto all’impeto di schiacciare una zanzara che mi punge e mi ripunge, ma quando ci riesco poi sento sempre un po’ di disagio. Perché ho ucciso una vita inutilmente e ho aumentato l’entropia dell’universo, che aumenta già abbastanza di suo anche senza il mio contributo. Uccidere per nutrirsi ha un senso – essendo noi animali quindi eterotrofi – uccidere per difendersi dall’immediato pericolo di essere uccisi ci può stare, ma poi basta. Quindi se posso evito di schiacciare le zanzare, sono più contento se riesco a tenerle lontane senza usare bombe, missili, droni, mine…

Sotto sotto ammiro i monaci giainisti, che spazzolano la strada davanti a loro e indossano un fazzoletto davanti alla bocca per evitare di calpestare e ingoiare piccoli esseri viventi e sono vegani ma evitano le verdure a radice (patate, cipolle, aglio, carote…) perché la loro raccolta uccide la pianta. Sotto sotto li ammiro ma – nobody’s perfect – non li seguirò mai. Mi piacciono le carote, le patate, le cipolle, l’aglio (tenetemi lontano il pesto senza aglio) e anche uova e formaggio.

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