Guido Conforti, posso dire che è il mio amico più antico. Non per sua particolare vetustà d’anni (siamo coetanei) ma perché le nostre mamme ci fecero conoscere prima di andare in prima elementare, cioè prima del 1 ottobre 1965. Abitavamo nello stesso palazzo, i nostri appartamenti erano specularmente identici, noi Dall’Aglio al quarto piano scala destra, i Conforti al quarto piano scala sinistra. Facemmo tutte le scuole assieme, da quel primo giorno da “remigini” alla maturità classica. Gli scout nell’Agesci no, Guido al GE 16, io al GE 28.
Guido Conforti, dirigente di Confindustria Liguria, scrittore di romanzi e poesie, videomaker, performer e qualcos’altro ancora. Marito e padre. Vive a Genova da sempre.
Vincenzo Novari lo conobbi pochissimo tempo dopo aver conosciuto Guido, giacché anche lui fece parte dei “gruppo dei 5” che fummo compagni di scuola dal primo giorno di prima elementare alla Maria Mazzini fino alla maturità del Liceo Classico Cristoforo Colombo, passando per la scuola Media C.Colombo. Vincenzo e io fummo compagni di banco per tutti i cinque anni di ginnasio-liceo (e forse anche alle medie, non ricordo bene).
Vincenzo Novari, imprenditore di successo di alto livello soprattutto -ma non solo – nel mondo delle telecomunicazioni e di altrettanto alto understatement, nel senso che non si trovano con facilità caeti su di lui (da pronunciare cieti con la “e” molto larga = pettegolezzi, gossip) e questa la considero una sua bella qualità. Bi-marito (non bigamo, c’è la consecutio temporum) e padre. Vive da decenni tra Milano e Roma.
Guido, Vincenzo, Federico B, Fabio C, io. In prima media si aggiunse Alessandro P, anche lui con noi fino alla maturità. Abitavamo nello stesso quartiere, in strade vicine, eravamo tutti negli scout. Non ci siamo mai persi di vista, grazie a Dio, anche se ormai ci si incontra poco/pochissimo.
Nel 2023 Guido ha pubblicato un libro che ha chiamato “Genova – una città visibile”, con foto di Giorgio Bergami, grande fotografo genovese recentemente scomparso. Un atto di amore totale verso la sua città. Nulla di strano: è ben noto che Genova è una città difficile da capire e spesso anche da viverci, sia per i “foresti” sia per i “zeneisi”, ma quando la si comprende, soprattutto vivendoci dentro per tutta la vita, allora la si ama svisceratamente, totalmente, per sempre. Alcuni anni fa si diceva “senza se e senza ma” invece chi ama veramente Genova (ma credo sia così per qualsiasi altra città in grado di suscitare grandi passioni, penso a Napoli ad es.) la ama nonostante i tanti se e i tanti ma che essa suscita. Il che dimostra che è vero amore, quello che ama nonostante i difetti dell’amato (e finisce con l’amare anche i suoi difetti, pur riconoscendo che sono difetti).
Nella Genova raccontata da Guido per ovvie ragioni mi ci ritrovo al 150% perché è la mia Genova, la stessa in cui sono cresciuto, ho vissuto, che mi ha allevato. Non solo stesse scuole ma gli stessi anni, le stesse strade, lo stesso filobus numero 33, lo stesso tutto o quasi tutto. Un libro da leggere, secondo me, per qualsiasi genovese vissuto dal 1959 in poi. Ma anche per i non genovesi che volessero approfondire la loro conoscenza della città e della sua anima.
Ma Guido ha una propensione alla curiosità verso il mondo intorno e raccontare la sua Genova gli serve anche per allargare pensieri e parole verso l’altrove nello spazio e soprattutto nel tempo. Non voglio fare una recensione del suo libro quindi mi limito a due citazioni brevissime: “World2B” è il titolo di uno degli ultimi capitoli; all’interno di quel capitolo c’è un’espressione “Per ora è l’era dello spaesamento”, che credo sia un modo concisamente perfetto per definire gli anni che stiamo vivendo, a Genova, in Italia, in Europa, in tutto l’Occidente e forse anche oltre.
Pochissimi mesi fa Vincenzo ha pubblicato un romanzo, “Non so se ce la fai”. Romanzo storico, perché nella figura e nelle vicende del protagonista, Vito Novelli, c’è Vincenzo Novari medesimo, la sua evoluzione da “signorino” fresco di laurea in Economia e Commercio a Genova a imprenditore e manager di successo. Un libro che è (come dice il risvolto di copertina) “un manuale di management ma anche una storia fatta di passione e di scelte coraggiose”.
Anche se le biografie non sono mai state di mio interesse, quando ho ricevuto da Vincenzo l’invito alla presentazione genovese del suo romanzo (in un bellissimo palazzo di Via Garibaldi – Strada Nuova) ho deciso che non me lo sarei perso per nulla al mondo. Lo sto leggendo mio more solito, ovvero alternandolo sera dopo sera alle mie altre letture quindi ci metterò un po’ a finirlo, ma davvero, come mi era stato preannunciato, è piacevole e trascinante, nel senso che ti trascina a girare il foglio e continuare a leggere la pagina successiva. Poi cala la palpebra, e bisogna spegnere la luce.
I due libri sembra non abbiano nulla in comune invece qualcosa c’è, e non è roba da poco. Genova. E se nel romanzo di Vincenzo la città non è protagonista come in quello di Guido, lo è stata nella presentazione fatta dal suo autore: più che parlare del libro Vincenzo, aiutato dai conduttori dell’evento uno dei quali era proprio Guido Conforti, si è lanciato in un peana di amore per Genova, l’amore dell’emigrato verso la sua città madre e matrigna; matrigna perché costringe molti suoi figli a espatriare nella solita Milano se hanno ambizioni e volontà di successo, ma madre che comunque la si ama in toto, ovunque, nunc et semper. Vincenzo ha raccontato ciò che i suoi amici di antichissima data già sapevamo, cioè che quando viene a Genova – non gli succede frequentemente – si precipita al forno-panetteria di San Nicola (il quartiere in cui siamo cresciuti) per acquistare la loro focaccia. Perché la focaccia è l’essenza della genovesità, anzi ha detto “noi genovesi siamo fatti di focaccia” e ci può essere tutta la Milano e tutta la Roma che vuoi, ma come fa un genovese a vivere senza focaccia, almeno di tanto in tanto? Ma se ghe pensu: non è necessario andare in Argentina per sentirsi genovese emigrato, basta Milano.
Vincenzo Novari, fuori è milanese-romano di successo, dentro è zeneise di quartiere e di focaccia: sono contento di essere stato suo compagno di banco per cinque (forse otto) anni.
E di avere percorso a piedi ogni giorno Salita San Nicolò con Guido Conforti per andare da casa a scuola per i medesimi lunghi e formativi anni.
