La mia fu-moglie Donatella aveva due zii bizzarri. Affascinanti e irritanti, simpatici e odiosi; subirne il fascino e aver voglia di mandarli al diavolo era sovente un unico sentimento double-face.
Diversissimi per stile di vita e visione del mondo, e non imparentati tra loro, entrambi avevano caratteri molto forti e una immensa voglia di vivere. Una è vissuta 93 anni e mezzo (1920-2014), l’altro 96 anni e tre mesi (1929-2026).
Lei era Meletta, al secolo Maria Pia Marsaglia, sorella maggiore del papà di Donatella. Sanremese, viveva a Genova e di lei ne scrissi al tempo del suo passaggio alla vita ultraterrena (aveva una fede fortissima, non riesco a pensarla altrimenti che in paradiso) https://www.giannidallaglio.it/meletta/.
Lui era lo zio Carlo, all’anagrafe Carlo Ceppa, prima marito poi vedovo di una zia materna di Donatella (la zia Lilli). Torinese, viveva a Sanremo ed è morto pochi giorni fa dopo breve soggiorno in ospedale. Era arrivato il suo momento, cosa che a quell’età è assolutamente normale ma emotivamente ha un po’ stupito me e i cinque-sei membri del suo “cerchio magico” che lo accudivano a casa sua obbedendo ai suoi desideri e ai suoi ordini, ormai assuefatti all’idea che fosse immortale.
Anche di lui ne scrissi, nel numero di ottobre 2021 del Gazzettino Sampierdarenese (Lo Ziocarlo e i tre vaccini) e mi sembra giusto citarne alcune parti:
“…Lo scorso 11 ottobre ha invitato a pranzo in un ristorante una sua amica di una decina d’anni più giovane di lui, la ex-badante di sua moglie, una giovane e bella esperta informatica che gli tiene aggiornato il computer e me. È arrivato guidando la sua automobile, siamo entrati tutti nel ristorante e abbiamo festeggiato il suo novantaduesimo compleanno… Ma dimostra almeno dieci anni di meno. Allegro (specie quando ha qualche donna intorno), scherzoso, chiacchierone, nelle sue conversazioni spazia con disinvoltura dai legionari fiumani di D’Annunzio a Lady Gaga, dalle discese in sci al Sestriere che faceva con Mike Bongiorno alle elezioni del sindaco di Roma… Lui affronta la vita con spirito positivo, costruttivo, ottimista, cerca il meglio in ogni situazione, anche quelle difficili. Durante il pranzo ci ha detto che due giorni prima aveva fatto la terza dose di vaccino…perché ci tiene ad avere sempre la massima protezione possibile contro il Covid. E mentre lo ascoltavo pensavo che mi piacerebbe che tutte le persone intorno a me fossero un po’ come lui, lucidamente conscio di quali pericoli ci stanno intorno e altrettanto lucidamente armato di molta volontà e tanto ottimismo per combatterli… Ma essere Ziocarlo non è per tutti e, sinceramente, mi dispiace per chi non riesce a esserlo.”
Tutto ciò (compreso il fatto che a 96 anni leggeva senza occhiali e aveva i suoi denti e non la dentiera) faceva parte del suo fascino. Poi ecco, lo spirito costruttivo si estrinsecava anche in caratteristiche meno piacevoli: voler essere sempre al centro dell’attenzione, irritarsi con parole non eleganti verso chi a suo parere gli mancava di deferenza, esigere attenzione costante dall’uditorio mentre raccontava i suoi aneddoti storici e le sue avventure di gioventù, interrompere le conversazioni altrui se si sentiva un poco messo da parte, fare telefonate che non sapevi mai quanto sarebbero durate perché non potevi dirgli “scusa ma chiudo perché devo andare”… Era una montagna di egoismo. Ma un egoista che sapeva essere simpatico.
Una caratteristica a volte imbarazzante per chi lo accompagnava era la sua perenne, inesausta, irrefrenabile passione per le donne. Sicuramente ha amato sua moglie ed era commovente vedere come le è stato vicino durante quei dieci anni in cui la zia Lilli ha vissuto – con la mente via via più disorganizzata e incomunicabile – nella RSA in cui infine è morta. Però l’occhio da Joe Falchetto non l’ha perso fino al suo penultimo giorno di vita, anche se ormai non parlava e non deglutiva più.
L’occhio e la lingua: nel nostro penultimo incontro, a fine ottobre, quando era ancora sano all’80% e lucido al 100%, andammo a pranzo al Victory Morgana dove eravamo ben conosciuti. Ci ha servito la solita cameriera, graziosa, bionda con un sorriso affettuoso. Lui a metà pranzo le ha detto “signorina mi piacerebbe che un pomeriggio venisse a casa mia, indossasse un négligé un po’ trasparente senza niente sotto e girasse per casa così. Io la guardo soltanto, non la tocco, stia tranquilla, guardo e basta”. Fossimo stati in un altro posto mi sarei nascosto sotto il tavolo per il disagio, lì sapevo che la cosa sarebbe stata presa con la doverosa leggerezza, la cameriera ormai lo conosceva da anni e gli ha fatto un sorriso del tipo “sei un vecchietto impertinente ma sei simpatico e ti permetto di dire quello che vuoi”.
Non era credente e non era interessato al “dopo” ma io un po’ di “dopo” di buona qualità glielo auguro lo stesso, dai…
