Uno degli oggetti di studio scientifico più interessanti tra quelli di moda oggidì è la coscienza. La fisiologia della coscienza; provare a capire come e quando nel corso dell’evoluzione della vita si sia sviluppata la coscienza, e soprattutto cosa essa davvero sia; e quali parti di cervello possano essere “la sede della mente”, quali parti del cervello si attivano quando ci rendiamo conto di esistere, di esistere come singolarità individuali e come elementi di un mondo composto, quali parti si attivano quando cartesianamente “cogitamus ergo sumus”, quando “pensiamo noi stessi pensanti”, per parafrasare Francesco Guccini e Aristotele.

La coscienza è la consapevolezza di esistere? È il rendersi conto di essere vivi e inseriti dentro un mondo “altro da noi” che dobbiamo affrontare e gestire per sopravvivere? O per definirsi esseri coscienti serve qualcosa di più?

Personalmente credo che la consapevolezza di esistere sia a base della coscienza e sia necessaria e sufficiente per definire un essere “vivo”. Tutto il resto, la biofisica, la biochimica, la possibilità di riprodursi e procreare esseri simili a noi stessi e poi di morire, tutte le attività biologiche basate sulla chimica del carbonio con annessi e connessi, penso che tutto ciò sia secondario. Necessarissimo per esistere nell’universo fisico, ma non strettissimamente indispensabile a rendere gli esseri viventi “vivi”. Essi sono vivi se e solo se sono coscienti di esistere. Secondo me. Poi certo questa coscienza di esistere si manifesta in modi e intensità diversi a seconda che l’essere vivo sia più o meno “complesso”: la coscienza di esistere di un virus o di un batterio credo sia diversa dalla coscienza di un verme e questa sia diversa dalla coscienza di un tarassaco, di una quercia, di un pettirosso, di un cane, di un gorilla, di un Homo sapiens… Tanti tipi e modi di coscienze differenti ma tutte coscienti.

La rivista Le Scienze ospita abbastanza spesso articoli dedicati alla ricerca scientifica sulla coscienza e sulla mente e in alcuni si trovano cogitazioni interessanti e curiose. Come quelle tratte dall’articolo “Menti diffuse”. L’abstract dell’articolo dice “Minuscoli grumi di cellule sono in grado di imparare, formare ricordi e prendere decisioni importanti; tutti elementi essenziali del pensiero. Eppure non hanno il cervello”:

“Pensiamo di essere il capolavoro della creazione. Se però cominciamo a renderci conto che abbiamo molto più in comune con i fili d’erba e i batteri presenti nel nostro stomaco, cioè che il nostro legame è davvero molto profondo, cambia completamente il significato della nostra esistenza come esseri umani su questo pianeta… L’atto stesso di vivere è per definizione uno stato cognitivo. Ogni cellula deve prendere decisioni costantemente… La cognizione non è arrivata dopo nel corso dell’evoluzione, è ciò che ha reso possibile la vita…”

“Nessuno direbbe che la planaria ha l’aspetto di un genio. Questo verme piatto a forma di virgola è diffuso in laghi e stagni di tutto il mondo, dove si contorce nella melma…Ma ha sviluppato una capacità che le più brillanti delle menti umane non hanno mai raggiunto: sa rigenerarsi perfettamente. Se lo si divide a metà, alla parte con la testa cresce un’altra coda e viceversa. Dopo una settimana due vermi in buona salute se ne vanno nuotando” Se la ricrescita della coda per il mezzo verme con la testa può non stupire, anche le lucertole lo fanno, la crescita di una nuova testa nel mezzo verme con la coda è un’impresa notevole e porta i biologi che studiano questi vermetti a sospettare “che l’intelligenza degli esseri viventi sia esterna al loro cervello in misura sorprendente”.

Tornando alla “filosofia” che sta a monte di questa biologia, secondo me gli “esseri viventi” sono tali se, e solo se, sono coscienti di esistere e viceversa gli esseri coscienti di esistere sono vivi. La coscienza di esistere è – nel bene e nel male (speriamo non sia troppo nel male) un obiettivo a cui tendono la ricerca e lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, almeno nelle sue forme più estreme. Chissà se e quando (forse più quando che se) la coscienza e la vita su questo pianeta faranno il salto dalla chimica del carbonio alla chimica del silicio, delle terre rare, del litio, del cobalto e di quali altri elementi chimici saranno necessari per costruire macchine autocoscienti.

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