Nel novembre 2012, quando Donatella e io lo portammo alla sua prima visita medica, cucciolo di pochi mesi dal pelo grigio, la veterinaria disse “diventerà un bel gattone”.
Nella lunga lista di gatti che hanno vissuto e vivono nella casa e nel giardino di Villa Mergellina a Sanremo (casa, giardino, giardini dei vicini, case dei vicini…) Polvere fu il primo – e penultimo – ad arrivare cercato, voluto e scelto dai suoi “genitori umani”; perché qui i gatti normalmente arrivano per loro libera scelta, ogni tanto compare un gatto di vario randagismo e di varia età e dice “vengo a stabilirmi qui, grazie per l’ospitalità” e con maggiore o minore disinvoltura si de-randagizza, si imborghesisce, si auto-addomestica.
Polvere no, lui fu scelto da Donatella per riempire la nicchia ecologica lasciata libera dal grande amatissimo Codamozza (https://www.giannidallaglio.it/codafumozza/); quando arrivò, cucciolo di belle speranze (https://www.giannidallaglio.it/polvere/), in famiglia c’erano Sparisci, gatta nata selvatica ma diventata molto casalinga, Macchia, abbastanza randagia timida e minuta, Oscar, randagio doc. Il giovane Polvere era affascinato dal maschio adulto e selvaggio, quando al mattino Oscar arrivava da chissà dove per la colazione il cucciolo si scapicollava fuori di casa per andare a salutarlo, e gli girava intorno, e lo seguiva, e saliva sugli alberi sotto cui Oscar camminava, aveva una passione per questo amico grande e libero. In un certo modo mi facevano pensare al Matisse degli Aristogatti e a Romeo er mejo gatto der Colosseo.
Bello, Polvere era bello. Aiutato anche dall’essere stato sterilizzato in tenera età aveva mantenuto il “faccino” del gatto giovane, con gli occhi grandi e la delicatezza dei lineamenti del muso sopra un corpo totalmente adulto, tanto da farsi dire “quanto sei bello!” anche da qualche potatore di alberi o muratore che lo incontrava per caso passando nella stradina di casa nostra.
Gattone, Polvere era un gattone. Nei suoi anni migliori arrivò a pesare tra i 9 e i 10 chili. Ma erano soprattutto muscoli, che gli permettevano di arrampicarsi per scavalcare la recinzione che separa il giardino dal parco del vicino residence con piscina, ad esempio. Tanto bello e tanto pesante, quando decideva di passare la notte in casa sul letto con me e si accucciava sopra il mio petto per fare le fusa vis-à-vis ero contento si, ma era un peso allo stomaco peggio che se avessi mangiato un capibara con la peperonata. Ma ci volevamo tanto bene…
Prima Oscar poi Sparisci conclusero la loro vita terrena ma arrivarono Popoff e Paprika e altri dopo e comunque c’era sempre Macchia; con lei nacque una vera amicizia, non saprei come altro definirla: entrambi sterilizzati, non ci poteva essere interesse sessuale ma Macchia per Polvere è sempre stata un punto di riferimento, una presenza costante lungo i suoi 14 anni di vita. Nelle sere in cui Macchia decideva di trascorrere la notte in una delle cucce davanti al portone di casa, sovente Polvere non entrava, mi diceva “papà buonanotte, io resto fuori con lei” e ci rivedevamo al mattino.
Anche se le comunità feline sono egualitarie e anarchiche e non esiste un capobranco, Polvere amava ogni tanto atteggiarsi a primus inter pares, sorvegliare il giardino, vedere chi faceva cosa, dov’erano gli altri membri della miaocomunità, tenere il territorio sotto controllo. Però era come il sovrano taoista che guarda ciò che fa il mondo senza intervenire; nella sua saggezza praticava il Wu Wei, il Non Agire.
Polvere era fortemente bisognoso di socialità: quando si trovava da solo, senza i suoi compagni felini o umani nel suo campo visivo, era angosciato, miagolava in cerca di compagnia quando non vedeva nessuno intorno. E di amici umani ne ebbe parecchi: Donatella (che lo amava) morì quando lui aveva tre anni e mezzo ma arrivò Loredana (MammaLori – che lo chiamava Ciccio – che assiste i gatti quando io non sono a Sanremo, supportata da Sandra che quando serve ne fa le veci) e poi Rosalba, che lui amò molto e fu altrettanto ricambiato; andava a cercarla (insieme a Macchia, di solito) miagolando per chiamarla, lei che abita al terzo piano del palazzo vicino, e farla scendere in strada. E lì erano tutte coccole e “premietti”.
Anche con Livio e Roberta, casa e giardino al piano terra del palazzo in cui vive Rosalba, era nata una bella amicizia e aveva il privilegio di entrare in casa loro, mentre gli altri gatti della banda si limitano a frequentare il loro giardino.
Chi era per me Polvere? Arrivato “per sostituire” Codamozza, non doveva essere e non fu un Codamozza bis. Fu Polvere. Fu quattordici anni di affetto e tenerezza reciproca, fu una condivisione di situazioni, di casa, di giardino, di letto e di cuscino.
Quelli che dicono “ah no, gli animali sul letto mai!” non sanno il piacere che si perdono. E gli anticorpi a cui rinunciano: sono convinto che se sono abbastanza sano anche senza aver fatto tutti quei vaccini che sono consigliati agli anziani della mia età (a parte i tre anticovid cinque anni fa) sia anche perché lo scambio di fiati e di peli intercorso per notti e notti con Polvere (e con Paprika, ché pure lei…) abbia creato in me un esercito di anticorpi grossi e cattivi in grado di difendermi da quasi tutti i batteri e i virus in circolazione.
Fu anche una condivisione di sguardi muti, di saluti quando arrivavo in auto e veniva ad accogliermi mentre aprivo il cancello del giardino; fu la condivisione della tastiera del computer su cui amava sdraiarsi, del pesce e del parmigiano mangiati insieme sullo stesso desco, furono i lunghi momenti di comunicazione non verbale in cui il reciproco silenzio parlava (sospetto sovente che gli animali, certi animali, recepiscano i pensieri dei loro umani anche senza necessità di esprimerli a voce. Non so i neuroetologi cosa ne pensino e cosa ne sappiano).
Nei primi mesi di quest’anno dimagrì e ci si può rammaricare di aver preso coscienza forse tardi di questo inusuale dimagrimento, quando dai 9,8 kg era ormai sceso a 6. La diagnosi a metà maggio fu “linfoma intestinale con megalia imponente dei linfonodi digiunali”; aspettativa di vita poche settimane. Inutile la quotidiana pastiglia di cortisone che peraltro lui dopo i primi tre giorni si rifiutò pervicacemente di ingollare, qualunque fosse la forma con cui gli veniva presentata mescolata al cibo. Normale, per un gatto che si ribellava anche alla fialetta di antipulci sul collo.
Ha voluto fare, e gli ho permesso che facesse, la sua vita libera fino quando ha potuto anche se ormai era letteralmente pelle e ossa, non mangiava più e camminava a fatica; ma voleva andare, e accompagnandolo passo passo è andato quasi ovunque avesse voluto anche il suo penultimo giorno, sabato 11.
Le sue ultime notti le ha trascorse sdraiato in corridoio, ogni tanto saliva sul letto per fare dieci minuti di fusa e coccole sul cuscino con me. Ma la notte di sabato non ce la faceva più a salire sul letto e si lamentava per essere lì tutto solo, così mi sono sistemato con telo e cuscino in corridoio accanto a lui e abbiamo (quasi) dormito così, vicini per l’ultima volta, tra l’attaccapanni e la libreria. Domenica mattina la telefonata alla veterinaria perché aprisse lo studio e procedesse con l’eutanasia è stata ineluttabile.
Ora è sepolto in giardino accanto a molti suoi predecessori, Codamozza, Sparisci, Musetto, Bimbo, la Nina che era di Loredana e (cito me stesso) “tutti corrono e giocano insieme e se ne vanno a spasso invisibili per il giardino two by two into the foggy dew, per dirla come Bob Dylan”.
Ora in famiglia sono in quattro: Macchia (15 anni, minuscola ma finora intramontabile), Paprika (12 anni, asociale coi suoi simili e ultra-affettuosa con me e con qualche altro umano a sua scelta), Rocco (8 anni, trovato cucciolo solitario e malaticcio da Loredana, oggi un maschio sterilizzato felice, acrobata e socievolissimo), Nuovo (giovane maschio intero arrivato l’anno scorso da chissà dove con un desiderio esagerato di coccole, di famiglia e di casa; le coccole e la famiglia l’ha trovate, il giardino in cui dormire anche, la casa solo in parte, temo eventuali spruzzi olezzanti nelle stanze e poi Paprika non lo vuole in giro per casa sua. Ma prima o poi me lo immagino sul letto con me e Paprika e Rocco nelle piovose notti d’inverno…
