Gli anniversari sentimentali possono essere un buon alibi per sgraffignare due giorni di vacanza fuori programma.
Se cadono nel caldo di fine luglio è bello che la mente rutilante di Donatella (che non so dire quanto valga come cartografa digitale ma come agente di viaggio è superlativa) organizzi un breve soggiorno in montagna, fra larici frondosi e marmotte pellicciose.
Saint Veran si spaccia come il Comune più alto d’Europa, nei suoi 2040 metri dell’alto Queyras, dipartimento des Hautes Alpes (05), Francia. “Là dove i galli beccano le stelle”, si legge in giro per il legnoso e fiorito borgo, scritto sia nell’ufficiale lingua d’oil sia nella tradizionale lingua d’oc, che anche in queste valli, come nelle dirimpettaie valli cuneesi e torinesi, alla lingua occitana ci tengono. O forse fingere di tenerci gli rende turisticamente, chissà.

D’inverno dev’esserci un bel rebelot fra le vie, le case e le coloratissime meridiane di Saint Veran, circondato com’è da monti e prati adatti allo sci, specie di fondo. Ma anche a fine luglio il bel villaggio ferve di animazione. Per lo più francesi le targhe delle auto, pochissimi italiani, qualche tedesco e olandese, alcuni belgi. Non rarissimi i viaggiatori cavallomuniti, che pare che vada di moda attraversare le Alpi in sella, oggidì, e sinceramente lo farei volentieri anch’io un giorno o l’altro. Chissà quanto costa, bisogna informarsi.

Dall’Italia la strada più breve e spettacolare attraversa la val Varaita (CN) e il Colle dell’Agnello, che coi suoi 2748 metri è il quarto più elevato valico alpino asfaltato dopo il Col de la Bonette (2802 metri, Francia), il Col de l’Iseran (2770 metri, ancora Francia) e lo Stelvio, che è più alto dell’Agnello di soli 10 metri.
Bello e bizzarro salire in auto fra laghetti di montagna, marmotte, roccioni, cavalli al pascolo, scorci di Monviso fra le nubi, più in alto degli alberi e della nuvolaglia di fondovalle. Ripidina, la strada: dai 1800 metri slm di Chianale (ultimo borgo dell’alta val Varaita) si sale ai 2748 del colle in 10 km. Quasi 1000 metri di dislivello in 10 km non è male! La fanno i ciclisti, lungo la salitaccia ci sono cartelli che indicano l’altezza, la pendenza, la distanza che manca al colle, così uno capisce se ce la farà o se schiatterà prima, fra le marmotte e i corvi.

Alberghi e locande a josa, a Saint Veran: per pernottare a mezza (abbondante e gustosa) pensione fu scelto l’Auberge l’Estoilies, un po’ fuori paese, simpatica la giovane coppia di gestori-cuochi, accogliente la sala da pranzo col caminone, carini gli asini che puoi noleggiare per portar le some durante le escursioni.

Essendo assai ameno l’ambiente in generale, non fu necessario scarpinare troppo per sentirsi felicemente immersi nella natura alpina: tre ore di buon passo la prima mattina e un paio d’ore la mattina dopo fra campi d’erbe fiorite, boschetti di larici, murmuri ruscelletti e panorami di vette rocciose furono più che sufficienti a dissetare l’animo che anelava dimenticare anche per poco le afe rivierasche immergendosi nei freschi dell’alta montagna. Freschi neanche troppo, che faceva caldo anche lassù, ma insomma, il caldo dei 2000 metri è ben altra cosa da quello appiccicaticcio della città di mare.

Ma il meglio del meglio sono state le marmotte! Tantissime, onnipresenti lungo i pascoli e accanto ai sentieri, grosse e pelose o giovani cuccioli, ben poco timorose, sono riuscito a fotografarne alcune da distanze così ravvicinate come non avrei mai creduto. Bellissime, paffute, morbidissime (immagino che lo siano se si riuscisse a toccarle), curiose, avrebbero potuto stare nei cartoni animati di Walt Disney. Le più cicciotte e pelose ci facevano pensare a Musetto, la nostra gatta sanremese che davvero assomiglia un po’ a una marmotta.

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