Confini, follia della storia umana forieri di guerre e di violenza… Veramente anche molti animali tracciano confini, pensiamo all’urina che i felini spruzzano per delimitare i loro territori di caccia e di harem, e ci accorgiamo che non solo gli uomini amano distinguere ciò che sentono come propria patria dalla terra straniera, ostile e nemica.
Ma c’è un tempo per separare e un tempo per unire, direbbe Qohelet: oggi viviamo in un’epoca di Europa pseudo-unita che cancella le frontiere e trasforma le dogane in centri commerciali outlet a maggior gloria del Dio Mercato (salite al Brennero a dare un’occhiata…). E anche le frontiere che sembravano più resistenti alle lusinghe del “volemose bene” poco a poco fanno sparire doganieri, controlli, regole e balzelli.
La Svizzera: isolata nazione non-Unione-Europea proprio al centro d’Europa, ha aderito al trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone e delle merci nel 2005. Ciò ha reso obsoleta l’antichissima professione del contrabbandiere, che traeva la ragion d’essere sia dall’economia – a integrazione delle indigenti condizioni di vita delle popolazioni delle montagne di confine – sia dalla geografia – l’irrazionale e arzigogolato andamento del confine italo-svizzero che taglia in modo bislacco valli, colline e città per ragioni storiche che risalgono al 1512 quando le terre già milanesi del Canton Ticino passarono sotto il controllo svizzero.
Oggi ai valichi di frontiera grandi o piccini delle centomila strade che dalla Lombardia e dal Piemonte entrano nel Canton Ticino ci sono finanzieri e carabinieri distratti, che con un cenno quasi invisibile ti invitano a transitare senza fermarti. Doganieri svizzeri al di là del confine? E chi li vede, dove sono? Ma un tempo…. Burlanda e Sfrusaduu: non sono ferrato coi dialetti delle aspre valli comasche ma so che così venivano chiamati i finanzieri e i contrabbandieri.
Erbonne è un piccolo borgo in provincia di Como a 960 metri sul livello del mare, quindici case in pietra sul pendio dell’alta valle del Muggio, fra prati da sfalcio e boschi fitti. Una fontana in pietra, il piccolo cimitero, reperti di attività agro-silvo-pastorali preistoriche. Erbonne è sul versante sinistro; cinquanta metri più in basso c’è il ruscello e il versante destro è già Svizzera. Un ponte pedonale in legno costruito nel 2005 soprapassa il rio e si immette sul sentiero per il vicino borgo di Scudellate, gemello svizzero di Erbonne.
A Erbonne la sezione di San Fedele Intelvi dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, i doganieri svizzeri e gli ex-contrabbandieri locali han trasformato la piccola ex-caserma della Guardia di Finanza in un Museo del Contrabbando che accoglie i “ferri del mestiere”: le bricolle, ovvero le gerle da spalla in cui gli sfrusaduu mettevano la merce, poi le pedule di juta che si mettevano sopra gli scarponi per attutire il rumore dei passi, gli sci di legno, le stecche di sigarette, le divise della finanza, foto, registri…. Ricca è l’aneddotica della secolare lotta fra finanzieri e contrabbandieri: questi godevano della simpatia della popolazione (ovvio) ed esisteva un gentlemen’s agreement fra sfrusdaduu e burlanda: le guardie lasciavano andar liberi i contrabbandieri senza denunciarli se questi, colti in flagranza di reato, abbandonavano la merce. Oggi il vero contrabbando si fa con aerei e container, e non sono sigarette e quisquilie del genere, sono partite di droga, armi, diamanti, immigrati clandestini; altro che i boschi di Erbonne e le soprascarpe di juta…
Un’altra bizzarria del confine italo-svizzero sta in Piemonte, in provincia di Verbania, e si chiama Bagni di Craveggia. Craveggia è un paese di mezza montagna nella val Vigezzo, quella che da Domodossola sale e poi scende verso la svizzera Locarno. Ma i Bagni di Craveggia stanno nell’alta Valle Onsernone percorsa dal torrente Isorno, boschi e paeselli arrampicati sui ripidi versanti: è quasi tutta Svizzera, da Locarno risalendo su verso i 2400 metri della Pioda di Crana, in direzione est-ovest. Però la testata della valle, gli ultimi chilometri in quota, è italiana. Stessi boschi, stesso torrente limpido e gelido, una strada chiusa al traffico che si fa sentiero e quasi per caso appare un masso di granito con una linea scavata nel mezzo e alcune lettere dipinte: RI – CS: significa Repubblica Italiana – Confederazione Svizzera. Un pannello di legno con la bandiera tricolore e la scritta ITALIA ed è tutto, ciao Svizzera siamo di nuovo in patria, albero più albero meno. Qui c’è la fonte termale dei Bagni di Craveggia con alcuni ruderi di un tentativo di albergo che sembra una ghost town del West americano, mentre alcuni ragazzi in campeggio libero gridano entrando nell’acqua fredda del torrente e qualche escursionista saluta “buongiorno, bonjour, gutentag”. Gli italiani che vogliono arrivare in questa Fortezza Bastiani senza espatriare devono scarpinare dalla val Vigezzo su e giù per i monti: molto più facile affrontare gli stretti tornanti della strada svizzera da Locarno a Spruga e poi 45 minuti a piedi in leggera discesa. Luogo suggestivissimo i Bagni di Craveggia, per l’isolamento dal mondo, il fascino dei ruderi dell’albergo termale, quel confine che non si vede e pare senza senso. Invece c’è l’ha un senso, quella burla di confine: c’è un progetto italiano di costruire una centrale idroelettrica a monte dei Bagni ma la popolazione svizzera della bassa valle (cioè di tutta la valle) è fortemente contraria. Crisi politica fra Roma e Berna per le acque del torrente Isorno?

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